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I Batoidei: maestri alati del blu tropicale

Autrice: Sara Cerri

Razze, mante, mobule: chi sono gli organismi “alati” che fluttuano nelle acque delle Maldive ed eseguono salti e capovolte con grande maestria?  Impariamo a distinguere questi animali dal “corpo piatto” l’uno dall’altro. 

L’infraclasse Batoidea è una delle più diversificate tra i pesci cartilaginei, con circa 650 specie distribuite in tutto il mondo. Organismi come razze, mobule e mante, strette parenti degli squali, rientrano in questo gruppo, all’interno della classe degli Elasmobranchi, e sono suddivisi in ordini specifici a seconda delle differenze nel loro aspetto e nelle abitudini.

In generale, le specie appartenenti a questa infraclasse presentano alcuni tratti morfologici distintivi: un corpo appiattito dorso-ventralmente, cinque paia di branchie ventrali e le pinne pettorali fuse al tronco, a formare il “disco”. La cute di questi organismi marini è rivestita da muco, che la rende liscia e idrodinamica, ma alcune specie presentano anche tubercoli e spine dorsali per difesa, mimetismo o ancoraggio al fondale sabbioso. I Raiformi hanno fecondazione interna e, durante l’accoppiamento, il maschio trattiene la femmina mordendo l’estremità del suo disco e la feconda tramite i due pterigopodi. Distribuiti dalla zona intertidale fino alle profondità abissali, sono predatori con ruolo apicale nelle reti trofiche marine. 

RAIFORMI DI FONDO  

Alcune specie di Raiformi hanno sviluppato particolari caratteristiche anatomiche per adattarsi a vivere nei fondali marini: i loro occhi sono disposti sulla sommità del capo e subito dietro presentano gli spiracoli, che permettono di aspirare acqua ricca di ossigeno, evitando di ingerire sedimento. Questo consente all’animale di mimetizzarsi sotto la sabbia, continuando a respirare senza dover esporsi.

In quanto predatori, ricercano selettivamente le loro prede, grazie all’elevata sensibilità acustica, visiva ed elettrosensoriale. Quest’ultima è resa possibile dalle ampolle del Lorenzini, organi sensoriali disposti intorno al muso e alla bocca, che permettono all’organismo di percepire i deboli campi elettrici emessi dalle prede che, una volta scovate, vengono coperte dal disco del predatore e immobilizzate sul fondale, per poi essere convogliate alla bocca tramite il movimento ondulatorio dei margini del disco. Crostacei, invertebrati bentonici e piccoli pesci vengono aspirati nella cavità orale dell’animale, nella quale numerose file di denti piatti frantumano conchiglie e carapaci. 

Pesce chitarra

Pur avendo una forma intermedia tra squali e razze, il pesce chitarra appartiene all’ordine Rhinopristiformes, incluso nei Batoidei. È un pesce cartilagineo dal corpo appiattito e allungato, di colore tendente al grigio con macchie bianche sul dorso e sulle pinne pettorali. La sua testa è triangolare, con un muso più o meno appuntito. Il pesce chitarra, pur avendo una coda robusta e due pinne dorsali simili a quelle degli squali, non è classificato come tale. In questo animale bocca e branchie si trovano in posizione ventrale, mentre occhi e spiracoli sono situati dorsalmente, facendolo entrare di diritto nell’infraclasse dei Batoidea. Lo si trova facilmente lungo i fondali sabbiosi delle lagune maldiviane, dove si sposta alla ricerca di cibo. 

Pesce chitarra

Foto via Canva

Stingrays

Le razze comunemente dette “stingrays”, appartenengo principalmente alla famiglia Dasyatidae e condividono caratteristiche comuni, come la presenza di uno o più dardi veleniferi all’estremità del peduncolo caudale, che parte da un corpo piatto romboidale o tondeggiante, dipendentemente dalla specie. Nonostante non siano animali aggressivi, alcune specie possiedono fino a tre spine velenose, usate come arma di difesa contro predatori o minacce.
Situate su fondi sabbiosi a 15-30 metri di profondità, specie come Pastinachus sephen (Cowtail Stingray) riescono a esporre le prede nascoste sotto la sabbia soffiando tramite la bocca ventrale. Altre, come Taeniurops meyeni (Blotched Fantail Ray), cacciano su scogliere coralline e in ambienti più profondi. 

Taeniurops meyeni

Foto di Sara Cerri

Torpedini

Mimetizzate tra i colori del reef, le torpedini presentano un disco tondeggiante, occhi piccoli posizionati dorsalmente e una coda corta, dotata di due pinne dorsali ravvicinate e di una pinna caudale lobata. Caratteristica distintiva di questa famiglia sono i due organi elettrici posti ai lati del corpo, che generano scariche di 20-200 Volt, a scopo di difesa e offesa. 

