Le isole di Okinawa formano il gruppo principale dell’arcipelago giapponese delle Ryūkyū, comprendono l’omonima isola e altre 160 isole minori.
Pensando al Giappone, non ci vengono certo in mente i Tropici, ma è un errore! La latitudine a cui si trova questo arcipelago (24-27° N) è infatti confrontabile con quella del Mar Rosso e dei Caraibi. Il clima subtropicale sostiene all’interno delle isole una densa foresta pluviale, mantenuta dalla stagione dei monsoni che si verifica nella tarda primavera. Le correnti attorno alle isole di Okinawa sono influenzate dalla corrente calda Kuroshio, che trasporta l’acqua oceanica equatoriale lambendo le coste asiatiche in senso orario: grazie ad essa, le temperature medie a Okinawa variano dai 21°C invernali ai 29°C estivi.
Per molti secoli, queste isole sono state indipendenti e hanno sviluppato una cultura del tutto peculiare, distinta dal resto del Giappone e fortemente influenzata sia dalla Cina che dal sud-est asiatico. Okinawa non è, dunque, solo una meta naturalistica, ma anche educativa e spirituale, con templi tradizionali, castelli e memoriali degni di nota.
L’attrattiva principale dell’Arcipelago è sicuramente il suo straordinario reef, che vanta una varietà di oltre 200 specie di coralli costruttori.
Tra i siti principali spicca la barriera corallina di Yabiji, al largo dell’isola di Miyako, che si estende per circa 17 Km. È composta da numerose barriere coralline a piattaforma ed è stata dichiarata un Monumento Naturale del Giappone. Tra i pesci più comuni a Yabiji ci sono l’Anthias pinna rossa (Pseudanthias dispar) e la spigola gialla (Nemanthias bicolor), oltre a numerose tartarughe comuni (Caretta caretta), verdi (Chelonia mydas) ed embricate (Eretmochelys imbricata).
Un altro sito importante per lo snorkeling è la Grotta Azzurra, situata sull’isola principale di Okinawa. Creata dall’erosione marina, la caverna presenta un’apertura nella parte superiore, attraverso la quale filtra la luce solare: grazie al fenomeno della rifrazione, essa crea degli splendidi riflessi blu, da cui la grotta prende il nome. Tra i pesci che si possono osservare qui ci sono i pesci soldato (Myripristis berndti) e lo sweeper di Ryukyu (Pempheris oualensi).
L’isola di Ishigaki, invece, è la destinazione principale del Giappone per l’avvistamento delle mante (Manta alfredi): le sue acque, infatti, sono ricche di stazioni di pulizia situate a bassa profondità (10 m) e per questo motivo questi batoidei si spingono anche vicino alla costa, comportamento di solito non comune.
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I fondali dell’arcipelago sono uno scrigno di biodiversità e ospitano alcune specie endemiche, che si possono incontrare solo qui. Un esempio è costituito dal ghiozzo giallo di Okinawa (Gobiodon okinawae), un piccolo pesciolino giallo brillante che arriva ad una lunghezza massima di 3,5 cm. Si tratta di una specie territoriale che stabilisce relazioni simbiotiche con coralli del genere Acropora o Pocillopora, trovando rifugio fra i rami e protezione dai predatori. In cambio, i ghiozzi aiutano a tenere pulita la colonia, mangiando alghe filamentose e detriti.
Per quanto riguarda, invece, il regno vegetale, caratteristica delle Okinawa è l’alga verde Caulerpa lentillifera, chiamata volgarmente dai giapponesi “umi budo”. Il suo tallo è formato da una singola cellula gigante con più nuclei e può crescere fino a 30 cm di lunghezza; la parte fotosintetizzante è composta da piccole sfere turgide e le fronde formano estese foreste subacquee che offrono rifugio ad una ricca fauna. Considerata un superfood, è coltivata dai locali a scopo alimentare, rappresentando un’alternativa sostenibile e versatile all’agricoltura intensiva.
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Le isole di Okinawa sono un paradiso anche per gli appassionati di mammiferi marini, che qui possono avvistare tutto l’anno specie come il tursiope indopacifico (Tursiops aduncus), lo steno (Steno bredanensis), il grampo (Grampus griseus) e il globicefalo di Gray (Globicephala macrorhynchus); nell’arcipelago è inoltre presente persino una popolazione geneticamente distinta di neofocena (Neophocaena phocaenoides sunameri). Anche i capodogli sono occasionalmente avvistati al largo in estate-autunno.
L’attrattiva principale per i whale-watchers è però costituita dalle megattere, che nuotano attorno alle isole da gennaio a marzo. Provenienti dalla Russia e dall’Alaska, dopo aver compiuto una migrazione di circa 9.000 km, a Okinawa questi misticeti si riproducono e allattano i loro piccoli, richiamando turisti e ricercatori da tutto il mondo.
Ma non finisce qui: infatti, Okinawa è la casa anche di una popolazione di dugonghi, in passato numerosa, ma oggi criticamente in pericolo a causa di decenni di operazioni militari statunitensi nelle baie in cui i sirenidi erano presenti. I pochi animali superstiti si concentrano nella baia di Henoko, sito che meriterebbe di godere di una protezione ulteriore fino ad adesso negata dal governo: negli ultimi anni molti gruppi ambientalisti stanno concentrando i loro sforzi proprio per raggiungere questo obiettivo, facendo leva sull’opinione pubblica.
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Avendo visto la straordinaria biodiversità delle “Galapagos del Sol Levante”, risulta evidente quanto sia cruciale proteggerle.
Proprio per la loro importanza, il sottogruppo delle isole Kerama, facente sempre parte della prefettura di Okinawa, è stato designato come Parco Nazionale nel 2014: esso si estende sulla terraferma per 3.520 ettari e sulla superficie oceanica per 90.475 ettari, andando a tutelare una ricca varietà di ecosistemi, dal reef all’ambiente pelagico. La zona rappresenta una fonte vitale di larve di corallo per le circostanti isole di Okinawa, favorendo il recupero ecologico e la connettività nella regione.
Dopo l’evento di bleaching di massa del 1998, ha infatti svolto un ruolo cruciale nella riproduzione del reef, consentendo alle larve di disperdersi e ricostituire le barriere coralline danneggiate altrove; inoltre, l’area è considerata fondamentale per l’identificazione di potenziali rifugi corallini in grado di resistere o adattarsi all’aumento delle temperature del mare, garantendo una “ricaduta” a lungo termine di geni resistenti al clima.
Anche questo esempio conferma dunque che le aree marine protette sono la risposta più efficace che abbiamo per conservare e utilizzare in modo durevole e sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine. Sarebbe quindi opportuno, all’interno delle Okinawa, andare a proteggere anche altri hotspots, come la già citata baia di Henoko, in modo da preservarle intatte per le generazioni future.
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