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Detergenti e oceano: qual è il loro impatto sull’ecosistema marino?

Autrice: Sara Allahverdiyeva

I detergenti sono una parte integrante della nostra vita quotidiana, ma rappresentano una minaccia significativa per gli ecosistemi acquatici. Esploriamo il problema e alcune alternative più sostenibili!

Sappiamo che i cambiamenti climatici, causati principalmente dalle attività umane, hanno effetti altamente negativi sull’ecosistema marino. Siamo anche consapevoli che l’inquinamento da plastica negli oceani danneggia la vita marina e rappresenta una minaccia globale. Ma sapevate che anche i detergenti che usiamo in cucina e in bagno contribuiscono a causare impatti negativi sugli ecosistemi marini e sui loro abitanti?

COSA SONO I DETERGENTI E QUAL È LA LORO COMPOSIZIONE?

I detergenti sono agenti chimici utilizzati per rimuovere grasso, sporco e altre impurità, scomponendole e rendendole solubili in acqua. A differenza del sapone, che è composto da oli e grassi naturali, i detergenti sono prodotti a partire da derivati petrolchimici.  

La composizione dei detergenti varia in base al loro scopo e allo stato fisico. I principali componenti chimici includono tensioattivi (anionici e non ionici, che riducono la tensione superficiale dell’acqua facilitando la rimozione delle impurità), fosfati (che ammorbidiscono l’acqua prevenendo la formazione di calcare e migliorando l’efficacia del lavaggio), enzimi (che decompongono le proteine), agenti sbiancanti, fragranze sintetiche e conservanti.  

Per garantire un’elevata efficacia, i detergenti sono formulati per essere alcalini, con un pH compreso tra 7 e 10. Un pH più alto rende il prodotto più efficace, ma anche più aggressivo.

Foto via Canva

COME ENTRANO NELL’AMBIENTE MARINO?

I detergenti possono raggiungere gli ecosistemi marini in diversi modi, principalmente a causa delle attività umane. Le principali vie di contaminazione sono:  

• Scarico delle acque reflue: dopo l’uso domestico o industriale, i detergenti finiscono nelle acque che confluiscono negli impianti di trattamento. Se queste acque non vengono adeguatamente purificate, i detergenti possono disperdersi in laghi, fiumi, mari e oceani.  
• Barche e navi: I detergenti utilizzati per pulire imbarcazioni e piattaforme offshore spesso vengono scaricati direttamente in mare.  
• Dilavamento superficiale: I detergenti usati all’aperto, ad esempio in agricoltura o per pulizie, possono essere trasportati nelle acque superficiali dalla pioggia o dallo scioglimento della neve.

EFFETTI NEGATIVI DEI DETERGENTI SUGLI ECOSISTEMI MARINI

Come accennato in precedenza, i detergenti contengono fosfati, tensioattivi e agenti sbiancanti. Questi componenti chimici sono molto dannosi per gli organismi acquatici. I fosfati sono tra i principali responsabili dell’eccesso di nutrienti nel mare, che può innescare il processo di eutrofizzazione e favorire la proliferazione algale. Inoltre, la composizione aggressiva dei detergenti altera lo strato di muco degli organismi marini, riducendo così la biodiversità e la popolazione di pesci.

Esaminiamo ciascuno di questi impatti più nel dettaglio:

• Eutrofizzazione: Il processo di eutrofizzazione è aggravato dai fosfati presenti nei detergenti, che in media costituiscono dal 35% al 75% della loro composizione. Quando i fosfati entrano nell’oceano attraverso i detergenti, agiscono come nutrienti, alimentando la proliferazione di microalghe e macroalghe. Un’eccessiva proliferazione algale porta a una riduzione dell’ossigeno disponibile e riduce la penetrazione della luce solare nell’acqua. Inoltre, con la decomposizione delle alghe, viene consumato ancora più ossigeno, creando “zone morte” dove gli organismi non possono sopravvivere. La perdita di ossigeno altera l’ecosistema marino, influenzando la catena alimentare, le popolazioni di pesci, le alghe, le fanerogame marine e altri organismi che dipendono da livelli adeguati di ossigeno nell’acqua. 

Nonostante molti paesi abbiano introdotto regolamentazioni sul contenuto di fosfati nei detergenti, la loro composizione rappresenta ancora una grave minaccia per gli ecosistemi marini e la vita acquatica.

