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10 curiosità sulla seppia Skip to main content

Le seppie sono creature molto lontane dall'uomo dal punto di vista evolutivo, ma sono estremamente intelligenti e presentano caratteristiche sorprendenti. Tuffiamoci alla scoperta di questo animale!

Spesso conosciute solo per realizzare delle ricette, le seppie sono molto più interessanti dal punto di vista biologico che per quanto riguarda la cucina! Presentano, infatti, caratteristiche uniche nel regno animale: scopriamo dunque insieme 10 curiosità sulla seppia.

Foto di Michal B. via Unsplash

1. UNA GRANDE FAMIGLIA

La famiglia delle Sepiidae comprende varie specie di molluschi cefalopodi marini diffusi nelle acque tropicali-temperate del globo. I generi riconosciuti sono solo tre: Metasepia (2 specie), Sepiella (7 specie) e Sepia (106 specie). In passato venivano inclusi anche i generi Glyptosepia, Solitosepia e Tenuisepia, ma oggi le specie classificate come tali rientrano nel taxon Sepia.

2. UN MANTELLO MIMETICO

Tutte le specie di seppia presentano un corpo di forma ovale privo di conchiglia esterna, con 10 appendici circumorali intorno alla bocca. Otto di queste sono braccia di pari lunghezza, mentre le altre due sono tentacoli dotati di ventose denticolate, adibite alla difesa e alla riproduzione. Il mantello presenta varie colorazioni e l’animale può cambiare la propria livrea a seconda del suo umore e dell’ambiente in cui si trova. Questo è possibile grazie alla presenza di speciali cellule, i cromatofori, situate sotto il derma e controllate direttamente dal cervello grazie ad alcuni neuroni che innervano dei piccoli muscoli localizzati nella pelle dell’animale. I cromatofori contengono, infatti, una sacca di pigmento, che viene tirata dai muscoli circostanti: l’espansione e la compressione della sacca determinano la comparsa e la scomparsa di quasi tutti i colori caratteristici del mantello del seppia.

Il blu, il verde e il viola vengono invece ottenuti grazie agli iridofori, cellule riflettenti situate nello strato sottostante ai cromatofori: essi  non contengono coloranti, ma fungono da specchio e separano la luce nelle diverse lunghezze d’onda, riflettendo i colori freddi. Tali cellule non sono innervate e vengono controllate mediante il rilascio di sostanze chimiche.

Foto via Canva

Ancora sotto agli iridofori si trovano i leucofori, che riflettono la luce senza scomporla e per questo motivo appaiono bianchi. 

Siccome i cromatofori si trovano più superficialmente, il comportamento di tutte le cellule riflettenti sottostanti è modulato da quel che accade nel primo strato. Quando i cromatofori si espandono, infatti, il range dello spettro luminoso che penetra fino agli strati profondi cambia, e di conseguenza cambia anche la luce riflessa.

Il sistema permette alle seppie di effettuare variazioni cromatiche molto più rapide rispetto a quelle dei camaleonti, animali trasformisti per eccellenza, con gamme di tonalità estremamente variegate.

3. L’OSSO DI SEPPIA

Come tutti i molluschi, esclusi i polpi, anche le seppie possiedono una conchiglia, che non è esterna, bensì interna al corpo dell’animale. Chiamata osso di seppia, sepion o sepiostario, questa conchiglia ha una forma ellissoide-lanceolata, è biconvessa ed è costituita per l’80-85% di carbonato di calcio, oltre che da fosfati, sostanza gelatinosa e acqua. Grazie alle variazioni di volume del gas racchiuso nelle sue concamerazioni, questa conchiglia interna consente alle seppie di regolare la loro galleggiabilità.

Osso di seppia – Foto via Canva

4. UNA VISTA DI TUTTO RISPETTO

La visione dei cefalopodi è stata considerata la modalità sensoriale dominante utilizzata nel rilevamento dei predatori, a causa della natura complessa e ben sviluppata dei loro occhi. La struttura dell’occhio differisce notevolmente da quella degli altri invertebrati: polpi, calamari e seppie hanno, infatti, occhi a camera, molto simili a quelli dei Vertebrati, con un ampio campo visivo che può estendersi di 360°​​ sul piano orizzontale. 

La pupilla della seppia è invece a forma di “w” e fornisce una visione che si concentra sul contrasto piuttosto che sul colore, cosa che funziona particolarmente bene nel suo ambiente sottomarino scuro. Le seppie possiedono un solo tipo di fotorecettore (mentre noi umani ne abbiamo tre), ma possono distinguere i colori grazie alla polarizzazione della luce e alle aberrazioni cromatiche: si ritiene infatti che rapide messe a fuoco delle singole frequenze della luce sulla retina permettano loro di distinguere i colori sulla base del livello di sfocatura.

