Gli squali appartengono al gruppo dei Condroitti, pesci caratterizzati da una struttura scheletrica cartilaginea, e in particolare alla sottoclasse degli Elasmobranchi. A differenza di molti altri pesci, gli squali non sono ricoperti da squame ma presentano una pelle molto liscia e resistente, che dona loro una maggiore idrodinamicità e velocità in acqua. Proprio grazie a questa loro pelle caratteristica, gli squali riescono ad essere sempre in movimento, sia di giorno sia di notte.
In acqua si muovono con grazia creando, in chi li osserva da vicino, paura e stupore allo stesso tempo. Sono presenti nei mari di tutto il mondo da oltre 400 milioni di anni e per la maggior parte sono predatori di pesci, mammiferi, tartarughe marine e gabbiani, grazie al loro olfatto molto sviluppato, all’ottimo udito e alla vista acuta. Oltre a questi perfetti predatori, il grande gruppo degli squali è composto anche da specie che si nutrono di plancton, come nel caso dello squalo balena e dello squalo elefante.
A prescindere dalla differente modalità di alimentazione, lo squalo si trova all’apice della catena alimentare, svolgendo un ruolo fondamentale per la salute dell’intero ecosistema marino e mantenendo stabile la struttura e la produttività degli oceani.
Sono circa 465 le specie di squali presenti nei mari di tutto il mondo e variano per aspetto, dimensione e habitat.
All’interno del bacino mediterraneo sono presenti ben 47 specie diverse di squali con una distribuzione cosmopolita in costante mobilitazione e, in alcuni casi, anche un vero e proprio comportamento migratorio.
Vediamo nel dettaglio alcune tra le specie più comuni!
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Negli ultimi anni diverse popolazioni di squali hanno perso più del 90% dei loro individui a causa di varie attività di origine antropica. Tra le cause principali della diminuzione degli squali ritroviamo la sovrapesca, le catture accidentali insieme alla specie target durante l’attività di pesca commerciale, il commercio principalmente illegale delle pinne e della loro carne. L’Italia stessa rappresenta uno dei maggiori consumatori mondiali di carne di squalo. Inoltre, diversi studi di ecotossicologia hanno portato alla luce un grande accumulo di metalli pesanti nel corpo di alcuni squali, dovuto proprio alla loro posizione nella catena trofica.
Stando a recenti studi del WWF, circa il 50% delle specie di squalo del Mediterraneo è a rischio estinzione.
Nonostante il pericolo maggiore per gli squali sia l’uomo, è proprio quest’ultimo a temerli di più.
Ma sono davvero così spaventosi e pericolosi per noi?
È stato stimato che, ogni anno e in tutto il mondo, circa 6-10 persone muoiano per attacchi da parte di squali. Benchè si tratti chiaramente di disgrazie, si tratta di un numero piuttosto basso, soprattutto se messo a confronto con il numero di squali uccisi annualmente dall’uomo: sono circa 100 milioni gli squali che ogni anno perdono la vita per cause antropiche, la maggior parte a causa del commercio illegale di pinne, il restante numero per via della pesca o perché vengono intrappolati accidentalmente nelle reti.
Le minacce che gli squali affrontano sono tante, ma esistono delle azioni che possono contribuire alla loro salvaguardia.
La conservazione degli squali nel Mediterraneo è fondamentale per mantenere l’equilibrio degli ecosistemi. Per garantire la sopravvivenza di questi individui è necessario che vengano attuate misure di conservazione come, ad esempio, la protezione degli habitat delle specie in pericolo, la regolamentazione della pesca, oltre ad aumentare la consapevolezza dei cittadini circa l’importanza e il valore che gli squali rappresentano per l’ecosistema marino. Conoscendo meglio la loro biologia e sfatando i miti che li rendono dei mostri, possiamo contribuire positivamente alla loro conservazione.
Alcune specie godono già di protezione parziale o totale, tante sono ancora pescate e commercializzate, nonostante il 37% delle specie presenti nel Mediterraneo sia stato classificato dall’IUCN come in pericolo di estinzione o minacciato.
Esistono numerose iniziative tese a favorire la conservazione degli squali, soprattutto attraverso l’informazione e la sensibilizzazione del pubblico, spesso ignaro di queste problematiche. In alcuni Paesi si sta diffondendo un progetto dedicato al recupero delle uova di squalo pescate accidentalmente: una volta prelevate dal loro ambiente naturale, queste uova vengono mantenute in acquario fino alla loro schiusa. Solo in seguito, al momento più opportuno per la loro sopravvivenza, i piccoli di squalo vengono rilasciati in mare.
Servono però misure mirate nella gestione della pesca e delle Aree Marine Protette (AMP), ad oggi ancora del tutto carenti. Inoltre, ognuno di noi può essere parte attiva nella conservazione degli elasmobranchi, accertandosi sempre di non acquistare e consumare specie di squali protette o a rischio estinzione e segnalare eventuali avvistamenti chiamando la Guardia Costiera o associazioni che si occupano di conservazione marina. In questo modo è possibile aumentare la quantità di dati e le conoscenze utili a rendere le azioni di salvaguardia più efficaci.
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