Alcune specie di Raiformi hanno sviluppato particolari caratteristiche anatomiche per adattarsi a vivere nei fondali marini: i loro occhi sono disposti sulla sommità del capo e subito dietro presentano gli spiracoli, che permettono di aspirare acqua ricca di ossigeno, evitando di ingerire sedimento. Questo consente all’animale di mimetizzarsi sotto la sabbia, continuando a respirare senza dover esporsi.
In quanto predatori, ricercano selettivamente le loro prede, grazie all’elevata sensibilità acustica, visiva ed elettrosensoriale. Quest’ultima è resa possibile dalle ampolle del Lorenzini, organi sensoriali disposti intorno al muso e alla bocca, che permettono all’organismo di percepire i deboli campi elettrici emessi dalle prede che, una volta scovate, vengono coperte dal disco del predatore e immobilizzate sul fondale, per poi essere convogliate alla bocca tramite il movimento ondulatorio dei margini del disco. Crostacei, invertebrati bentonici e piccoli pesci vengono aspirati nella cavità orale dell’animale, nella quale numerose file di denti piatti frantumano conchiglie e carapaci.
Foto via Canva
Foto di Sara Cerri
I Batoidei pelagici fluttuano sulle piattaforme continentali dei mari tropicali sfruttando la forza muscolare esercitata dalle grandi pinne pettorali. Questi organismi volano nel blu in gruppi più o meno numerosi, a profondità variabili. Eseguono salti spettacolari sul pelo dell’acqua, che sono ancora oggetto di studio e si pensa che consentano a questi animali di sfuggire ai predatori, richiamare conspecifici o liberarsi dai parassiti.
Foto via Canva
Foto via Canva
I Batoidei sono animali longevi e scarsamente fecondi, per questo particolarmente vulnerabili a minacce come la pesca intensiva, il by-catch, il turismo e l’inquinamento.
In particolare, le mante sono classificate come “vulnerabili” nella Lista Rossa IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e, data la loro importanza negli ecosistemi tropicali, è necessario implementare strategie efficaci per proteggere questi elasmobranchi.
Parametri fondamentali, come l’abbondanza, la composizione e le rotte migratorie delle popolazioni locali di Manta alfredi, vengono costantemente monitorati tramite sistemi di foto-identificazione, come fa per esempio Manta Trust, un ente di beneficenza del Regno Unito che coordina la ricerca globale sulle mante e sui diavoli di mare, promuovendo il coinvolgimento di cittadini da tutto il mondo nella conservazione delle specie locali.
• Camhi, M., Burgess, G. H., Cailliet, G. M., Fordham, S. V., Simpfendorfer, C. A., & Musick, J. A. (2005). Sharks, Rays and Chimaeras: The Status of the Chondrichthyan Fishes. Status Survey, 131-139.
• Harris, J. L., McGregor, P. K., Oates, Y., & Stevens, G. M. (2020). Gone with the wind: Seasonal distribution and habitat use by the reef manta ray (Mobula alfredi) in the Maldives, implications for conservation. Aquatic Conservation: Marine and Freshwater Ecosystems, 30(8), 1649-1664.
• Kuiter, R. (2019). Fishes of the Maldives: Indian Ocean, With Sharks & Rays (2019). Atoll Editions
• Lawson, J. M., Fordham, S. V., O’Malley, M. P., Davidson, L. N., Walls, R. H., Heupel, M. R., … & Dulvy, N. K. (2017). Sympathy for the devil: a conservation strategy for devil and manta rays. PeerJ, 5, e3027.
• Pierce, S. (2005). The role of rays in the ecosystem. Shark Bay. Save Our Sharks, 1-5.
• Stevens, G. M. W. (2016). Conservation and population ecology of manta rays in the Maldives (Doctoral dissertation, University of York).
• Tiralongo, F., Messina, G., Brundo, M. V., & Lombardo, B. M. (2019). Biological aspects of the common torpedo, Torpedo torpedo (Linnaeus, 1758)(Elasmobranchii: Torpedinidae), in the central Mediterranean Sea (Sicily, Ionian Sea). The European Zoological Journal, 86(1), 488-496.
• https://www.monaconatureencyclopedia.com/aetobatus-ocellatus/