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Le migrazioni nel grande blu, parte 2 Skip to main content

Continuiamo a seguire i grandi viaggiatori oceanici lungo le loro rotte migratorie, per scoprirne segreti e curiosità!

Il fenomeno della migrazione è molto diffuso tra gli animali marini, sia tra i vertebrati che gli invertebrati, e presenta una notevole variabilità. Nel precedente articolo avevamo definito cosa si intende per comportamento migratorio in etologia e ne avevamo identificato le cause. Vediamo adesso in dettaglio le rotte di alcuni animali!

1. BALENA GRIGIA

La balena grigia (Eschrichtius robustusè un cetaceo che abita nelle acque dell’Oceano Pacifico settentrionale. Questo misticete compie una migrazione di andata e ritorno di ben 20.000 km, nuotando a circa 3-4 km/h da aree di foraggiamento situate lungo le coste dell’Alaska e nel Mare di Bering, ad aree riproduttive lungo la costa messicana.

All’inizio dell’inverno, in risposta a cambiamenti ormonali, si muove infatti verso sud per accoppiarsi nelle acque calde e basse della Baja California, dove le femmine gravide dall’anno precedente danno alla luce i loro piccoli. I neonati sono lunghi circa 4 metri e possono pesare fino a 600 kg, con un aumento anche di 40 kg al giorno grazie al latte delle loro mamme, ricco di grassi. A marzo i maschi si spostano nuovamente a nord, ritornando nella zona alimentare, seguiti dalle femmine e dai piccoli, che indugiano nelle lagune fino ad aprile. Il viaggio causa nelle balene una perdita di peso anche del 40%: perché dunque percorrere tutta questa strada? Probabilmente questi animali continuano a frequentare le stesse aree che un tempo, prima della deriva dei continenti, si trovavano molto più vicine.

Balene grigie, Baja California, Messico – foto via Canva

Alcuni studi suggeriscono, inoltre, che nelle acque a basse latitudini, si riduca il rischio di predazione da parte delle orche, il che rappresenta un vantaggio selettivo per le femmine gravide di balena. Il lungo digiuno sostenuto, poi, riduce anche il carico di parassiti di questi animali. Agli scopi riproduttivi e alimentari, dunque, si associa anche quello di elusione dei predatori.

2. STERNA ARTICA

La sterna artica (Sterna paradisaea) è l’uccello che percorre le rotte migratorie più lunghe: nel corso dei suoi 30 anni di vita può attraversare una distanza pari a sei volte quella tra la Terra e la Luna!

Il suo viaggio parte dalle regioni artiche in cui soggiorna durante l’estate nell’emisfero settentrionale e termina in Antartide, dove permane fino al successivo cambio di stagione. La sua rotta non è lineare, ma a forma di “S”: fa sosta infatti alle Azzorre per nutrirsi prima della traversata, poi si dirige verso le coste dell’Africa e da lì prosegue fino al Polo Sud, coprendo in media 330 km al giorno. La via del ritorno, invece, non fa tappa nell’arcipelago portoghese, ma passa dai Caraibi. Le rotte precise sono state scoperte grazie a speciali geolocalizzatori applicati su alcuni uccelli.

Stormo di sterne artiche – foto via Canva

3. SARDINA 

La sardina (Sardina pilchardus) rappresenta un altro esempio di migrazione da aree di riproduzione ad aree di accrescimento. Nel Mare Adriatico, in particolare, sono stati effettuati numerosi studi, che hanno individuato un’area riproduttiva nella porzione settentrionale (lungo le coste del Friuli Venezia Giulia) e una nella porzione meridionale, in acque dalmate. Queste due zone sono ricche di nutrienti, ma instabili dal punto di vista idrologico: per tale motivo, in inverno, le due popolazioni di sardine migrano in aree più al largo, dove si riproducono. Ciò consente alle future larve di svilupparsi in un ambiente più favorevole. A primavera si verifica la migrazione opposta: adulti e giovanili si spostano verso le aree costiere, alla ricerca di cibo. Infatti, l’intensa attività riproduttiva provoca un notevole dispendio energetico e il consumo delle riserve lipidiche, che devono essere reintegrate.

Un altro luogo in cui si può assistere alla grande migrazione di questi pesci è il Sud Africa: ogni anno, ad inizio maggio, grandi banchi di sardine nuotano verso la costa di KwaZulu-Natal, dove rimangono fino a luglio. 

Conosciamo ben poco di questo fenomeno, ma gli scienziati ritengono che la temperatura dell’acqua debba scendere al di sotto dei 21 °C perché la migrazione inizi: ciò fa capire quanto i cambiamenti climatici possano influire sui cicli biologici di questa specie.

