L’etologo Robert Fagen ha definito il gioco “un’attività intrinsecamente gratificante, piacevole per il giocatore, volontaria e spontanea”: il divertimento è quindi per lo scienziato un elemento costante in ogni play behaviour. Lo studioso ha inoltre osservato che il gioco contribuisce, nelle specie dotate di cervello più complesso, allo sviluppo di alcune aree cerebrali e che l’esplorazione ludica dell’ambiente favorisce l’apprendimento e incoraggia la versatilità comportamentale. Il gioco è il fenomeno comportamentale più comunemente osservato nei cuccioli, sia quelli appartenenti a specie solitarie che quelli appartenenti a specie sociali. Nei cetacei, però, atteggiamenti giocosi vengono spesso riscontrati anche negli esemplari adulti.
Il repertorio comportamentale varia a seconda della specie e dell’habitat in cui il delfino viene a trovarsi, e può essere estremamente diversificato: tra i comportamenti maggiormente osservati ci sono la manipolazione di oggetti (soprattutto alghe), l’emissione di bolle, l’inseguimento con conspecifici, il nuoto a spirale e le acrobazie aeree. Tuttavia, queste azioni possono comparire anche in contesti non ludici e ciò ne rende ancor più difficile lo studio. Un modo per distinguere tra comportamenti funzionali e comportamenti di gioco è attraverso l’espressione di segnali visivi e acustici specifici, che il delfino esprime quando è rilassato e pronto a giocare.
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Nei cetacei alcuni giochi locomotori sono facilmente osservabili dalla superficie dell’acqua: questa categoria di gioco, infatti, include salti, affondi e capriole aeree, ma anche comportamenti subacquei come il nuoto a spirale. Un gioco locomotore spesso rilevato durante gli avvistamenti è il surf nelle scie lasciate dalle imbarcazioni (wake-riding), anche se spesso viene attuato soltanto per ridurre le energie spese per il nuoto. In Australia e in California alcuni delfini sono stati avvistati mentre surfavano le onde create dalle balene, muovendosi in cerchio senza un apparente motivo, se non per puro divertimento.
E il salto? Anche questo comportamento può essere messo in atto per vari motivi: dal gioco alla rimozione di parassiti, dalla comunicazione non verbale all’osservazione dell’ambiente. È quindi importante riuscire a discernere le cause del comportamento in atto prima di trarre conclusioni.
I primi salti per i cuccioli di delfino sono “salti rumorosi”, non acrobatici, con il delfino che “cade” di nuovo in acqua. I salti puliti si sviluppano dopo quelli rumorosi, seguiti da quelli acrobatici e da quelli coordinati di gruppo.
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La maggior parte delle specie di delfino è solita manipolare oggetti durante il gioco. In natura, questi mammiferi marini si divertono utilizzando alghe, pezzi di legno, spugne, stelle marine e meduse: spesso il gioco consiste nel trasportare e lanciare l’oggetto in questione oppure mantenerlo in equilibrio sulla schiena, sul melone, ovvero l’organo di forma ovale che si trova al centro della fronte dell’animale, o su altre parti del corpo. Specie come la stenella maculata atlantica (Stenella frontalis) e il tursiope (Tursiops truncatus) sembrano attratte in particolare dai sargassi, perché le vescicole piene di gas di queste alghe oppongono resistenza all’affondamento, complicando il gioco.
L’oggetto diventa più interessante se c’è un altro individuo con cui condividerlo: esemplari di tutte le età mostrano maggiore interesse verso l’oggetto di gioco se con quest’ultimo sta già giocando un altro delfino anche se spesso si tratta di oggetti comuni e prima ignorati. I cuccioli iniziano più precocemente a manipolare oggetti quanto prima hanno avuto occasione di vedere altri coetanei impegnati in queste attività.
Uno studio del 2007 ha evidenziato che gli steni (Steno bredanensis) giocano con sacchetti di plastica trattandoli come se fossero alghe, correndo il rischio di ingerirli: ciò dovrebbe indurci a riflettere e incentivarci a ridurre l’uso di questo materiale.
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I cetacei usano la creazione di bolle per stordire le loro prede, ma talvolta anche come oggetto ludico. Attraverso gli sfiatatoi e la bocca espellono aria creando bolle di diverse forme e dimensioni, simili ad anelli o eliche. Questi mammiferi sono in grado di modificare la traiettoria delle singole bolle usando il rostro o indirizzandogli contro flussi d’acqua; talvolta si divertono anche a creare bolle aggiuntive che poi convogliano verso l’anello originale. Parte del gioco delle bolle consiste anche nel distruggerle intenzionalmente mordendole, nuotandovi attraverso o colpendole con varie parti del corpo.
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La natura cooperativa dell’interazione è ciò che differenzia il gioco sociale da varie forme di gioco solitario.
Questa categoria comprende inseguimenti reciproci, contatti corporei frequenti e manipolazione di oggetti condivisi. Un tipo particolare di gioco sociale è quello competitivo, nel quale i giocatori continuano l’attività fino a quando non viene determinato il “vincitore”.
Uno studio condotto sui tursiopi della Shark Bay, in Australia, ha messo in luce che i delfini si scambiano i ruoli quando si inseguono: l’individuo che scappa, una volta preso dall’inseguitore, è solitamente quello che rincorrerà l’altro esemplare nella partita successiva. I delfini, inoltre, selezionano i partner con cui preferiscono giocare: da piccoli solitamente interagiscono con la madre e i coetanei, ma poi crescendo preferiscono compagni più grandi ed esperti; i beluga di qualsiasi età scelgono preferenzialmente partner di gioco dello stesso sesso.
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Il gioco svolge una serie di importanti funzioni, che vanno dalla semplice ricerca del piacere al miglioramento delle abilità cognitive: infatti, facilita lo sviluppo neuromuscolare, migliora le capacità motorie, aumenta l’adattabilità e la flessibilità sia a livello comportamentale che cognitivo e fornisce opportunità di esercitare e perfezionare abilità sociali e comunicative da utilizzare in contesti più seri. Durante il gioco i delfini sfidano loro stessi, poiché procedono complicando l’attività per gradi.
La maggiore disponibilità di cibo e la sicurezza dai predatori incoraggiano comportamenti di gioco: i delfini tursiopi costieri, ad esempio, mostrano più comportamenti di gioco rispetto alle stenelle dal lungo rostro (Stenella longirostris) o ai delfini comuni (Delphinus sp.), e questo avviene perché i primi trascorrono più tempo nelle acque costiere, dove l’esposizione alla predazione è limitata, e meno tempo viaggiando rispetto alle altre due specie. La presenza umana, diventata negli ultimi anni sempre più invadente, limita i cetacei anche sotto questo punto di vista: disturbati dall’impatto antropico, i delfini si sentono minacciati e riducono il tempo speso giocando. Per questo motivo, è importante sostenere realtà di turismo sostenibile, come quello promosso da Worldrise a Golfo Aranci, in Sardegna: solo così potremmo continuare a vedere questi animali giocare liberi nei nostri mari.
Foto di Sara Parigi
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