Le alghe hanno un’incredibile capacità di immagazzinare anidride carbonica attraverso il processo della fotosintesi clorofilliana: assorbendo CO₂ e rilasciando ossigeno, fondamentale per la vita sottomarina e terrestre, le alghe contribuiscono a ridurre drasticamente l’effetto dannoso dei gas serra sul nostro Pianeta. Ecco perché questi organismi assumono un ruolo fondamentale nella lotta contro il cambiamento climatico e la loro salvaguardia e valorizzazione dovrebbero essere per noi di primaria importanza.
Nell’ambito della Blue Economy, negli ultimi anni sono sempre di più i progetti e gli studi che si propongono di coltivare le alghe in mare per amplificare il loro potenziale positivo. Uno dei metodi migliori per farlo sembra essere l’acquacoltura rigenerativa.
Si tratta di un sistema a circolo chiuso che permette a molte specie marine, e non, di trarre un proprio vantaggio da questo meccanismo a catena, costituito da procedimenti collegati fra loro: i pesci, infatti, respirano l’ossigeno prodotto dalle alghe coltivate in mare, i mitili si nutrono filtrando e ripulendo l’ambiente circostante dagli scarti dei pesci e infine l’uomo ha la possibilità di utilizzare le alghe come fonte di alimentazione, coltivandole senza uso di pesticidi o antibiotici.
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Anche nel campo dell’agricoltura le alghe si rivelano fondamentali. Apportano sostanza organica utile alla crescita delle piante, mantengono il carbonio organico e la struttura del terreno, aumentano la fertilità del suolo e permettono a molte coltivazioni una maggiore resistenza alle malattie.
Il loro utilizzo in ambito agricolo ha un’origine antichissima, risalente addirittura ai tempi dell’antica Roma. Una volta sciacquate con acqua dolce, l’uomo le adoperava spargendole nei campi o come mangime per il bestiame, scoprendone così gli effetti benefici sulla terra e gli animali.
Ma non tutte le alghe sono uguali, perché le diverse specie, se utilizzate in agricoltura, generano benefici differenti.
Ad esempio le alghe rosse possono migliorare la struttura del terreno. Ce lo dimostra il Litotamnio, una polvere calcarea di origine marina che viene ottenuta dalla macinazione dell’alga Lithothamnium calcareum. Il Litotamnio è composto all’80% di carbonato di calcio e al 10-15% di magnesio, più una piccola percentuale di microelementi e può essere nebulizzato su foglie e frutti creando uno strato difensivo che impedisce l’azione degli insetti masticatori.
Le alghe verdi, invece, sono ricchissime di clorofilla, proteine, vitamine e minerali, per questo motivo vengono usate in agricoltura per stimolare la fotosintesi e la crescita delle piante coltivate. Un esempio è dato da Ulva spp, anche conosciuta come “lattuga di mare”, impiegata come ammendante e fertilizzante del suolo. Anche l’alga verde Enteromorpha spp. è utilizzata come fertilizzante nei terreni ed è un ottimo indicatore per l’inquinamento marino.
Per finire, le alghe brune contengono numerosi polisaccaridi e minerali utili a migliorare la struttura del suolo, aumentandone la capacità di ritenzione idrica e agendo anch’esse come stimolanti per la crescita delle piante. Le più conosciute sono Ascophyllum nodosum, Ecklonia maxima e Laminaria digitata.
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Le alghe possono essere anche una risorsa utile per la salute umana. Basti pensare all’alga spirulina: un’alga azzurra che cresce principalmente nei laghi salati africani e messicani. È una fonte essenziale di vitamina B12 e proteine e, in virtù dei suoi benefici, oggi viene comunemente commercializzata in forma di compresse, polveri, fiocchi o in aggiunta ad alimenti trasformati.
Tra i benefici a lei attribuiti ci sono la prevenzione del cancro, il supporto contro alcune forme di allergia, la perdita di peso e la protezione del fegato.
L’’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) hanno inoltre riconosciuto l’alga spirulina come uno strumento essenziale nella lotta alla denutrizione, che colpisce oltre 700 milioni di persone nel mondo.
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Le alghe possono essere anche una generosa fonte di biocarburanti, grazie alla loro capacità di crescere rapidamente e accumulare elevate quantità di oli (lipidi).
Tra i biocarburanti prodotti dalle alghe troviamo:
• Biodiesel: grazie alla loro capacità di accumulare elevate quantità di lipidi, le microalghe sono particolarmente adatte per la produzione di biodiesel sostenibile. Una fonte importante e alternativa per la produzione di carburante, ottenuta attraverso un processo chimico di reazione tra un trigliceride e un alcool grazie alla presenza di un catalizzatore.
• Bioetanolo: con il loro contenuto di carboidrati, le alghe possono essere sottoposte a un processo di fermentazione per produrre bioetanolo, utile sia come additivo per la benzina che come carburante per motori modificati.
• Biogas: grazie alla loro capacità di produrre elevate quantità di biomassa, le alghe possono essere utilizzate come fonte energetica per produrre biogas, un’altra sorgente alternativa di energia da tenere in grande considerazione.
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In conclusione, le alghe possono svolgere numerosi ruoli positivi in diversi ambiti e conoscerle meglio è il primo passo per poterle utilizzare in maniera sostenibile ed efficace.
• https://www.linkedin.com/pulse/3-benefici-delle-alghe-tra-mitigazione-e-sostenibile-broglia-xgfbc/
• https://wisesociety.it/ambiente-e-scienza/perche-alghe-e-microalghe-sono-fondamentali-per-salute-e-clima/
• https://www.humanitas.it/enciclopedia/integratori-alimentari/spirulina/
• https://agronotizie.imagelinenetwork.com/fertilizzazione/2024/07/17/alghe-in-agricoltura-quando-il-mare-incontra-il-campo/84344#:~:text=Gli%20estratti%20di%20alghe%20vengono,la%20ritenzione%20idrica%20del%20suolo