Skip to main content

Tra isole e atolli di corallo, partiamo per esplorare uno degli arcipelaghi più affascinanti dell’Oceano Indiano: le Maldive.

Una leggenda islamica narra che Allah, dopo la creazione del mondo, ammirandolo dall’alto e rimasto colpito dalla sua bellezza, si commosse fino alle lacrime: tali lacrime, incontrando l’acqua del mare, formarono lo sterminato numero di isole che costituiscono l’arcipelago delle Maldive. Per l’esattezza, sono 1192 e sono raccolte in 26 atolli nell’Oceano Indiano, a circa 700 km dallo Sri Lanka. Qui vivono oltre 250 specie di coralli, circa mille specie di pesci e molluschi e 21 specie di cetacei.

Foto di Jailam Rashad via Unsplash

Come nasce un atollo?

La formazione delle isole Maldive è iniziata più di 60 milioni di anni fa, in seguito all’attività vulcanica del punto caldo situato vicino all’attuale isola de La Reunion. Il primo a fornire una teoria sulla genesi degli atolli, scogliere coralline generalmente di struttura circolare, che racchiudono una laguna interna collegata all’oceano tramite piccoli canali, è stato Charles Darwin, che ne identificò la causa nei movimenti delle placche terrestri. Secondo lo studioso, la formazione degli atolli è dovuta a una graduale immersione, per subsidenza, delle isole di origine vulcanica: il cono vulcanico sprofonda e la barriera si accresce via via formando una struttura ad anello. Secondo la teoria elaborata dallo studioso Daly nel 1915, la causa scatenante è invece da ricercarsi nelle variazioni del livello del mare, causate a loro volta dall’alternarsi di periodi glaciali e interglaciali. Infatti, quando il livello del mare si abbassa, la roccia calcarea viene esposta all’erosione chimico-fisica, mentre quando si alza il corallo può continuare a crescere. Entrambe le teorie sono da considerarsi valide e si integrano l’una con l’altra.

Immagine da regnonatura.wordpress.com

Hotspot di biodiversità

Immergersi alle Maldive dà la sensazione di essere parte di una natura ancora incontaminata: politiche di protezione dell’ambiente marino sono state avviate già negli anni Settanta e le isole sono state preservate dagli scempi edilizi grazie a regole ferree. La ricchissima biodiversità degli atolli è favorita dalla geografia stessa: infatti nelle pass, cioè canali di comunicazione tra le lagune interne e il mare aperto, sono convogliate correnti, talvolta anche forti, che trasportano una grande quantità di nutrimento. Il plancton attira qui i pesci più piccoli, che a loro volta attirano i predatori apicali, quali barracuda, carangidi e svariate specie di squali, fra cui lo squalo tigre, lo squalo martello e lo squalo grigio.

Un nuovo “fiore” nel giardino delle Maldive

Una nuova coloratissima specie di pesce è stata recentemente identificata nelle acque maldiviane: il labro fatato velato di rosa (Cirrhilabrus finifenmaa). Il nome del pesce deriva dalla lingua indigena, in cui  “finifenmaa” significa “rosa”, in riferimento non solo alla sua livrea rosata, ma anche al fiore nazionale delle Maldive. Nonostante l’arcipelago ospiti migliaia di pesci, in molti casi anche endemici di queste isole, per la prima volta a battezzare la specie è stato un ricercatore locale.

Gli esemplari di labro fatato vivono tra i 30 e 150 metri di profondità, nelle barriere coralline crepuscolari, formate cioè da coralli adattati a condizioni di luminosità ridotta. Gli individui di questa specie erano stati per anni confusi con quelli appartenenti alla specie Cirrhilabrus rubrisquamis, ma le analisi del DNA ne hanno confermato la distinzione genetica.

Foto di AR Emery and R Winterbottom via Wikipedia

Tra gli squali balena ad Ari Sud

Nell’atollo di Ari Sud, composto da 50 isole a sud-ovest rispetto alla capitale Malè, è frequentissima la presenza di squali balena (Rhincodon typus): questi pesci, che misurano fino a 12 metri di lunghezza, seguono il plancton, di cui si nutrono, spostandosi in estate nelle zone più ad est dell’atollo e in inverno in quelle ad ovest. Per osservarli non è necessario essere dei sub, poiché gli squali si spingono a nuotare a pelo d’acqua ed è possibile immergersi con loro, mantenendo le dovute distanze per un avvistamento sostenibile, anche con una semplice maschera. 

