Autrice: Emily Tanganelli
Immaginare un bulldozer che radica tutto ciò che trova davanti a sé è una metafora efficace per comprendere gli effetti di questo tipo di pesca sui fondali.
La pesca a strascico consiste nell’utilizzo di enormi reti che vengono trascinate lungo il fondale marino per catturare grosse quantità di pesci e crostacei. Questo trascinamento, prolungato per migliaia di chilometri, distrugge habitat marini essenziali per la biodiversità.
Una ricerca condotta tra il 2014 e il 2020 dall’ Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) in collaborazione con ISPRA ha evidenziato come la pesca a strascico riduca drasticamente la varietà biologica nei fondali del Mediterraneo. In particolare, questa pratica è responsabile di oltre il 60% delle catture accidentali (“bycatch”), fenomeno che colpisce specie vulnerabili con cicli di vita lunghi, come razze e squali, portando a una riduzione significativa delle loro popolazioni.
Oltre alla perdita di specie, la pesca a strascico altera la composizione faunistica e modifica in modo profondo le catene alimentari. Gli ecosistemi marini in aree soggette a pesca intensiva risultano meno ricchi e più omogenei, con predominanza di specie comuni e di piccola taglia. Questo squilibrio compromette la funzionalità ecologica e rallenta notevolmente la capacità rigenerativa dei fondali, con effetti che si protraggono per decenni.
Foto via Canva
L’impatto negativo della pesca a strascico si estende ben oltre gli habitat marini.
Un aspetto spesso meno noto è il suo costo in termini di emissioni di gas serra. Si stima infatti che questa tecnica contribuisca all’emissione di circa 370 milioni di tonnellate di CO₂ ogni anno, quasi il doppio rispetto alle emissioni prodotte dalla combustione dei motori di tutte le flotte pescherecce mondiali insieme. Parte di questa CO₂ viene rilasciata in atmosfera, mentre una quota significativa finisce negli oceani, aumentando l’acidificazione locale e causando danni soprattutto agli organismi con gusci e scheletri calcarei, come coralli e molluschi.
Il consumo intensivo di carburante è particolarmente elevato nella pesca a strascico. Globalmente, le emissioni determinate da questa attività sono comparabili o superano quelle del settore dell’aviazione civile.
I pescherecci a strascico sono responsabili di circa il 26% delle catture marine globali, un quantitativo di pesce paragonabile a quello totale catturato dalla pesca artigianale in tutto il mondo, che è molto più diffusa e varia. Inoltre, i dati più recenti di Global Fishing Watch evidenziano che tra il 2015 e il 2023 la pesca a strascico ha interessato oltre il 90% delle Aree Marine Protette riconosciute nell’Unione Europea, accumulando più di 4,4 milioni di ore di attività, l’equivalente di oltre 500 anni di pesca continuativa.
La pressione esercitata da queste grandi flotte industriali ha un impatto devastante sulle comunità costiere, spesso dipendenti dalla pesca per la sussistenza e la sicurezza alimentare. La sovrapesca riduce drasticamente gli stock ittici, limitando le risorse a disposizione dei pescatori su piccola scala e accentuando le tensioni socioeconomiche, che si traducono in conflitti per l’accesso alle risorse. Inoltre, molte attività illegali e non regolamentate si insinuano nelle aree destinate tradizionalmente alla piccola pesca.
Foto di WTO (World Trade Organization)
La pesca a strascico è stata per decenni incentivata dai governi. In Europa, i sussidi pubblici destinati a questa pratica ammontano a circa 1,3 miliardi di euro all’anno, con l’Italia tra i paesi con i contributi più alti. Tuttavia, nel settembre 2025 è entrato in vigore un accordo storico dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che limita i sussidi dannosi per la pesca industriale, con un’attenzione particolare alla pesca a strascico. Parallelamente, la Commissione Europea ha introdotto meccanismi di compensazione e incentivi finanziari volti a sostenere la riduzione dello sforzo di pesca e promuovere la transizione verso metodi più ecologici e selettivi. Tra questi, assume particolare rilievo il Programma Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura (FEAMPA) 2021-2027, che rappresenta il principale strumento finanziario dedicato alla pesca sostenibile nell’UE.
