Come racconta Danilo, l’idea dell’Asilo del Mare è nata quasi per caso, durante una conferenza sul tema degli asili nel bosco in Sicilia, a Marina di Ragusa. “Ero lì per parlare di educazione outdoor” spiega, “ma mi è sembrato naturale adattare il concetto al mare, dato il contesto.” La prima sperimentazione è avvenuta a Ostia, grazie a un accordo tra la scuola locale, il municipio e la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli). L’Oasi LIPU di Ostia, situata nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano, è un centro naturalistico realizzato in una zona precedentemente occupata da una discarica a cielo aperto. Nata negli anni ’90 per preservare un tratto di dune costiere e la loro biodiversità, oggi rappresenta un prezioso habitat per numerose specie di uccelli migratori e animali selvatici, oltre a svolgere un ruolo educativo fondamentale per la sensibilizzazione ambientale. L’area è stata fortemente voluta e sviluppata da Alessandro Polinori, fondatore dell’Oasi Centro Habitat Mediterraneo (CHM) di Ostia e attuale presidente della LIPU, che ha contribuito in modo determinante alla sua trasformazione in un punto di riferimento per la tutela della natura e l’educazione ambientale.
Foto via Canva
L’Asilo del mare è nato in un contesto sociale complicato, caratterizzato da un alto tasso di abbandono scolastico e disagio giovanile. Da un piccolo gruppo di sette o otto bambini, il progetto si è espanso rapidamente, attirando l’attenzione anche di media internazionali.
L’idea dietro questo progetto innovativo non è semplicemente quella di portare bambine e bambini fuori dalle mura scolastiche, ma di utilizzare l’ambiente marino come un’aula a cielo aperto, dove ogni elemento naturale – dall’acqua salata alla sabbia, dai venti marini alla flora e fauna costiera – diventa parte integrante del processo educativo. Danilo sottolinea che questa connessione diretta con il mare non è solo benefica per l’infanzia, ma anche per gli adulti coinvolti: madri, padri, educatori e la comunità tutta fatta di pescatori, velisti e passanti con cui si interagisce inevitabilmente uscendo fuori dall’aula. “Il mare è un contesto universale: è impossibile non rimanerne affascinati, ed è proprio questa fascinazione che rende il processo educativo così efficace”.
Il mare, inoltre, offre l’opportunità di ripensare il concetto stesso di scuola. Spesso associamo l’apprendimento a contesti chiusi, fatti di banchi, lavagne, ritmi serrati e interrogazioni. Ma Danilo sfida questa visione: “La natura, e in particolare il mare, è il più grande insegnante che possiamo offrire ai nostri bambini. Ogni onda, ogni granello di sabbia ha una storia da raccontare.” La natura, quindi, si rivela il luogo ideale per riscoprire i ritmi e i bisogni individuali dell’infanzia, per imparare a rispettarli, così come rispetteremmo il ciclo delle stagioni o il fluire delle onde: accogliendoli nella loro unicità e armonia.
“Nella routine dell’Asilo del Mare non mancano mai momenti di condivisione, attività strutturate, come musica o lettura, alternate al gioco libero e all’esplorazione. L’aspetto più significativo è rappresentato dalla varietà di scenari offerti che, per loro natura, sono in continuo cambiamento: la zona umida dell’Oasi LIPU, le spiagge del litorale ostiense e la scuola stessa diventano ogni giorno ambienti vivi, ricchi di stimoli e nuove opportunità di apprendimento.”
Nell’Oasi LIPU le bambine e i bambini trascorrono la giornata in un ambiente salmastro, esplorando le zone umide e osservando la fauna locale. Questo tipo di esperienza permette ai piccoli di familiarizzare con ecosistemi unici, complessi e spesso trascurati, come le lagune costiere e le paludi salmastre, osservando uccelli migratori e piante autoctone. “Le zone umide, spesso considerate marginali, diventano un laboratorio vivente dove i bambini imparano il valore della biodiversità”, racconta Danilo.
