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Il declino delle barriere coralline rappresenta il primo tipping point planetario

Autrice: Emily Tanganelli

Perché i collassi ecosistemici sono una nuova realtà climatica che i governi non possono più ignorare.

La comunità scientifica ha parlato chiaro:  la Terra ha varcato una soglia irreversibile ed è entrata in una “nuova realtà”. Il degrado delle barriere coralline dovuto al surriscaldamento rappresenta il primo punto di non ritorno, o tipping point, della Terra. Se fino a poco tempo fa i punti di non ritorno erano principalmente ipotesi future, oggi sono una realtà allarmante.

L’ultimo rapporto Global Tipping Points 2025 ha evidenziato questo dato drammatico, ma fondamentale, per comprendere appieno la gravità e l’urgenza della crisi climatica che stiamo affrontando.  Con un riscaldamento globale ormai tra 1,3 e 1,4 °C rispetto ai livelli preindustriali, abbiamo oltrepassato il limite di tolleranza delle barriere coralline. Questo significa che questi ecosistemi, custodi di una biodiversità marina straordinaria e fondamentali per l’equilibrio degli oceani, sono giunti a un livello di impoverimento generalizzato e affrontano una crisi senza precedenti.

Oltrepassare questi punti di non ritorno riduce la capacità della Terra di far fronte all’interferenza umana, amplificando gli impatti e trasformando la crisi climatica in una questione con ricadute importanti anche per i diritti umani: è necessario uno sforzo congiunto per aumentare la resilienza degli ecosistemi.

IL FRAGILE MONDO DEI CORALLI

Le barriere coralline  ospitano la più alta biodiversità di tutti gli ecosistemi a livello globale. Nonostante coprano meno dello 0.1% del fondo oceanico, questi habitat custodiscono più di un quarto di tutte le specie di pesci, oltre a molte altre specie di animali marini. Tra questi sono inclusi molti organismi essenziali per l’alimentazione di circa 3 miliardi di persone, che ottengono proteine animali e nutrienti vitali per la sicurezza alimentare globale proprio a partire dal pesce, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Il declino delle barriere coralline riduce la disponibilità e la qualità del pesce, causando potenziali carenze nutrizionali e problemi di salute. Contemporaneamente, compromette i mezzi di sussistenza di quasi 61.8 milioni di persone che dipendono dalle piccole pesca per reddito e sicurezza alimentare.

Inoltre, le barriere coralline agiscono come barriere naturali, proteggendo le coste dalle tempeste, dalle alluvioni e dall’erosione. La loro scomparsa aumenta la vulnerabilità delle comunità costiere a eventi climatici estremi, con conseguenze dirette sulla salute pubblica per via di inondazioni, danni a infrastrutture, problemi di igiene e aumento di malattie legate all’acqua. Infine, il degrado dell’ecosistema marino può favorire la proliferazione di patogeni e condizioni ambientali che aumentano il rischio di malattie sia per gli organismi marini che per gli esseri umani.

Sbiancamento dei coralli

Foto via Canva

Il riscaldamento degli oceani ha causato un aumento degli eventi di bleaching corallino: i coralli espellono le alghe simbiotiche che li nutrono e colorano. Negli ultimi anni, questi eventi sono diventati più frequenti e devastanti, privando i coralli dei periodi di ripresa necessari e facendo precipitare intere barriere in uno stato di mortalità diffusa, che le rende incapaci di fornire i servizi ecosistemici fondamentali per la vita marina e umana.

ALTRI SISTEMI TERRESTRI SUL FILO DEL RASOIO

Non soltanto le barriere coralline sono in pericolo. Il rapporto evidenzia che altri sistemi critici della Terra sono prossimi a superare i loro tipping points con implicazioni globali: tra questi il permafrost artico, le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide occidentale e le correnti oceaniche del Nord Atlantico, in particolare il cosiddetto North Atlantic subpolar gyre.

Questi sistemi sono cruciali per regolare il clima globale e mantenere gli habitat naturali. Se oltrepassati, potrebbero innescare processi di retroazione negativa che accelererebbero il riscaldamento e amplificherebbero i danni ambientali.

