Worldrise risponde a 10 domande sulla bioluminescenza del mare.

La bioluminescenza è un fenomeno che si osserva soprattutto di notte o nelle profondità in alcune zone del mondo, anche nel Mar Mediterraneo. Questa tecnica è il risultato di anni di evoluzione ed è utilizzata da diversi organismi con scopi sempre diversi.

1. Venne scoperta come ‘vomito bioluminescente’?

Quando alla fine del XIX secolo Raphael Dubois scoprì il fenomeno della bioluminescenza, la studiò dalle secrezioni luminescenti del mollusco Phalas Dactylus, conosciuto con il nome comune “ali d’angelo”.
Phalas Dactylus non è l’unico organismo marino a produrre tali secrezioni, anche il calamaro vampiro e il gambero “vomitatore” (Acanthephyra purpurea) secernono sostanze luminescenti per coprire la loro fuga da un eventuale predatore.

2. È una reazione biochimica?

La bioluminescenza, a differenza della fluorescenza e della fosforescenza, genera luce grazie ad una reazione biochimica data dall’ossidazione del composto “luciferina” tramite l’enzima “luciferasi”. Entrambi i composti devono il loro nome da Lucifero, l’angelo portatore di luce. 

3. È più comune di quanto pensavi? 

Mentre sulla terraferma la bioluminescenza conta solo casi sporadici, come le lucciole, nel mare non è l’eccezione, anzi, ben l’80% degli animali marini ad oggi conosciuti utilizza la bioluminescenza come strategia di sopravvivenza.

Bioluminescneza Worldrise

Photo by Trevor McKinnon on Unsplash

4. Illumina gli abissi?

Dove la luce naturale non arriva, domina la bioluminescenza.
Tra le noci di mare, che si illuminano in sincronia con il nuoto, e i calamari lucciola vestiti di luci come in un rave party, le profondità oceaniche sono il regno delle luci biologiche. 

5. È usata per attrarre le prede?

Le famose rane pescatrici usano l’appendice carnosa bioluminescente come una canna da pesca munita di esca luminosa, mentre i polpi del genere Stauroteuthis possiedono luci intorno ai loro becchi per attrarre le prede nella “rete” delle loro braccia, come le lampare utilizzate dai pescatori per pescare.

6. È una risorsa multitasking?

Tramite delle ghiandole chiamate “fotofori”, molti organismi utilizzano la bioluminescenza per ingannare i predatori, accendendo i fotofori sotto al ventre così da imitare la luce naturale proveniente dalla superficie, e per comunicare, infatti nei pesci lanterna ogni singola specie ha il suo linguaggio di luci!

7. Potrebbe far splendere l’intero Oceano?

Seppur poco conosciuti, i pesci lanterna contano più di 300 specie e sono tra i principali abitanti delle profondità marine. Solamente loro, utilizzando la bioluminescenza, potrebbero illuminare il  65% della biomassa dei pesci dell’intero pianeta!

Bioluminescenza Worldrise

Photo by Kevin Wolf on Unsplash

8. È usata anche dagli squali?

Lo squalo tagliatore, Isistius brasiliensis, possiede fotofori con cui attira prede di varie dimensioni, anche più grosse di lui, per mordere in tagli netti e perfettamente circolari. Proprio da questo suo comportamento deriva il suo secondo nome comune “squalo stampo per biscotti”. 

9. È entrata nel diario di bordo di Cristoforo Colombo?

I vermicane del genere Syllidae sono bioluminescenti. In particolari notti di luna piena, le femmine nuotano in superficie per una spettacolare danza d’amore. Le protagoniste di questo rito magico sono proprio le luci! Questa danza sembra sia stata documentata per la prima volta da Cristoforo Colombo al suo arrivo nelle Americhe a bordo della caravella Santa Maria. 

10. Viene copiata per nuove scoperte?

La medusa del genere Atolla quando viene toccata emette un pattern di luci blu particolarmente attraente e ipnotico per gli organismi marini. Riproducendo il pattern artificialmente si è riusciti ad attrarre sotto le telecamere persino l’elusivo calamaro gigante! Questa tecnica permette così di avanzare nella ricerca e scoprire la biodiversità del vasto oceano. 

Autore: Worldrise

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