Bloom algale

Foto via Canva

• Formazione di schiuma: Il processo di formazione della schiuma si verifica a causa dei tensioattivi presenti nella composizione dei detergenti, che costituiscono circa il 15% – 26% della loro formulazione. I tensioattivi riducono la tensione superficiale dell’acqua, favorendo la formazione di schiuma quando questa si mescola con l’acqua sulla superficie del mare. Strati spessi di schiuma bloccano la luce solare, impedendo che raggiunga le piante e gli organismi marini. La schiuma può anche avere effetti dannosi sulla vita marina: ad esempio, gli abitanti del mare possono ingerirla, oppure essa può distruggere le membrane mucose protettive di pesci e altri organismi acquatici, causando la loro morte e una diminuzione della popolazione. Ridurre la concentrazione di tensioattivi nei detergenti è un passo cruciale per mitigare gli effetti negativi sull’ecosistema marino.

• Tossicità acquatica: gli sbiancanti presenti nei detergenti sono altamente tossici per la vita marina. I detergenti a base di cloro possono influire negativamente sulla salute dei pesci, danneggiando le loro branchie. Inoltre, alcuni sbiancanti, come l’ipoclorito di sodio, possono rilasciare gas cloro nell’acqua, altamente tossico per gli organismi marini. Alcuni sottoprodotti degli sbiancanti, come certi composti clorurati, possono persistere negli ambienti marini e avere effetti a lungo termine sugli ecosistemi. Ad esempio, possono bioaccumularsi nella catena alimentare, riducendo l’immunità della fauna marina e causando fallimenti riproduttivi. Inoltre, gli sbiancanti uccidono i batteri marini essenziali nel  ciclo dell’azoto, nella regolazione dei nutrienti, alla base della catena alimentare e, dunque, fondamentali per la salute degli ecosistemi marini.

• Inquinamento da plastica: Gli imballaggi in plastica sono comunemente utilizzati per i detergenti e, a causa di processi di smaltimento impropri o della limitata disponibilità di riciclaggio, finiscono spesso in discariche o nell’oceano. Con il degrado della plastica, si formano microplastiche – piccole particelle di plastica di dimensioni inferiori ai 5 millimetri. L’ingestione di piccole particelle di plastica può causare danni interni agli intestini e al fegato degli organismi marini. Inoltre, i composti chimici presenti nella plastica, come plastificanti e stabilizzanti, possono essere tossici per la vita marina, poiché possono accumularsi negli organismi e trasferirsi lungo la catena alimentare.

Inquinamento da plastica e altri materiali in mare

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OPZIONI ALTERNATIVE

Utilizzare detergenti biodegradabili, privi di fosfati, tensioattivi e sbiancanti, può ridurre significativamente l’impatto di questi prodotti sugli ecosistemi marini. Questi detergenti contengono componenti di origine vegetale, che si decompongono rapidamente in natura senza conseguenze negative. È inoltre importante prestare attenzione agli imballaggi: materiali come carta, cartone o plastica riciclata sono opzioni sostenibili. Anche ricaricare i contenitori invece di acquistarne di nuovi aiuta a ridurre i rifiuti di plastica monouso.  

BIBLIOGRAFIA

• Detergent Disposal into Our Environment and Its Impact on Marine Microbes | IOP Conference Series: Earth and Environmental Science https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1755-1315/97/1/012030/pdf 
• What are microplastics? | National Ocean Service https://oceanservice.noaa.gov/facts/microplastics.html
• What is a dead zone? | National Ocean Service https://oceanservice.noaa.gov/facts/deadzone.html 
• How our detergent footprint is polluting aquatic ecosystems | • Down To Earth https://www.downtoearth.org.in/water/how-our-detergent-footprint-is-polluting-aquatic-ecosystems-77935 
• Liquid detergent composition | https://g.co/kgs/oFWPsyR 
• The pH Levels in your Laundry Products | A cleaner World
https://acleanerworld.com/blog/ph-levels-your-laundry-products 

Autrice: Sara Allahverdiyeva

Sara è una studentessa post-laurea specializzata in Ingegneria e Scienze Ambientali. Cresciuta vicino alle coste del Mar Caspio, ha sviluppato fin da piccola una profonda consapevolezza delle sfide che la vita marina deve affrontare, come l’inquinamento e il degrado degli habitat. Questi temi hanno ispirato la sua passione per la conservazione marina e il desiderio di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla salvaguardia degli ecosistemi acquatici. Se fosse un animale marino sarebbe uno squalo balena: che nuota pacificamente nell’oceano, curiosa e consapevole, ma mantiene la giusta distanza e ama i suoi spazi di tranquillità.

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