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Organismi acquatici galleggianti trasportati passivamente dalle correnti e dal moto ondoso: scopriamo insieme 10 curiosità sul plancton

Molto spesso abbiamo sentito parlare di “plancton”, in riferimento al cibo delle balene o, addirittura, come un personaggio del famoso cartone animato Spongebob. Ma cos’è davvero il plancton e perché è così importante per gli ecosistemi marini (e non solo)? Scopriamo insieme 10 curiosità su questi piccoli, e non, animali marini.   

  1. Si divide in due categorie

Il plancton è solitamente differenziato in 2 macrocategorie: il fitoplancton e lo zooplancton. Il primo comprende tutti quegli organismi capaci di compiere la fotosintesi e che non necessitano di trovare cibo attivamente, come per esempio le diatomee o le alghe brune. Il secondo, invece, si riferisce al plancton animale, come nel caso di piccoli Crostacei, tra cui il krill, che può nutrirsi di fitoplancton o di altri organismi.

Krill

  1. È il vero polmone del Pianeta

Alcuni microrganismi planctonici, come per esempio i batteri marini, sono tra i più importanti produttori di ossigeno sul Pianeta. I batteri del genere Prochlorococcus, infatti, arrivano a liberare il 20% dell’ossigeno presente sul Pianeta. Per dare un’idea della loro importanza, basti pensare che oggi si stima che la foresta amazzonica produca intorno al 10% dell’ossigeno presente nella biosfera. 

  1. Non è tutto microscopico

Per quanto il plancton sia principalmente composto da animali piccolissimi e incapaci di nuotare attivamente controcorrente, è possibile trovare alcuni organismi con dimensioni maggiori. Tra i più grandi vi sono le meduse che, nonostante possano raggiungere grandezze anche molto notevoli, come nel caso della medusa criniera di leone (Cyanea capillata) i cui tentacoli possono arrivare fino a 36 m di lunghezza, non essendo in grado di muoversi attivamente controcorrente, rientrano di diritto nel gruppo degli organismi planctonici.

La medusa criniera di leone (Cyanea capillata) – foto via biopills.net

  1. Cibo per balene… e non solo!

Questi piccoli organismi formano la base della catena alimentare di moltissimi animali marini. Le balene si nutrono del Krill, un piccolo crostaceo eufasiaceo tipico dei mari freddi come l’Oceano Artico o Antartico, ma anche molti altri animali presenti nei nostri mari si nutrono di questi piccoli organismi: acciughe (Engraulis encrasicolus), sardine (Sardina pilchardus) e sardinelle (Sardinella aurita) sono tutti pesci economicamente importanti e che si nutrono attivamente di grandi quantità di plancton. 

  1. Dove lo troviamo?

Il plancton è presente in ogni mare, dalla superficie fino alle più remote profondità. Questi animali si sono adattati ad ogni bacino acquatico, assumendo forme e dimensioni molto variabili. Nelle zone polari generalmente troviamo animali più grandi e predatori, mentre nelle zone temperate è possibile trovare organismi fotosintetici. 

  1. Sottili differenze

Le specie planctoniche sono presenti in una varietà incredibile, ma spesso presentano forme e strutture simili. Distinguerli è un’impresa ardua e svolta grazie a elementi particolari e difficilmente osservabili, che richiedono spesso l’utilizzo di un microscopio per riconoscere gli aspetti caratteristici. Ad esempio, nell’immagine qui sotto i tratti che permettono di giungere rapidamente ad un’identificazione sono: il colore dei piedi natatori, la presenza di grossi massillipedi, arti simmetrici usati per nutrirsi, con dei filamenti piuttosto spessi tipici degli organismi appartenenti alla specie Candacia armata.

un esemplare di Candacia armata – foto di Lorenzo Magnone

  1. Comunità complessa

All’interno dello zooplancton troviamo sia erbivori, che sfruttano le loro appendici per catturare il fitoplancton, sia predatori molto feroci che si nutrono di altri animali. Organismi come la Candacia armata sono tra i predatori più temibili, grazie alla presenza di possenti artigli che utilizzano per catturare e trattenere le loro piccole prede. 

  1. Microplastiche

Con l’aumento di plastiche in mare e la formazione di microplastiche, in seguito alla degradazione delle prime, è aumentato il rischio che molti pesci possano scambiare i piccoli residui antropici per il plancton di cui si nutrono. Questo potrebbe rivelarsi un grave problema per noi e per gli ambienti marini: le fibre e i frammenti di microplastica, una volta ingeriti dagli animali, possono liberare sostanze tossiche che rimangono nella carne del piccolo pesce. Salendo lungo il livello trofico, poi, aumenta la quantità di pesce mangiato e di conseguenza il livello di inquinanti nella carne. In cima alla catena alimentare si trovano poi i grandi mammiferi e l’uomo, che possono accumulare una concentrazione veramente elevata di plastiche e sostanze tossiche. 

  1. Cambiamenti climatici

Il plancton è estremamente sensibile ai cambiamenti climatici e le variazioni di temperatura dell’acqua possono favorire alcune specie e causare gravi difficoltà per altre. I range geografici di distribuzione di alcuni organismi, infatti, si sono ridotti proprio in seguito ad un aumento delle temperature dell’acqua: per esempio, Calanus helgolandicus, un copepode che abita l’Oceano Atlantico settentrionale, sta venendo spinto più a nord e sostituita da altre specie. 

  1. Un utile strumento di monitoraggio

Gli animali planctonici presentano una notevole stagionalità e sono ben adattati alle caratteristiche chimico fisiche dell’ambiente in cui si trovano. Lo studio di questi organismi può aiutarci a capire come i cambiamenti climatici agiscano sull’ambiente, oltre che a fornirci uno strumento efficace per prevedere e anticipare questi mutamenti e le loro conseguenze.

 

BIBLIOGRAFIA
  • D. Borme, V. Tirelli, S. B. Brandt, S. Fonda Umani, E. Arneri 2019. “Diet of Engraulis encrasicolus in the northern Adriatic Sea (Mediterranean): ontogenetic changes and feeding selectivity.” MARINE ECOLOGY PROGRESS SERIES Vol. 392: 193–209, 2009
  • Daniel Vaulot, Dominique Marie, Robert J. Olson e Sallie W. Chisholm 1995. “Growth of Prochlorococcus, a Photosynthetic Prokaryote, in the Equatorial Pacific Ocean.” Science Vol. 268, Issue 5216, pp 1480-1482. 
Autore: Lorenzo Magnone, blogger per The Black Bag

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