“Le spiagge in cui si svolgono le lezioni sono varie e molto diverse fra loro: una di queste, affettuosamente chiamata dai bambini “spiaggia dei sassolini”, si trova nella zona portuale, dove è possibile osservare la vivace attività del porto e il lavoro dei pescatori. C’è poi una spiaggia caratterizzata da scogli e anse, oltre ad altre lungo il litorale, arricchite da dune e pinete, ideali per organizzare gite straordinarie in base alla loro distanza. Altre invece nei periodi estivi diventano impraticabili per l’eccessivo turismo o per il troppo caldo”.
In caso di allerta meteo o di necessità particolari le attività si spostano in una struttura al coperto per una “giornata defaticante”. Anche in questi casi l’attenzione resta focalizzata sul mare, attraverso attività creative come disegni, mappe o racconti ispirati dalla natura.
Foto di Matteo Ferretti
Seppur negli anni ci sia stato un lieve aumento delle scuole che praticano educazione outdoor, in particolare sul mare – Danilo ci segnala dei centri a Fiumicino, Chioggia, Rimini e Venezia –, la strada da fare è ancora lunga: “In Italia abbiamo un rapporto limitato con il mare. Lo vediamo come un luogo di vacanza o come qualcosa che fa paura.” Eppure il mare è un contesto incredibilmente ricco dal punto di vista educativo: potendolo esplorare sia in superficie che nelle sue profondità, sfida le bambine e i bambini a confrontarsi con spazi aperti, orizzonti vasti e una varietà di stimoli sensoriali.
Un aspetto che Danilo sottolinea è la capacità del mare di insegnare la collaborazione. “In barca, ad esempio, non puoi permetterti distrazioni. Sei costretto a lavorare in squadra e a prestare attenzione all’ambiente circostante.” Questo tipo di educazione esperienziale favorisce lo sviluppo di competenze interiori e relazionali difficilmente acquisibili in un’aula tradizionale.
Offre anche lezioni sulle relazioni, sull’adattamento e sulla resilienza. “Osservando organismi che vivono in simbiosi possiamo imparare tanto e prendere degli spunti preziosi da trasferire nelle nostre comunità. Le maree, le correnti e i cambiamenti stagionali insegnano ai bambini che l’ambiente marino è in continua evoluzione e che ogni cambiamento porta con sé nuove sfide, ma anche opportunità di crescita e scoperta.”
Danilo riflette su come il mare, con la sua vastità e imprevedibilità, non solo offra meraviglia e ispirazione, ma insegni anche a riconoscere i propri limiti e a rispettare le forze della natura. “Il mare è un maestro giusto,” dice. “Ti insegna ad ascoltare con attenzione, a osservare con cura ciò che ti circonda e, soprattutto, ad essere umile di fronte alla sua grandezza e ai suoi insegnamenti.”
Visitando il centro LIPU di Ostia con Danilo, così come le Aree Marine Protette, i Seaty di Worldrise e i Parchi Naturali sparsi per l’Italia, ho percepito un legame profondo tra la cura dell’ambiente e quella delle relazioni umane. Come se, nel momento in cui riconosciamo di essere parte di un ecosistema, fossimo più portati a prenderci cura e rispettare anche le persone che ci stanno attorno. “Hai colto il punto”, dice Danilo, “se dovessimo trovare una definizione sintetica di che cos’è l’educazione outdoor, questa sarebbe ‘stabilire relazioni di cura con il mondo che ci circonda’”.
Vivendo questi luoghi e partecipando a iniziative di educazione ambientale, sia da bambini che in età adulta, impariamo a provare meraviglia, ci emozioniamo, ci affezioniamo, sviluppando un senso di appartenenza e finendo per sentirci coinvolti nella loro tutela. “Ciò che emerge da queste esperienze è che la connessione con l’ambiente genera un senso di responsabilità e appartenenza che si estende oltre la dimensione ecologica, arrivando a toccare profondamente la sfera educativa e sociale.”