BATOIDEI PELAGICI 

I Batoidei pelagici fluttuano sulle piattaforme continentali dei mari tropicali sfruttando la forza muscolare esercitata dalle grandi pinne pettorali. Questi organismi volano nel blu in gruppi più o meno numerosi, a profondità variabili. Eseguono salti spettacolari sul pelo dell’acqua, che sono ancora oggetto di studio e si pensa che consentano a questi animali di sfuggire ai predatori, richiamare conspecifici o liberarsi dai parassiti.

Aquile di mare

Riconoscibile per le macchie bianche sul dorso scuro, Aetobatus ocellatus (White-spotted Eagle Ray) presenta un disco romboidale e viene solitamente avvistata a profondità di 20-25 m. Ha una lunga coda, con alla base una piccola pinna dorsale dotata di alcune spine velenose. Si nutre di molluschi e crostacei, il cui guscio viene frantumato grazie a forti piastre dentarie. 

Aquila di mare

Foto via Canva

Mobulidi: mante e diavoli di mare

Elasmobranchi planctivori, i Mobulidi comprendono esemplari che in passato venivano distinti nel genere Manta e nel genere Mobula: recenti studi genetici hanno invece incluso anche le mante nel genere Mobula, unificando il gruppo dei Mobulidi.

Le mante convogliano zooplancton verso la loro bocca frontale attraverso grandi pinne cefaliche, filtrando l’acqua di mare tramite le branchie. Mentre le mobule presentano lobi cefalici dritti che, quando arrotolati, ricordano piccole corna, da cui il soprannome di “diavoli di mare”. 
I Mobulidi vengono ancor oggi pescati non solo accidentalmente, ma anche volontariamente, per esser consumati e utilizzati nella medicina tradizionale asiatica.

• MANTE 
Questi “giganti buoni” si spostano tra gli atolli delle Maldive seguendo le correnti stagionali, che garantiscono maggior apporto di cibo nelle acque superficiali.
Comunemente avvistata tra le barriere coralline, Manta alfredi si libera dai parassiti grazie all’azione dei pesci pulitori, nelle cosiddette “stazioni di pulizia”, luoghi strategici per evitare i predatori e riprodursi. Questa specie è caratterizzata da macchie nere ventrali distribuite lungo il bordo posteriore delle pinne pettorali e tra le fessure branchiali. Il pattern delle macchie è unico per ogni individuo, permettendo l’impiego di sistemi di foto-identificazione per riconoscere gli esemplari avvistati. Dorsalmente, le macchie disegnano una forma a “Y”, mentre in M. birostris (manta oceanica), queste compongono una forma a “T”. 

• DIAVOLI DI MARE
Elasmobranchi di dimensioni inferiori rispetto alle mante, presentano un disco con margini posteriori concavi e una bocca rivolta inferiormente, alla quale convogliano crostacei planctonici e piccoli pesci di cui si nutrono. Individui della specie Mobula kuhlii vengono generalmente avvistati in gruppi di 3-20 individui, fino a formare banchi di 100 esemplari durante i periodi di accoppiamento. 

Manta che salta

Foto via Canva

MONITORAGGIO E CONSERVAZIONE 

I Batoidei sono animali longevi e scarsamente fecondi, per questo particolarmente vulnerabili a minacce come la pesca intensiva, il by-catch, il turismo e l’inquinamento.  

In particolare, le mante sono classificate come “vulnerabili” nella Lista Rossa IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) e, data la loro importanza negli ecosistemi tropicali, è necessario implementare strategie efficaci per proteggere questi elasmobranchi.
Parametri fondamentali, come l’abbondanza, la composizione e le rotte migratorie delle popolazioni locali di Manta alfredi, vengono costantemente monitorati tramite sistemi di foto-identificazione, come fa per esempio Manta Trust, un ente di beneficenza del Regno Unito che coordina la ricerca globale sulle mante e sui diavoli di mare, promuovendo il coinvolgimento di cittadini da tutto il mondo nella conservazione delle specie locali. 

BIBLIOGRAFIA

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• Tiralongo, F., Messina, G., Brundo, M. V., & Lombardo, B. M. (2019). Biological aspects of the common torpedo, Torpedo torpedo (Linnaeus, 1758)(Elasmobranchii: Torpedinidae), in the central Mediterranean Sea (Sicily, Ionian Sea). The European Zoological Journal86(1), 488-496.
https://www.monaconatureencyclopedia.com/aetobatus-ocellatus/

Autrice: Sara Cerri

Sara è laureata in Scienze Biologiche (curriculum marino) all’Università Politecnica delle Marche di Ancona. Proseguirà a breve i suoi studi in Biologia Marina nella stessa facoltà. Nata e cresciuta a Pesaro, è da sempre legata al mare di casa, che nasconde bellezze a molti sconosciute. Se fosse un animale marino sarebbe un polpo, a primo impatto timido e introverso, ma dotato di capacità analitiche e di adattamento ai diversi ambienti marini in cui lo si può trovare.

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