Per tutelare questi giganti del mare è nato il Maldives Whale Shark Research Program (MWSRP), un ente di beneficenza che svolge ricerca sugli squali balena e promuove iniziative di conservazione: tra i progetti più importanti vi è “Microplastics-Macrodisaster”, che studia l’effetto delle microplastiche su questi animali. Nonostante siano considerate un vero paradiso terrestre,  la concentrazione di microplastiche nelle acque delle Maldive è infatti molto alta: secondo uno studio della Flinders University, in Australia, sono oltre 1.000 le microparticelle per chilo di sabbia analizzata. Con buona probabilità, la maggior parte  viene trasportata qui dalle correnti oceaniche e proviene dall’India, ma i maldiviani stanno comunque cercando di ridurne la quota locale, migliorando la gestione dei rifiuti e implementando la depurazione delle acque reflue.

Squalo balena – foto via Unsplash

Nuotando con le mante

Uno dei santuari d’immersione più affascinanti delle Maldive è l’atollo di Noonu, dichiarato Riserva mondiale della Biosfera dall’UNESCO: le isole che lo compongono ospitano una numerosissima popolazione di mante (Manta birostris), che qui vengono studiate e protette. Gli esemplari sono avvistabili tutto l’anno, ma si spostano tra le diverse isole dell’atollo in base ai monsoni, venti periodici tipici dell’Oceano Indiano. Nonostante la loro popolarità tra i subacquei e gli amanti dello snorkeling, molti aspetti della loro vita rimangono un mistero. 

La pesca indiscriminata e il by-catch, inoltre, hanno avuto impatti devastanti sulle popolazioni di mante di tutto il mondo: per proteggere questi affascinanti animali e coordinare gli sforzi di conservazione è stata fondata l’associazione Manta Trust, che collabora con numerosi enti in tutto il mondo e che alle Maldive ha all’attivo numerosi progetti, che mirano anche al coinvolgimento della popolazione locale.

Nel regno dei cetacei

Le acque cristalline delle Maldive sono la casa di ben 21 specie di cetacei. La specie più comune da avvistare è la stenella dal lungo rostro (Stenella longirostris), ma sono presenti anche tursiopi (Tursiops truncatus), grampi (Grampus griseus) e globicefali di Grey (Globicephala macrorhynchus). Negli atolli a sud, inoltre, è possibile incontrare il peponocefalo (Peponocephala electra), un delfinide dalla livrea scura che qui, contrariamente ad altre regioni del suo areale, si spinge fin sotto costa e si avvicina alle imbarcazioni. Da novembre ad aprile si avvistano anche esemplari di balenottera azzurra (Balaenoptera musculus), che trascorrono l’inverno nelle acque calde a riprodursi ed allevare i piccoli.

Stenelle dal lungo rostro (Stenella longirostris)- foto di Jeremy Bezanger via Unsplash

Un mare luminoso

Elencare tutti i luoghi paradisiaci delle Maldive è impossibile, ma una spiaggia risulta essere particolarmente suggestiva: si tratta di quella dell’isola di Vaadhoo. Qui, di notte, il bagnasciuga si trasforma in un fluorescente “cielo stellato”: milioni di organismi marini fitoplanctonici, a contatto con la sabbia, emettono un’intensa luce blu. Molto probabilmente i geni per la bioluminescenza si attivano in questi organismi a causa dello stress generato dal moto ondoso, che li spinge con forza l’uno contro l’altro, generando agli occhi umani uno spettacolo meraviglioso.

Il fitoplancton risulta essere particolarmente sensibile all’aumento della temperatura, quindi la sua presenza è indice di un buono stato di salute delle acque. L’arcipelago conta, infatti, ben 33 riserve naturali e aree marine protette: gli enti governativi hanno capito che offrire protezione alle isole è fondamentale anche per l’economia del Paese, che dipende fortemente dalla salute delle sue barriere coralline e dei suoi ecosistemi. L’innalzamento del livello del mare, causato dall’aumento delle temperature, mette in serio pericolo l’esistenza stessa degli atolli, che rischiano di essere sommersi. 

Bioluminescenza Worldrise

Photo by Kevin Wolf on Unsplash

È necessario, quindi, attuare politiche globali di protezione dell’ambiente: andando avanti di questo passo, ecosistemi come quello delle Maldive rischiano di scomparire per sempre. I Paesi si devono impegnare concretamente, limitando le emissioni di gas serra e arrivando a proteggere almeno il 30% dei mari entro il 2030: la campagna 30×30 Italia di Worldrise mira proprio a questo, inseguendo un obiettivo ambizioso ma indispensabile per la salute del nostro mare, che solo lavorando insieme saremo in grado di raggiungere.

Bibliografia e sitografia
Autrice: Sara Parigi

Leave a Reply