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Una costituzione per l’oceano: il trattato sull’alto mare è una svolta storica

Autrice: Emily Tanganelli

Cosa significa il nuovo trattato sulla biodiversità dell’alto mare e perché riguarda il futuro di tutti

Dopo oltre vent’anni di trattative e due anni dall’adozione all’ONU, il conto alla rovescia di 120 giorni è finalmente scattato: con l’adesione da parte di Marocco e Sierra Leone, il trattato sull’alto mare ha raccolto le 60 ratifiche nazionali che servivano per la sua adozione. Una rivoluzione per la salvaguardia dell’oceano, che rappresenta il più grande e inesplorato ecosistema del Pianeta.

CHE COSA S’INTENDE PER “ALTO MARE”?

Quando si parla di “alto mare” si fa riferimento a tutte quelle zone dell’oceano e dei fondali marini che non sono sotto il controllo di alcun singolo Stato. Queste aree coprono circa il 64% delle acque oceaniche e quasi metà della superficie terrestre: territori senza confini, liberi ma purtroppo spesso privi di protezione reale.

L’assenza di giurisdizione statale rende l’alto mare un terreno vulnerabile a molteplici minacce: pesca eccessiva, estrazione mineraria, inquinamento e perdita irreversibile di biodiversità. Attualmente, solo l’1,5% delle acque internazionali è protetto. Con questo trattato, la percentuale potrà finalmente crescere, aprendo la strada a una gestione più equa e sostenibile del nostro oceano, in linea con il raggiungimento dell’obiettivo 30×30: proteggere almeno il 30% dei nostri mari entro il 2030.

IL TRATTATO BBNJ IN BREVE: QUATTRO PILASTRI PER IL FUTURO

Conosciuto formalmente come Agreement on the Conservation and Sustainable Use of Marine Biodiversity of Areas Beyond National Jurisdiction (BBNJ), questo trattato rappresenta il primo accordo internazionale giuridicamente vincolante per tutelare la vita marina nelle acque di tutti e di nessuno. Ecco i quattro pilastri che lo caratterizzano:

• Risorse genetiche marine
Per la prima volta, il trattato regolerà l’accesso e l’utilizzo dei geni, del DNA e delle altre sequenze genetiche degli organismi marini in alto mare. Risorse che possono essere studiate per lo sviluppo di nuovi medicinali, alimenti e soluzioni bio-based. L’accordo stabilisce che i benefici derivanti da questi usi, sia economici che tecnologici, vadano distribuiti equamente tra tutti i Paesi, promuovendo giustizia e cooperazione. 

• Aree Marine Protette (AMP) internazionali
Il trattato prevede un quadro legale per istituire grandi riserve marine dove la biodiversità potrà essere finalmente tutelata. Questo passaggio è essenziale per raggiungere l’obiettivo globale di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030, come dichiarato dagli ultimi accordi internazionali sull’ambiente.

• Valutazione dell’impatto ambientale
Ogni nuova attività economica proposta in queste aree, sia essa pesca industriale, estrazione mineraria o altro, dovrà essere sottoposta a rigorose valutazioni d’impatto ambientale secondo standard globali, rendendo trasparente e partecipato il processo decisionale.

• Costruzione di capacità e trasferimento tecnologico
Centrale nel trattato è anche l’impegno a sostenere i Paesi in via di sviluppo, offrendo assistenza tecnica, formazione e strumenti per accedere alle nuove tecnologie marine. Questo stimolerà la cooperazione internazionale col tentativo di ridurre le disuguaglianze tra Stati.