Foto di Danilo Casertano
L’esperienza diretta sulle spiagge di Ostia ha permesso ai bambini di osservare sia le conseguenze dell’inquinamento che alcuni segnali positivi di cambiamento. Ogni giorno il mare restituisce rifiuti di ogni tipo mostrando come tutto ciò che venga gettato senza criterio finisca inevitabilmente nei corsi d’acqua e poi in mare. Accanto a questa realtà ci sono anche segnali positivi: Danilo ci racconta che “negli ultimi anni, qui a Ostia, sono tornati i delfini. Allo stesso tempo, gli alunni dell’Asilo del Mare hanno potuto notare fenomeni naturali complessi, come il continuo movimento della sabbia, il problema del ripascimento e il dragaggio del porto per evitare che venga sommerso dai sedimenti. Questi eventi hanno reso evidente ai loro occhi quanto l’ambiente sia vivo e in perenne trasformazione.”
Se l’inquinamento è un fenomeno tangibile, la crisi climatica è più difficile da percepire, soprattutto per chi non ha memoria diretta di come fosse l’ambiente in passato. Di fronte alle sfide che il mare affronta, la reazione spontanea dei bambini è stata quella di mobilitarsi: raccogliere i rifiuti, prendersi cura dell’ambiente, trasformare l’osservazione in azione concreta. L’approccio educativo adottato dall’Asilo del Mare mira a nutrire nei più giovani un senso di meraviglia, speranza e responsabilità. “È importante mostrare loro la bellezza e il valore di ciò che li circonda, piuttosto che concentrarsi unicamente sugli aspetti distruttivi dell’impatto umano”, dice Danilo.
Le sfide climatiche della nostra epoca ci pongono davanti alla necessità di preparare le generazioni future ad affrontare problematiche sempre più complesse. Da questo punto di vista, un concetto chiave dell’approccio pedagogico di Danilo è l’idea di “ecosistema ad alta qualità relazionale”. Questo significa esporre i bambini a una varietà di ambienti e relazioni, stimolando tutti i sensi e promuovendo la capacità di pensare in modo complesso. “Camminare su una spiaggia, osservare i colori del mare che cambiano con le stagioni, sentire il profumo dell’aria salmastra: tutto questo arricchisce le percezioni del bambino e lo allena a comprendere la complessità del mondo.”
Nei primi anni di vita, in particolare nella fascia 0-6 anni, è fondamentale il passaggio dallo stimolo alla percezione consapevole, fino alla costruzione di rappresentazioni mentali della realtà. A questo segue la sperimentazione, il dialogo e il confronto con gli altri, che permettono di sviluppare una comprensione progressiva e sempre più approfondita dei fenomeni complessi che ci circondano.
Foto di Danilo Casertano
Danilo evidenzia anche l’importanza delle emozioni nel processo di apprendimento. Lo stupore, la paura e perfino il disgusto diventano strumenti potentissimi per stimolare la mente dei bambini: “Quando un bambino vede un granchio per la prima volta oppure osserva un gabbiano in volo, nasce in lui un’emozione che può trasformarsi in conoscenza e azione.”
L’Italia, con la sua estesa linea costiera, ha un potenziale unico per sviluppare un’educazione outdoor incentrata sul mare. Danilo immagina un curriculum interamente basato sull’ambiente marino, che integri attività come lo snorkeling, la vela e l’osservazione naturalistica. Tuttavia, riconosce che nel nostro Paese manca una visione strategica in questo senso: “La Germania ha migliaia di asili nel bosco, ma non ha il mare. Noi abbiamo una risorsa unica che non stiamo valorizzando a pieno.”
Questa mancanza non riguarda solo l’educazione, ma riflette un approccio culturale più ampio. “In Italia, il mare è visto principalmente come un luogo di svago estivo. Dobbiamo cambiare questa percezione e riconoscere il suo valore come risorsa educativa e ambientale.”
Nonostante le sfide, Danilo rimane ottimista sul ruolo dell’educazione nel costruire un futuro più sostenibile: dobbiamo offrire ai bambini e alle bambine esperienze che li emozionino e li connettano profondamente all’ambiente. Le iniziative di conservazione locali, vicine alla comunità, rappresentano un’opportunità unica di farlo.
Prima di salutarci, ci tengo a chiedere una cosa a Danilo: se fosse un animale marino, quale sarebbe? “Sicuramente un delfino! Per il carattere giocoso e le vocalizzazioni che ricordano le nostre risate.”