Foto via Canva

5. UN SISTEMA DI DIFESA MOLTO EFFICACE

L’inchiostro prodotto dalle seppie, che non è nero ma marrone scuro, è liberato da un’apposita sacca situata fra le branchie e disperso con l’ausilio d’un getto d’acqua emesso dal sifone. Il colore scuro è dovuto al suo costituente principale, la melanina; contiene anche muco, amminoacidi, dopamina e taurina. La sostanza scura viene emessa contro i predatori e offusca loro la vista, disorientandoli e al tempo stesso permettendo ai molluschi di mettersi in salvo.

6. ANIMALI… CON TRE CUORI!

Così come calamari e polpi, anche le seppie possiedono tre cuori: uno principale sistemico e due branchiali, collegati ad un sistema arterioso e venoso. Il sangue ossigenato viene pompato dai due cuori branchiali al cuore principale, che lo distribuisce agli organi attraverso tre aorte. Il carrier dell’ossigeno è l’emocianina, una proteina contenente un atomo di rame, che conferisce al sangue un colore bluastro.

7. ALCUNE SPECIE SONO BIOLUMINESCENTI

Alcune specie di seppia, come la bobtail hawaiana, ospitano batteri simbionti bioluminescenti in speciali organi situati sul lato ventrale. Questi batteri aiutano la seppia a rendersi meno visibile ai predatori che attaccano da sotto, poiché la luce emessa funge da controilluminazione. 

Foto via Canva

8. PERIODO RIPRODUTTIVO

La riproduzione avviene in prossimità della costa da inizio primavera ad inizio autunno, soprattutto da aprile a luglio. I maschi possiedono un tentacolo particolare, l‘ectocotile, che mostrano durante il corteggiamento alla femmina prescelta. Se questa accetta il corteggiamento, rimane di fronte al maschio e i due animali si accoppiano, abbracciandosi in maniera caratteristica. Se invece il maschio viene allontanato da altri maschi dominanti, cerca comunque di accoppiarsi nascondendo l’ectocotile e assumendo la stessa colorazione della femmina: camuffandosi così, si avvicina senza destare sospetti.

Le uova, deposte a grappoli, sono di colore nero e la schiusa avviene dopo un’incubazione variabile dai 30 ai 90 giorni.

Uova di seppia – foto di Mr Decleer Misjel via marinespecies.org

9. LA SEPPIA FLAMBOYANT

Tra le specie più carismatiche di seppia c’è sicuramente la seppia flamboyant (Metasepia pfefferi). Questa seppia, che vive nelle acque tropicali dell’Indo-Pacifico, è una delle più piccole, ma possiede una colorazione aposemantica caratteristica: il corpo è marrone con aree rosse e striature pallide, bianche o giallastre, molto variabili e irregolari. Il pattern corporeo è spia di velenosità: il suo tessuto muscolare contiene infatti tossine. È una specie diurna che per la maggior parte del tempo rimane mimetizzata ed è stato osservato che utilizza le sue braccia per camminare sul fondale.

10. ANIMALI SOVRASFRUTTATI

La pesca industriale non risparmia le seppie, che vengono prelevate in enorme quantità dai nostri mari. Nel canale della Manica la situazione è drammatica e nel 2020 la Marine Conservation Society ne ha vietato il prelievo. Infatti, dal 2008 al 2017, le catture sono più che raddoppiate: la loro domanda sta esercitando una pressione eccessiva sulle popolazioni in molte aree, rendendo necessarie misure di conservazione. Le chiusure spazio-temporali alla pesca devono comprendere porzioni sostanziali dell’areale e proteggere le parti importanti del loro ciclo di vita; solo rivedendo le politiche di gestione alla luce dei rapidi cambiamenti nello stato degli stock di seppie possiamo proteggere davvero questi animali.

Seppia flamboyant – Foto via Canva

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
Autrice: Sara Parigi

Sara è volontaria Worldrise e autrice per SeaMag dal 2021. Dopo essersi laureata in Scienze Biologiche presso l’Università di Firenze, ha deciso di continuare gli studi iscrivendosi alla Laurea Magistrale in  Biologia Marina all’Università di Pisa. Appassionata di cetacei fin da quando era bambina, se fosse un animale marino sarebbe una balenottera, un po’ schiva e introversa, ma anche pacata e razionale.

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