10 curiosità dal mare

10 curiosità sulla megattera

Autrice: Sara Bagarozza

Cetaceo straordinario e affascinante, la megattera è un’abile nuotatrice di quasi tutti i mari del mondo. Scopriamo 10 curiosità su questa grande balena.

Le megattere sono le più acrobatiche tra le grandi balene e possono essere facilmente identificate grazie alle lunghe pinne pettorali, al corpo tozzo e per l’evidente gobba presente sul dorso, con una piccola pinna dorsale. 

Esistono 3 sottospecie di questo genere: megattera meridionale (Megaptera novaeangliae australis), megattera nordpacifica (Megaptera novaeangliae kuzira) e megattera nord atlantica (Megaptera novaeangliae novaeangliae). 

La lunghezza del corpo di questi animali varia dagli 11 ai 18 m e le femmine generalmente sono più lunghe dei maschi, mentre il peso può arrivare fino a circa 40 t. 
Ora che abbiamo un quadro generale della specie, scopriamo insieme 10 curiosità su questo straordinario mammifero marino!

1. COME RICONOSCERE QUESTO CETACEO ?

Il dorso di una megattera è di colore nero o grigio scuro, mentre le pinne pettorali, i fianchi, il ventre e la pinna caudale possono presentare delle chiazze bianche e delle cicatrici biancastre o nere. 

Le pinne pettorali possono raggiungere una lunghezza pari ad un terzo della lunghezza del corpo e sono le più lunghe di tutti i cetacei, aiutandoci a distinguere questa specie da altre simili. Si pensa che l’eccezionale lunghezza delle sue pinne conferisca alle megattere una maggiore abilità nel nuoto subacqueo rispetto ai cetacei con pinne proporzionalmente più piccole.

Megattera in immersione con in primo piano una delle sue grandi pinne

Foto via Canva

2. COME MAI SI CHIAMA COSÍ? 

Il nome scientifico Megaptera novaeangliae deriva dal greco “mega”, che significa “grande”, e “pteron”, cioè “ala”, in riferimento alle sue caratteristiche lunghe pinne pettorali, le più grandi di tutti i cetacei. 
Mentre il termine “novaeangliae” significa “New England”, in riferimento alla località in cui i balenieri europei incontrarono questa specie per la prima volta.

3. COME MANGIA?

Le megattere fanno parte del sottordine dei Misticeti, ovvero di quel gruppo di cetacei privi di denti, ma muniti di fanoni utili a  filtrare l’acqua ed alimentarsi. 

In ogni emimascella superiore sono presenti da 270 a 400 fanoni di colore scuro e di lunghezza media di circa 70 cm. Queste strutture fungono da filtro per far fuoriuscire l’acqua e trattenere il cibo che viene ingoiato. 

Nella porzione ventrale della sua bocca, invece, si trovano da 14 a 35 solchi golari, cioè delle pieghe cutanee che, essendo molto elastiche, consentono all’animale di aumentare il volume d’acqua che può essere contenuto all’interno della bocca e filtrato dai fanoni. 

Megattera mentre compie un salto

Foto via Canva

4. QUAL È IL SUO MENÚ?

Questi mammiferi marini sono predatori secondari e hanno bisogno di grandi quantità di cibo (circa una tonnellata al giorno) per nutrirsi quotidianamente e per accumulare le riserve di grasso per l’inverno. 

L’alimentazione è varia, anche se il cibo principale e maggiormente apprezzato dalla megattera è il krill adulto. Anche altri crostacei che vivono a mezz’acqua quali anfipodi, pteropodi, copepodi, decapodi e gamberi misidi sono comunque ben accetti da questa specie. Tra i pesci, invece, quelli maggiormente ricercati sono aringhe, sardine, acciughe, capelin, eulachon, sgombri e merluzzi.  

Quando le megattere si trovano in acque tropicali cessano quasi completamente di alimentarsi risultando socievoli ed organizzate in gruppi, mentre in inverno, quando sono a caccia di krill nelle acque più fredde, diventano meno socievoli, formando gruppi variabili e transitori di uno o tre individui. Questi gruppi, comunque, favoriscono il lavoro di squadra attraverso forti richiami per radunare le prede in banchi e creare cortine di bolle con lo scopo di intrappolare il cibo in superficie e potersi alimentare agevolmente. Così facendo le megattere riescono a garantire l’accumulo di riserve di grasso fondamentali per l’intero anno.

5. COME RICONOSCERE I SINGOLI INDIVIDUI ?

Le pinne pettorali nelle popolazioni del Nord Pacifico hanno generalmente il lato superiore di colore nero e quello inferiore bianco. Le popolazioni dell’Atlantico e dell’emisfero meridionale, invece, possiedono pinne bianche su entrambi i lati. 

Le chiazze presenti sulle pinne pettorali e sulla pinna caudale possono variare da esemplare a esemplare e sono quindi utilizzate dai ricercatori per l’identificazione degli individui.

Le megattere sollevano spesso la coda in fase di immersione e grazie a questo comportamento è possibile foto-identificarle tramite i segni presenti sui lobi caudali. Inoltre, la testa e le pinne pettorali sono caratterizzate da piccole gibbosità o tubercoli che portano dei follicoli piliferi con funzione sensoriale. La distribuzione dei tubercoli è caratteristica di ogni esemplare, mentre il soffio in alcuni esemplari è cespuglioso o a cuore, ma spesso risulta a doppio soffio con forma a V d’altezza variabile dai 2 ai 4 m. 
 