In Italia, nel 2025 è stato adottato un decreto ministeriale che prevede l’interruzione temporanea obbligatoria dell’attività di pesca con reti a strascico in varie aree e periodi, con l’obiettivo di dare respiro agli stock ittici e ridurre l’impatto ambientale. Questi fermi pesca sono distribuiti su diverse zone marittime nel corso dell’anno, con periodi stabiliti da luglio a ottobre per varie coste italiane.
La tecnologia ha un ruolo chiave in questo processo di cambiamento. Attraverso progetti come Global Fishing Watch, oggi è possibile monitorare in tempo quasi reale l’attività di pesca a livello globale, identificando il momento e il luogo delle attività di strascico, anche nelle aree protette. Questo aumento di trasparenza aiuta a contrastare gli abusi e a proteggere più efficacemente gli habitat marini, invertendo la tendenza al degrado.
Il report sviluppato da Blue Ventures, un’organizzazione per la conservazione marina che lavora con le comunità costiere per ricostruire la pesca e proteggere la vita oceanica, propone un quadro strategico per trasformare la pesca a strascico in ottica sostenibile:
1. Riconoscere che la pesca a strascico è parte di sistemi socio economici globali complessi. Le soluzioni devono considerare i cambiamenti sociali e culturali necessari per evitare effetti indesiderati, come lo spostamento della pressione di pesca.
2. Assicurare che le politiche rispettino i diritti civili, politici ed economici delle comunità coinvolte, accompagnando le misure con studi sugli impatti sociali.
3. Promuovere l’adozione di tecniche innovative e una migliore supervisione, specialmente nei paesi con governance marittima fragile.
4. Adottare normative specifiche nazionali e internazionali e allocare risorse adeguate alla transizione.
5. Eliminare i sussidi dannosi e introdurre incentivi per pratiche sostenibili.
6. Evitare nuove concessioni o espansioni di pesca a strascico.
7. Favorire cooperazione e alleanze tra conservazione, pesca e comunità locali.
8. Proteggere le aree vulnerabili con divieti mirati.
9. Investire in monitoraggio continuo e ricerca sui sedimenti e sulle emissioni di carbonio.
Foto via Canva
La pesca a strascico ha finora tracciato impatti profondi sull’oceano, accentuandone le vulnerabilità. Ma la crescente consapevolezza globale, l’innovazione scientifica e la volontà politica stanno aprendo una nuova stagione. Prenderci cura del mare significa non solo conservare un ecosistema, ma riconnettersi con la nostra responsabilità verso la vita e verso le future generazioni.
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• European Commission (2025). “Green Deal and fisheries sustainability strategies.”
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• FAO (2021). “Classification and illustrated definition of fishing gears.” Technical Paper No. 672.
https://www.fao.org/3/cb4966en/cb4966en.pdf
• Fondazione ENT & MedReAct (2022). “Effects of bottom trawling on the environment and recommendations.”
https://www.agciagrital.it/wp-content/uploads/2022/11/Allegato-i-StudioICR_Effetti-Strascico_2022.pdf
• Global Fishing Watch (2025). Annual Report.
https://globalfishingwatch.org/annual-report-2024/
• Steadman, D. et al. (2021). New perspectives on an old fishing practice: Scale, context and impacts of bottom trawling. Blue Ventures.
https://blueventures.org/wp-content/uploads/2021/12/FFI_2021_New-perspectives-on-an-old-fishing-practice.pdf
• Sumaila, R. et al. (2022). “Economic and environmental costs of bottom trawling in the Mediterranean.” Marine Policy.
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https://www.wwf.it/cosa-facciamo/mari-e-oceani/pesca-sostenibile/
• WTO (2025). “Agreement on Fisheries Subsidies.”
https://www.wto.org/english/news_e/news25_e/fish_15sep25_e.htm