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Le migrazioni nel grande blu Skip to main content

Seguiamo i grandi viaggiatori oceanici lungo le loro rotte migratorie, per scoprirne segreti e curiosità!

Il fenomeno della migrazione è molto diffuso tra gli animali marini, sia tra i vertebrati che gli invertebrati, e presenta una notevole variabilità. Ma cosa intendiamo di preciso con il termine “migrazione”? Quali sono le cause e le funzioni di questo comportamento? Facciamo un po’ di chiarezza insieme!

COS’È UNA MIGRAZIONE?

Per migrazione si intende lo spostamento di un singolo o di un gruppo da un luogo ben definito ad un altro luogo distinto e anch’esso ben preciso. Il comportamento migratorio è persistente: infatti, si verifica sempre in modo simile, lungo percorsi ben delineati. Differisce dal semplice movimento all’interno del range abitativo dell’animale (il cosiddetto station-keeping), poiché quest’ultimo avviene su piccola scala spaziale e temporale, all’interno di un singolo habitat. L’animale migratore, invece, si sposta in un ambiente anche molto distante per disporre di risorse più accessibili e avere, di conseguenza, maggiori probabilità di sopravvivenza. 

Si distinguono due tipologie di migrazione: circolare e di non ritorno. Nel primo caso, i migratori tornano al luogo di partenza dopo un periodo di tempo, mentre nel secondo la migrazione è a senso unico e gli animali non fanno più ritorno all’area di origine. 

Megattere in migrazione – foto via Canva

PERCHÉ GLI ANIMALI MIGRANO?

I fattori principali che inducono gli animali a spostarsi sono tre:

1. Foraggiamento: spesso i movimenti sono causati da variazioni nella distribuzione del cibo. Un esempio è dato dal pesce scorpione, che migra all’interno dei mangrovieti quando la marea si alza, per trovare facili prede. Al ciclo di marea successivo, torna poi alle scogliere coralline al largo della costa.

2. Riproduzione: i fattori che inducono gli animali ad utilizzare specifiche aree di riproduzione sono scarsamente compresi, ma alcune specie sono più studiate di altre. Tra queste ci sono le tartarughe marine, che percorrono migliaia di chilometri per deporre le uova sulla spiaggia dove sono nate. Questi rettili usano il campo magnetico terrestre per orientarsi nella direzione corretta, ma uno studio pubblicato nel maggio 2022 sul Journal of the Royal Society ha messo in luce che, una volta arrivate nella macro-area dove si trova la loro destinazione, sono costrette a procedere per tentativi, nuotando in circolo nella speranza di imbattersi nella loro spiaggia. 

Foto di Jolo Diaz via Pexels

3. Elusione: le migrazioni non sono sempre verso un’area in cui ci sono più risorse da utilizzare, ma possono essere causate anche dalla necessità di abbandonare una condizione ostile. In particolare, predatori e agenti patogeni possono indurre spostamenti in varie specie. Un altro fattore di elusione è la temperatura: nei lamantini (Trichecus manatus) si hanno spostamenti stagionali dalle acque costiere più fresche alle acque salmastre interne più calde.

MA QUANTO MI COSTI?

Il costo della migrazione è rappresentato dall’energia richiesta per muoversi verso un sito differente, considerando anche la probabilità di morte come risultato di questo movimento. Per meglio sopravvivere ai lunghi viaggi, gli animali migratori presentano interessanti adattamenti fisiologici, evoluti nel corso dei millenni.

Per esempio, i muscoli dei pesci teleostei che migrano, come storioni e pesci spada, presentano un maggior numero di fibre muscolari rosse, altamente vascolarizzate, con un’elevata concentrazione di mioglobina che assicura un miglior trasporto di ossigeno. Inoltre, i grandi pelagici, come il tonno, usano i muscoli più efficientemente perché sono animali endotermi e riescono a mantenere la loro temperatura corporea fino a 12 gradi più elevata rispetto all’ambiente circostante. Ciò è possibile grazie ad una fitta rete di vasi sanguigni in grado di conservare il calore prodotto dal normale metabolismo corporeo.

Tonni – Foto via Unsplash

Tra i migratori che si sono più adattati a percorrere lunghe distanze ci sono l’anguilla e il salmone. L’anguilla europea (Anguilla anguilla) si sposta, a scopo riproduttivo, addirittura dalle acque dolci a quelle salate del Mar dei Sargassi, compiendo migrazioni di 5.000 km. Le piccole larve di anguilla compiono il percorso inverso per raggiungere il fiume da dove erano partite le loro madri, cominciando di nuovo il ciclo. Viceversa, il salmone (famiglia Salmonidae) si sposta per riprodursi dalle acque salate a quelle dolci, risalendo i torrenti per deporre le uova e morendo poi subito dopo per lo sforzo. Entrambi questi pesci, che hanno evoluto dispendiosi meccanismi per sopravvivere sia in acque dolci che salate, compiono quindi un’estenuante migrazione il cui costo è la morte dell’individuo stesso. 