Coda di un megattera

Foto di Sara Bagarozza

6. I SALTI E I RITI AMOROSI

Le megattere sono note per i loro particolari comportamenti amorosi. Esse si girano e rigirano più volte su se stesse nell’acqua battendo la superficie e schiaffeggiandosi reciprocamente con le loro grandi pinne. A volte fuoriescono completamente dall’acqua, compiendo evidenti salti e piroette, ma si ritiene che questi comportamenti servano per liberarsi dai fastidiosi balani e cirripedi, ovvero dei crostacei incrostanti che si attaccano al loro corpo, più che per corteggiare un altro esemplare.

7. COME MAI CANTANO?

I maschi, durante la stagione degli amori, emettono dei veri e propri canti costituiti da sequenze articolate e complesse di suoni, che hanno la funzione di sedurre le femmine, anche a diversi chilometri di distanza. Tutti questi suoni vengono ripetuti dai maschi per ore e sono intervallati solo da brevi pause per respirare. 

Il loro sorprendente repertorio acustico include canzoni, richiami sociali legati all’alimentazione, soffi ansimanti, suoni simili a squilli di tromba e suoni dovuti agli impatti con la superficie dell’acqua quando compiono i grossi salti. 

8. ALLATTAMENTO E CURA DEI PICCOLI

La maturità sessuale viene raggiunta a circa 8 anni, con un intervallo tra le nascite di 2 o 3 anni. Le femmine della specie vengono fecondate in inverno e, dopo un periodo di gestazione di quasi un anno, partoriscono un unico cucciolo che svezzano dopo circa 8 mesi. 

La gestazione è perfettamente sincronizzata con la migrazione annuale e dura da 11 a 12 mesi, mentre il parto, una volta trovato l’ambiente adatto, è molto rapido. 
Il piccolo alla nascita misura circa 4 m, più o meno la misura della pinna pettorale della madre, e pesa circa una tonnellata. 

Le cure parentali della madre verso il cucciolo includono l’allattamento: circa 550 litri di latte denso, pastoso e molto nutriente vengono dati al piccolo ogni giorno per mesi e, al termine, avviene lo svezzamento. Quest’ultimo  prevede la prima grande migrazione verso le acque polari. 

In media l’aspettativa di vita di una megattera è di circa 60/70 anni.

Megattera con il suo piccolo

Foto via Canva

9. MIGRAZIONI e POPOLAZIONI

Le megattere compiono ampie migrazioni stagionali verso le acque fredde più produttive, presenti alle alte latitudini, per alimentarsi durante il periodo estivo, e verso quelle calde e a basse latitudini per trovare aree di riproduzione invernali. 

Le aree tropicali e subtropicali, in cui è possibile trovare questi mammiferi, sono costituite da isole, barriere coralline e coste poco profonde, per questo le balene sono tipicamente costiere, e si avvicinano alla costa fino a spingersi in piccole baie ed estuari. 

Sebbene vi siano popolazioni diverse, nell’Artico e nell’Antartico possono avvenire degli scambi tra i due gruppi quando si muovono entrambi verso l’Equatore. 

10. STATO DI CONSERVAZIONE

Il peggior nemico delle megattere è, purtroppo, l’uomo. 

Questi animali, per la loro abitudine di seguire la costa e a causa delle loro rotte migratorie fisse, sono state una facile preda per l’uomo da quando è iniziata la caccia alla balena. Per secoli questa attività condotta dai balenieri è stata molto redditizia per la maggior parte dei paesi occidentali. 

Solo nel 1946, dopo secoli di scellerata caccia, è stata istituita una commissione internazionale (IWC), creata al fine di “garantire la conservazione delle popolazioni di balene in modo da permettere lo sviluppo dell’industria della caccia”. 
Nel 1982, poi, i membri dell’IWC votarono una moratoria sulla caccia commerciale, al fine di tutelare i grossi cetacei. Questa commissione esiste tutt’oggi e ogni anno si riunisce per valutare le condizioni delle varie popolazioni, la maggior parte delle quali sta recuperando in modo significativo, sebbene quelle di Giappone, Mar Arabico, Nuova Zelanda e Figi rimangano minacciate. 

Le preoccupazioni a livello globale per la conservazione della specie risultano essere inoltre l’inquinamento, sia acustico sia plastico, l’acidificazione degli oceani, l’esaurimento delle risorse ittiche e le collisioni con navi.

BIBLIOGRAFIA

• Berta Annalisa (2021). Belene, Delfini e Focene storia naturale e guida alle specie. Nutrimenti Mare. 
• Fournet, M. E., et al. (2018). Feeding calls produced by solitary humpback whales. Marine Mammal Science, 34(3), 851-865.
• Johnson, J. H., & Wolman, A. A. (1984). The humpback whale, Megaptera novaeangliae. Marine Fisheries Review, 46(4), 30-37. ​​ 
• https://animaldiversity.org/accounts/Megaptera_novaeangliae/
• https://www.iucnredlist.org/species/13006/50362794
• https://www.fisheries.noaa.gov/species/humpback-whale

Autrice: Sara Bagarozza (Sara Seaworld)

Sara è una naturalista con la laurea magistrale in biologia marina. È specializzata in photo-id, progetti di citizen science, ocean literacy, eco-turismo ed educazione ambientale marina. Adora il contatto con la natura e soprattutto il mare, di cui s’innamora fin da piccola. Il suo obiettivo è far avvicinare le persone a questo mondo per salvaguardarlo attraverso differenti canali. Se fosse un animale marino sarebbe un’aquila di mare maculata che nuota libera nella colonna d’acqua, oppure sta sul fondo dei reef osservando tutto ed ogni tanto salta fuori dalla superficie del mare per sfuggire ai predatori o scrollarsi i parassiti di dosso. 

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