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Raccontare l’Oceano: il ruolo del divulgatore scientifico

Autrice: Matilda Porro

L’oceano: una vasta distesa d’acqua che compone quasi il 70% del nostro pianeta, nasconde moltissimi segreti e ad oggi risulta minacciato. Come possiamo conoscerlo? Cosa possiamo fare per proteggerlo? Quali sono le specie che lo abitano? A tutte queste domande può rispondere il divulgatore scientifico.

Il mare non è solo una distesa d’acqua che separa le terre emerse: è un archivio vivente di storie, equilibri fragili e misteri ancora irrisolti. C’è chi lo attraversa per lavoro, chi per passione e chi sceglie di raccontarlo. È proprio a questo che si dedica un divulgatore scientifico. Ma che ruolo ha nello specifico?

LA STORIA DELLA DIVULGAZIONE SCIENTIFICA

Andiamo indietro nel tempo: la divulgazione nasce quando la scienza inizia a rivolgersi ad un pubblico più ampio, abbandonando piano piano la lingua latina.
Uno dei primi a farlo è Galileo Galilei che, nel “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” (1632), utilizza per la prima volta l’italiano tramite la forma del dialogo, in modo da rendere accessibili ai più i concetti astronomici. 

Nel ‘700, poi, Bernard le Bouvier de Fontenelle scrive “Entretiens sur la pluralité des mondes” (1686), in cui spiega le basi dell’astronomia ad una marchesa, tramite metafore e conversazioni. È nell’800, però, che la curiosità delle persone verso la scienza cresce sempre di più. Micheal Faraday inizia a tenere delle “lectures” alla Royal Institution, mentre parallelamente Charles Darwin inizia a scrivere, in uno stile sorprendentemente leggibile,  l’Origine delle specie (1859), testo di riferimento ancora ad oggi.

CHI È IL DIVULGATORE, OGGI?

Ad oggi la divulgazione viene condivisa principalmente tramite strumenti di mass media, come televisione, social e pagine web, diventate la nuova forma di trasmissione delle informazioni, oltre a libri, podcast e documentari. 

Il divulgatore scientifico è multidisciplinare. Spesso biologo, naturalista o specialista di una disciplina scientifica in particolare, è anche un appassionato, cerca non solo di combattere la disinformazione ma anche di creare una maggior consapevolezza sui temi più importanti del nostro secolo, quali la protezione dell’ambiente, il clima e la biodiversità. La sua sfida principale è mediare tra i saperi, permettendo a due entità apparentemente lontane, la comunità scientifica e la società, di dialogare e comprendersi. 

Mantenendo accuratezza scientifica ma allo stesso tempo minimizzando il linguaggio specialistico, il divulgatore deve mantenere una dimensione etica, contribuendo a formare opinioni su temi complessi e sensibili e diventando talvolta una figura chiave nel dibattito pubblico.
In questo senso, non possiamo non citare il grande studioso Piero Angela che, seguito da suo figlio Alberto, ha incantato per anni gli italiani con i suoi programmi su astrofisica e natura. 

Foto di Joao Pontes per Worldrise

IL DIVULGATORE SCIENTIFICO DEL MARE: RACCONTARE L’INVISIBILE

Divulgare temi legati al mare significa raccontare un mondo che la maggior parte delle persone non vede mai direttamente. Gli ecosistemi marini appaiono lontani, sommersi, spesso percepiti come astratti. Per questo, il divulgatore scientifico marino assume un ruolo particolarmente delicato: rendere visibile ciò che è invisibile e vicino ciò che sembra remoto.

Molti divulgatori marini partono dalla ricerca scientifica. È il caso di Giovanni Chimienti, biologo marino e divulgatore, che nelle interviste sottolinea come la divulgazione sia una “estensione naturale del lavoro scientifico”.
Raccontare una spedizione oceanografica, un’immersione in una foresta di corallo nero o il monitoraggio di una specie vulnerabile permette non solo di mostrare il metodo scientifico di narrazione, ma anche di umanizzare la figura dello scienziato. Egli afferma, in un’intervista del National Geographic Italia, che “se il pubblico vede solo il risultato finale, perde la parte più importante: il processo”.