Sardine – foto via Canva

4. ANGUILLA

Per secoli le abitudini riproduttive dell’anguilla (Anguilla anguilla) sono rimaste avvolte nel mistero. Solo nel 1896 due naturalisti italiani, Giovanni Battista e Salvatore Calandruccio, scoprirono la chiave dell’origine delle anguille, grazie ad alcuni esemplari allevati di un piccolo pesce denominato Leptocephalus brevirostris: crescendo, i leptocefali perdevano la loro trasparenza, il corpo diventava sempre più affusolato, fino a metamorfosare in ceche, ovvero giovani anguille. Un altro importante passo fu compiuto dall’oceanografo danese Johannes Schmidt, nel 1904: egli notò che le larve più piccole si trovavano solo nell’area del Mar dei Sargassi, mentre, avvicinandosi all’Europa, lo stadio di sviluppo era sempre più avanzato. 

Oggi sappiamo che le anguille europee rimangono circa due o tre anni allo stadio larvale, il tempo che impiegano le correnti a trasportarle alla foce dei fiumi; i maschi si stabiliscono in delta ed estuari, mentre le femmine continuano il loro viaggio nuotando controcorrente verso l’interno e stabilendosi in acque dolci fino ai 10-15 anni. Poi, in autunno, le femmine raggiungono i maschi, pronte per intraprendere una lunga migrazione di sola andata lunga circa 7000 km verso il Mar dei Sargassi. Prima di intraprendere il viaggio, subiscono una serie di modificazioni: la pelle da verde bronzo diventa argentea per mimetizzarsi con le profondità oceaniche, gli occhi diventano più grandi per vedere meglio in profondità. Gli accumuli di grasso sono utilizzati totalmente, perché le anguille non si nutrono durante tutto il percorso. Arrivate a destinazione, si riproducono e poi muoiono, debilitate dalla fatica.

Anguilla – foto via Canva

5. SQUALO ELEFANTE 

In inverno, questo enorme pesce cartilagineo compie migrazioni di migliaia di chilometri verso le acque tropicali dell’Oceano Atlantico, rimanendo a profondità comprese fra i 200 e i 1000 metri. In primavera, però, gli squali elefante (Cetorhinus maximussi raggruppano vicino ad alcune aree costiere, fra cui l’Irlanda e il Massachusetts, e si mettono a nuotare in circolo. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Southampton, guidati da David Sims, ha analizzato questo strano comportamento grazie all’aiuto di droni: secondo gli studiosi si tratta della versione marina dello speed dating. Gli squali, nuotando in circolo, valutano l’aspetto la forma fisica dei conspecifici dopo la migrazione, individuando così il partner più prestante con cui accoppiarsi.

Squalo elefante – foto via Canva

Questi esempi ci forniscono solo un’idea della complessità dei cicli biologici esistenti in Natura. Il quadro è poi ancora più intricato: ogni specie, infatti, non è isolata, ma è inserita in una rete trofica e interagisce con le altre. Noi umani, spesso, non teniamo conto delle esigenze degli animali migratori, catturando i pesci durante stadi larvali non appropriati o non tutelando aree che invece sono di fondamentale importanza per l’alimentazione o la riproduzione di alcune specie. Il primo passo per tutelare queste creature è la consapevolezza: è importante continuare a fare ricerca poiché “proteggiamo ciò che amiamo, ma per amare abbiamo bisogno di conoscere”.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
  • Biologia marina-Biodiversità e adattamento degli ecosistemi marini, Roberto Danovaro, ed. UTET
  • Balene e delfini, Mark Carwardine, Erich Hoyt, R. Ewan Fordyce, Peter Gill, ed. DeAgostini
  • Balene, delfini e foche, Hadoram Shirihai, Brett Jarrett, Ricca editore
  • Pianeta Oceano, Mariasole Bianco, Rizzoli ed.
  • https://www.biopills.net/migrazioni-animali/
  • http://www.biologiamarina.eu/Migrazioni%20anguille.html
  • https://www.lescienze.it/news/2010/01/13/news/la_migrazione_piu_lunga-576533/
  • https://www.pnas.org/doi/full/10.1073/pnas.0909493107
  • https://greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/perche-le-sardine-del-sudafrica-nuotano-in-massa-fino-a-una-trappola-ecologica/
  • https://bajacaliforniatravel.it/la-balena-grigia-della-bassa-california/
Autrice: Sara Parigi

Sara è volontaria Worldrise e autrice per SeaMag dal 2021. Attualmente è iscritta al terzo anno di Scienze Biologiche presso l’Università di Firenze. Appassionata di cetacei fin da quando era bambina, se fosse un animale marino sarebbe una balenottera, un po’ schiva e introversa, ma anche pacata e razionale.

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