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Big Build 2024: una barriera di speranza nel cuore delle Maldive

Autrice: Giulia Boldrin

Per combattere il cambiamento climatico, alle Maldive nascono progetti di coral restoration, che coinvolgono tuttɜ nella tutela delle barriere coralline.

Le Maldive, conosciute per essere circondate da alcune delle barriere coralline più affascinanti al mondo e ricche di vita marina, stanno affrontando in questo periodo l’enorme sfida dei cambiamenti climatici. L’aumento costante delle temperature degli oceani, l’acidificazione delle acque e le attività antropiche mettono a dura prova questo paradiso sommerso, portando al fenomeno conosciuto come “coral bleaching”, lo sbiancamento dei coralli. Negli ultimi decenni eventi di sbiancamento hanno impattato le regioni tropicali, evidenziando come questi ecosistemi siano vulnerabili. I ricercatori stimano che, senza azioni concrete, entro il 2050 potremmo perdere oltre il 90% delle barriere coralline del Pianeta.

Questi habitat hanno un valore inestimabile: la barriera corallina, spesso definita la “foresta tropicale del mare”, ospita circa il 25% di tutte le specie che abitano nel Pianeta Blu, pur coprendo meno dell’1% del fondale oceanico. Se dovessimo perdere le barriere coralline verrebbe meno anche un’enorme quantità di biodiversità, con i conseguenti problemi a cascata che questo evento avrebbe sugli ecosistemi. Questi habitat sono infatti fondamentali anche nella protezione delle isole e delle coste, poiché costituiscono una barriera che protegge dall’erosione, fenomeno che alle Maldive è sempre più impattante. Inoltre, grazie al turismo, le barriere coralline sono anche una fonte di guadagno per le popolazioni locali, poiché attirano subacquei appassionati da tutto il mondo. 

Dettaglio del corallo Acropora sp. 

Foto di Giulia Boldrin

RICOSTRUIRE UN ECOSISTEMA: I PROGETTI DI CORAL RESTORATION

I coralli possono essere danneggiati non solo dai cambiamenti climatici, ma anche da subacquei e snorkelisti poco attenti. I coralli accidentalmente colpiti all’interno di una barriera, infatti, cadono sulla sabbia, con una possibilità di sopravvivenza molto limitata. È proprio per far fronte ai diversi tipi di impatto che viene in aiuto la “coral restoration”, una vera e propria ancora di salvezza. Questa tecnica, infatti, sfrutta una delle caratteristiche chiave dei coralli per ripopolare il reef: il loro metodo di riproduzione. Questi animali possono infatti riporduris per via sessuata o asessuata. Il sistema di riproduzione maggiormente utilizzato è quello asessuato che, tramite diversi metodi, permette al corallo di sviluppare nuove colonie a partire da piccoli frammenti, purché abbiano un substrato solido su cui crescere e condizioni favorevoli di temperatura e luce. Tra i metodi di coral restoration più spesso utilizzati ci sono le “rope nurseries”, i “coral frames”, i “coral cookies” e le “Reef stars”. 

Ideata da MARS (Mars Assisted Reef Restoration System), quest’ultima tecnica è una delle più innovative e promettenti. Le “Reef stars” sono dei moduli esagonali in metallo rivestiti di sabbia, che offrono una base stabile in caso di reef degradati per far crescere i frammenti di corallo. Su ciascun modulo vengono piantati circa 15 frammenti, per poi fissarlo al fondale; in questo modo si accelera la crescita del corallo e si crea un nuovo habitat che attrae pesci, invertebrati e altri organismi marini che popoleranno la nuova barriera.

Una Reef star dopo qualche settimana con un frammento di corallo che inizia a ricoprire le fascette

Foto di Giulia Boldrin

UN OCEANO DI SPERANZA: IL PROGETTO “BIG BUILD”

Nelle acque turchesi dell’atollo di Ari, sull’isola-resort di Thudufushi, grazie alla “coral restoration” un piccolo grande miracolo si compie ogni giorno: la barriera corallina viene ripristinata. Nell’ottobre 2024, questo angolo di paradiso è stato protagonista del “Big Build”, un progetto ambizioso realizzato in collaborazione con MARS e considerato oggi un momento storico per la conservazione marina alle Maldive. Questo evento ha coinvolto biologi marini, staff del resort e ospiti da tutto il mondo.

L’obiettivo? Dare nuova vita a un ecosistema in crisi, costruendo le basi per un futuro più colorato e resiliente sott’acqua.

Durante l’evento Big Build di ottobre 2024, Thudufushi si è trasformata in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto. Per una settimana biologi, volontari, ospiti del resort e membri dello staff hanno lavorato insieme per costruire e posizionare più di 1000 Reef stars in una zona precedentemente degradata della laguna.

In uno scenario critico come quello attuale, in cui i cambiamenti climatici e le attività umane stanno mettendo in difficoltà le barriere coralline di tutto il mondo, i progetti di restaurazione come quello di Thudufushi non rappresentano solo una speranza, ma una necessità. Intervenire su piccola scala, con cura e visione a lungo termine, può fare la differenza. Ogni corallo trapiantato è un tassello in un mosaico più grande: quello della resistenza e della rinascita della vita marina e immergersi accanto alla barriera appena creata, vedendo i primi pesci curiosi avvicinarsi, è stato un momento che resterà nel cuore dei partecipanti per sempre.

Il team dei biologi con parte dello staff e ospiti del resort

Foto di Giulia Boldrin

LA BELLEZZA DELLA RINASCITA

La “coral restoration” non è un processo immediato: alcuni studi dimostrano che la capacità di recupero di una barriera sotto stress richiede molti anni. Servono tempo, pazienza e monitoraggi costanti. Ma giorno dopo giorno si vedono i primi risultati: i coralli crescono, gli organismi tornano e la vita si riaccende. Il progetto “Big Build”, che continuerà nei prossimi mesi con monitoraggi regolari, raccolta dati sulla crescita dei coralli e nuove sessioni di trapianto, rappresenta un esempio concreto di come anche il turismo possa diventare un alleato della conservazione, coinvolgendo ospiti, staff e comunità in attività concrete capaci di creare consapevolezza e connessione.

IL MARE COME PROMESSA

Vivere il Big Build dall’interno, come biologa marina a Thudufushi, è stato più di un semplice progetto scientifico, ma un autentico atto d’amore per il mare.

Guardare i coralli attecchire, i pesci tornare, il reef prendere forma, è stato un promemoria quotidiano del potere della collaborazione e della speranza. Ma più di tutto è stata una lezione: che la natura, se aiutata con rispetto e costanza, può davvero rinascere.

Il mio augurio è che chiunque abbia la fortuna di immergersi in queste acque possa sentire la stessa emozione e decidere, nel suo piccolo, di proteggere questo fragile e meraviglioso mondo sommerso.
— Giulia

Autrice: Giulia Boldrin

Giulia Boldrin ha 26 anni, è una biologa marina laureata in Marine Sciences con un’enorme passione per i vertebrati e per gli squali in particolare; spera di riuscire a contribuire attivamente alla conservazione marina e alla salvaguardia degli oceani. Se fosse un animale marino sarebbe un delfino, per il suo carattere pacifico e giocherellone, per la sua socievolezza, spensieratezza, fedeltà e amicizia!

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