Ad oggi la divulgazione marina contemporanea è fortemente legata ai temi della crisi climatica e della biodiversità, soprattutto tramite l’ausilio di testimonianze dirette da coloro che lavorano con il mare. Subacquei, oceanografi e biologi marini raccontano ciò che vedono cambiare nel tempo: temperature, specie, fondali.

Come racconta Sylvia Earle, biologa marina ed esploratrice statunitense che, in numerose interviste, afferma “nessuno protegge ciò che non conosce, e nessuno ama ciò che non ha mai immaginato”.

L’oceanografa Sylvia Earle durante un’immersione

Foto via Hodinkee

COME SI DIVENTA DIVULGATORI SCIENTIFICI?

Per intraprendere un percorso nella divulgazione scientifica non esiste un percorso unico, ma è innanzitutto necessario acquisire solide conoscenze nella disciplina di interesse.
La formazione universitaria rappresenta spesso il contesto ideale per costruire queste competenze, ma la preparazione scientifica da sola non basta. Scrittura, utilizzo efficace dei social media e public speaking sono strumenti fondamentali per trasmettere contenuti complessi in maniera chiara e comprensibile.

Come possiamo acquisire queste conoscenze? Leggendo articoli, guardando documentari,  partecipando a corsi dedicati alla comunicazione scientifica e mettendoci alla prova con esperienze pratiche, come fare la guida, lavorare in un museo o cimentarsi nel teatro, possono rappresentare occasioni preziose per costruire un dialogo con il pubblico, che rimane l’elemento centrale della divulgazione.

Comunicare la scienza significa innanzitutto comprendere i destinatari del messaggio, il loro livello di conoscenza e le loro esigenze informative, adattando di conseguenza linguaggio, esempi e modalità espressive. La qualità della divulgazione non dipende soltanto dall’accuratezza dei contenuti, ma anche dalla capacità di renderli accessibili e significativi. 

Ad oggi, essere un divulgatore scientifico significa ricoprire un ruolo importante per la salvaguardia degli ecosistemi, tra ricerca e società, urgenza ambientale e necessità di non cedere al sensazionalismo. Attraverso storie di spedizioni, immersioni, monitoraggi e cambiamenti osservati nel tempo, è possibile dare un  volto umano alla scienza e restituire profondità a numeri che, da soli, rischierebbero di restare astratti. Raccontare il mare non significa soltanto spiegare dati o descrivere specie, ma rendere comprensibile un sistema complesso, fragile e in gran parte invisibile, trasformando la conoscenza in consapevolezza collettiva.

BIBLIOGRAFIA

• B. Le Bovier de Fontenelle, Entretiens sur la pluralité des mondes, 1686
• M. Biagioli, Galileo, Courtier, University of Chicago Press, 1993
• M. Faraday, The Chemical History of a Candle, 1861
C. Darwin, On the Origin of Species, 1859
• J. Topham, Science for the People, Cambridge University Press, 2009
• S. Gavrila, Piero Angela. Una vita per la scienza, Rai Libri, 2022
• S. Illingworth, Science Communication Through Story, Oxford University Press, 2020
• B. Trench & M. Bucchi (a cura di), Routledge Handbook of Public Communication of Science and Technology, 2021
• S. Lewandowsky et al., The Debunking Handbook, 2020
• C. Sagan, The Demon-Haunted World, Random House, 1995
• P. Angela, Viaggio dentro la mente, Mondadori, 1997
Intervista a G. Chimienti, National Geographic Italia, 2020
• G. Chimienti et al., articoli su Marine Ecology
• S. Earle, The World Is Blue, National Geographic, 2009
• TED Talk di S. Earle, My Wish: Protect Our Oceans, 2009

Autrice: Matilda Porro

Matilda è nata e cresciuta a Milano, dove si è laureata in Scienze Ambientali. Ha sempre avuto una passione per l’ambiente e il mare, motivo per cui si è trasferita a Genova per svolgere un dottorato in Scienze Marine, focalizzandosi su plastiche e coralli. Tra snorkeling, subacquea e viaggi per il mondo alla scoperta delle bellezze dei fondali marini, negli ultimi anni si è avvicinata al mondo della divulgazione, per far conoscere la fragilità dei nostri ecosistemi alle persone.
Se fosse un animale marino sarebbe un’orca, per la sua determinazione e resilienza di fronte alle sfide, capace di conservare un’individualità ma anche di farsi sostenere dal suo gruppo.

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