Salmoni – foto via Unsplash

LE MIGRAZIONI NICTEMERALI

Quando pensiamo ad una migrazione ci immaginiamo sempre uno spostamento orizzontale, ma gli animali marini vivono in un ambiente tridimensionale, dove è possibile effettuare spostamenti anche verticalmente nella colonna d’acqua. 

È ciò che succede allo zooplancton, i cui movimenti verticali sono stati scoperti con la spedizione del Challenger: gli studiosi a bordo si accorsero che gli esemplari di copepodi, dei crostacei di piccoli dimensioni, erano presenti nei campioni di acqua marina solo nelle raccolte notturne. Successivamente i sonar rilevarono strati a più alta densità, i Deep scattering layers, che si spostano in profondità durante il giorno: si scoprì che tali strati sono costituiti da gruppi di organismi marini, in particolare eufausiacei, come il krill, gamberi, copepodi e cnidari

Sciame di krill in mare – foto via Canva

Nonostante il plancton per definizione sia costituito da organismi che non si oppongono alle correnti, gli appartenenti a questi taxa sono in grado di effettuare grandi spostamenti verticali giornalieri: lo zooplancton migra verso la superficie al tramonto e rimane in acque superficiali durante tutta la notte. All’alba migra nuovamente verso il basso, tornando in profondità nelle ore diurne. Alcune specie effettuano una migrazione doppia in 24 ore: a metà nottata, infatti, scendono nuovamente in profondità, per poi tornare in superficie dopo un paio d’ore e riscendere all’alba. L’ampiezza della migrazione è specie-specifica, ma in ogni caso lo spostamento è considerevole, specialmente se rapportato alle dimensioni degli animali: lo spostamento dello zooplancton è compreso infatti in un range di 200-1000 m!

Ma perché lo zooplancton effettua questi spostamenti? Le cause sono molteplici. In primo luogo per evitare di essere predato durante il giorno: lo strato superficiale illuminato è infatti quello in cui sono presenti più predatori. Inoltre, scendendo in profondità nelle ore di luce, le cellule degli animali si difendono dai raggi UV, che possono provocare danni al DNA. Un altro beneficio è l’aumento dello scambio genico, perché durante le fasi di salita e discesa alcuni individui possono rimanere indietro e associarsi ad altre popolazioni. 

Alcune specie sovrappongono migrazioni verticali giornaliere a quelle stagionali legate al periodo riproduttivo: le uova sono deposte a febbraio in profondità e, dopo la schiusa, i naupli migrano in superficie in primavera per alimentarsi. Lo stadio larvale rimane sempre nella zona fotica luminosa, ma quando matura sessualmente inizia a migrare lungo la verticale. 

Plancton – Foto via Canva

Quelle del plancton sono solo alcune delle incredibili migrazioni del mondo sommerso: in un altro articolo approfondiremo meglio le rotte percorse da alcuni abitanti del Grande Blu, di cui scopriremo le curiosità!

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
  • Biologia marina-Biodiversità e adattamento degli ecosistemi marini, Roberto Danovaro, ed. UTET
  • Balene e delfini, Mark Carwardine, Erich Hoyt, R. Ewan Fordyce, Peter Gill, ed. DeAgostini
  • Pianeta Oceano, Mariasole Bianco, Rizzoli ed.
  • https://www.biopills.net/migrazioni-animali/
  • https://www.focus.it/ambiente/animali/come-fanno-tartarughe-marine-migrare-orientare-oceano
  • https://royalsocietypublishing.org/doi/10.1098/rsif.2021.0859
  • https://www.wwf.ch/it/specie/salmone-straordinario-migratore#:~:text=Il%20salmone%20atlantico%20nasce%20in,natio%2C%20dove%20deporr%C3%A0%20le%20uova.
  • http://www.biologiamarina.eu/Migrazioni%20anguille.html
  • https://www.nauticareport.it/dettnews/report/le_migrazioni_nei_mari-6-4360/#:~:text=I%20tonni%20ad%20esempio%2Cattraversano,migrazioni%20di%20massa%20per%20lo
Autrice: Sara Parigi

Sara è volontaria Worldrise e autrice per SeaMag dal 2021. Attualmente è iscritta al terzo anno di Scienze Biologiche presso l’Università di Firenze. Appassionata di cetacei fin da quando era bambina, se fosse un animale marino sarebbe una balenottera, un po’ schiva e introversa, ma anche pacata e razionale.

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