IL RUOLO CRUCIALE DELLA GOVERNANCE PER PREVENIRE IL DISASTRO

Di fronte a questa crisi, sempre più complessa e interconnessa, il rapporto Global Tipping Points evidenzia chiaramente che la governance tradizionale risulta insufficiente per affrontare le sfide attuali. Serve un sistema di gestione innovativo, anticipatorio e sistemico, capace di andare oltre le tradizionali sale delle negoziazioni internazionali per rispondere con rapidità ed efficacia a situazioni in continuo cambiamento. Questa nuova forma di governance deve essere in grado di costruire coalizioni multifunzionali che mettano insieme governi, settore privato, comunità scientifica e società civile, ognuno con ruoli, responsabilità e competenze specifiche. Solo con un coordinamento sistemico e una collaborazione integrata su scala globale e locale sarà possibile implementare politiche efficaci e rapide per contrastare il degrado degli ecosistemi e le conseguenze del cambiamento climatico.

Corallium rubrum

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ACCELERARE I TIPPING POINTS POSITIVI PER IL FUTURO

La sfida è orientare il sistema globale verso tipping points positivi: punti critici che spingano verso la sostenibilità. Esempi concreti includono azioni su energia pulita, mobilità elettrica, sistemi alimentari sostenibili e tecnologie verdi.

Il rapporto raccomanda anche di rafforzare la supervisione globale per assicurare transizioni scalabili e giuste, evitando ulteriori perdite irreversibili e garantendo una giusta transizione per tutti.

UN APPELLO ALL’AZIONE GLOBALE E LOCALE

La complessità del rischio climatico e ambientale richiede uno sforzo congiunto globale e azioni locali concrete. Mentre la mitigazione globale è fondamentale, interventi locali per ridurre fattori di stress non climatici, come sovrapesca, inquinamento e deforestazione, aumentano la resilienza di ecosistemi come barriere coralline e foresta amazzonica.

Le comunità costiere, i governi nazionali e le organizzazioni devono collaborare per proteggere gli ecosistemi marini e garantire politiche climatiche inclusive e rispettose delle realtà socio-economiche. Solo così si potrà invertire la rotta e salvaguardare non solo le risorse naturali, ma anche la dignità e il futuro di milioni di persone che dipendono da questi sistemi.

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BIBLIOGRAFIA

• FAO. (2024). The State of World Fisheries and Aquaculture 2024 – Blue Transformation in action. Rome. Disponibile online: https://doi.org/10.4060/cd0683en
• IUCN. (2017). Coral reefs and climate change: Issues brief. Disponibile online: https://iucn.org/sites/default/files/2022-04/coral_reefs_and_climate_change_issues_brief_final.pdf
• Lenton, T. M., Milkoreit, M., Willcock, S., Abrams, J.F., Armstrong McKay, D.I., Buxton, J.E., Donges, J.F., Loriani, S., Wunderling, N., Alkemade, F., Barrett, M., Constantino, S., Powell, T., Smith, S.R., Boulton, C. A., Pinho, P., Dijkstra, H.A., Pearce-Kelly, P., Roman-Cuesta, R.M., Dennis, D. (Eds.). (2025). The Global Tipping Points Report 2025. University of Exeter, Exeter, UK. ©The Global Tipping Points Report 2025, University of Exeter, UK. Disponibile online: https://global-tipping-points.org/resources-gtp/ 

Autrice: Emily Tanganelli

Emily Tanganelli è una giovane esperta nella gestione delle risorse naturali, con una fortissima passione per il mare e le creature vegetali ed animali che lo vivono. Ha esperienza internazionale in ambito ONU a livello globale e nel lavoro sul campo con ONG locali. Attualmente, si trova sull’Isola di Pemba, a Zanzibar, dove coordina un progetto dedicato alla conservazione della zona costiera a nord dell’isola, aiutando le comunità a creare opportunità economiche che uniscono tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Se fosse una creatura marina, le piacerebbe essere un corallo, con una vita fatta di connessioni profonde e invisibili.

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