Foto via Canva

PERCHÈ IL NUOVO TRATTATO SULL’ALTO MARE CI RIGUARDA TUTTI

Nonostante queste acque siano tra le zone meno conosciute e meno protette della Terra, un oceano sano, nella sua interezza, è fondamentale per la vita sulla Terra: regola il clima globale, fornisce ossigeno, cibo e lavoro a miliardi di persone e ospita quasi un milione di specie conosciute ad oggi. È un enorme serbatoio di biodiversità, ancora in gran parte inesplorata, che rappresenta una ricchezza unica per la scienza e per potenziali scoperte mediche e biotecnologiche. Filtra e purifica l’acqua, assorbe gran parte dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo, contribuendo a rallentare il cambiamento climatico, e regola i cicli naturali che sostengono anche gli ecosistemi terrestri. Proteggere l’oceano significa garantire la salute dell’intero Pianeta e il benessere delle generazioni presenti e future.

Eppure il degrado degli ecosistemi marini, tra inquinamento, crisi climatica, pesca non regolamentata e attività industriali invasive, è una realtà. L’alto mare, spesso definito “terra di nessuno”, è uno dei luoghi in cui questi fenomeni sono più evidenti, a causa di regole deboli e frammentate. Oggi, con questa nuova cornice giuridica, abbiamo gli strumenti per cambiare rotta.

Il trattato sull’alto mare è infatti considerato una “costituzione degli oceani”: crea un sistema multi istituzionale e multilaterale di gestione, con regole chiare e condivise tra le parti, puntando a mettere fine al “far west” delle acque internazionali e favorendo una governance trasparente, equa e davvero globale.

Foto via Canva

E ORA? ACCELERARE L’AMBIZIONE E COINVOLGERE TUTTI

L’entrata in vigore effettiva del trattato partirà dopo 120 giorni dalla sessantesima ratifica, quindi il 17 Gennaio 2026. Da quel momento, i Paesi che aderenti avranno diritto di voto su come applicare e far rispettare le regole; chi resterà fuori rischia di perdere voce in capitolo.

Come ha ricordato Rebecca Hubbard, Direttrice della High Seas Alliance, raggiungere le 60 ratifiche è un traguardo senza precedenti, ma serve l’impegno di tutti per garantire il successo dell’accordo. La vera sfida sarà ora tradurre questo successo diplomatico in iniziative concrete: servono risorse, collaborazioni trasversali e monitoraggio costante. Il rischio è che grandi potenze, come la Cina e gli Stati Uniti, restino fuori dal processo, limitando di fatto la portata del trattato.

La priorità è accelerare l’implementazione, garantire i finanziamenti e, soprattutto, rafforzare la partecipazione globale. Per la prima volta dopo decenni di incertezze, abbiamo uno strumento che istituzionalizza la difesa di quella che resta la più preziosa e vasta frontiera del nostro Pianeta.

Mappa dei Paesi che hanno ratificato il Trattato

Aggiornata al 29 settembre 2025. Consultala in tempo reale qui – Credit: High Seas Alliance

BIBLIOGRAFIA

• Agreement under the United Nations Convention on the Law of the Sea on the Conservation and Sustainable Use of Marine Biological Diversity of Areas beyond National Jurisdiction. United Nations Treaty Collection. Disponibile su: https://treaties.un.org/Pages/ViewDetails.aspx?src=TREATY&mtdsg_no=XXI-10&chapter=21&clang=_en&_gl=1vcct0b_gaNzIzNzA5NTA5LjE3NTgzOTc1NTU._ga_TK9BQL5X7Z*czE3NTg0MDAyOTkkbzIkZzEkdDE3NTg0MDE4MTYkajUzJGwwJGgw
• BBNJ Agreement Overview Factsheet. United Nations Division for Ocean Affairs and the Law of the Sea. Disponibile su: https://www.un.org/Depts/los/reference_files/BBNJ/bbnjagreementoverviewfactsheet.pdf
• Commissione Europea. Proposta di direttiva sulla conservazione e sull’uso sostenibile della biodiversità marina delle zone non soggette a giurisdizione nazionale (COM(2025) 173 final). Documento disponibile su: https://secure.ipex.eu/IPEXL-WEB/document/COM-2025-0173 
• Deep Dives: Area-based Management Tools. High Seas Alliance. Disponibile su: https://highseasalliance.org/wp-content/uploads/2023/11/HSA-Briefing-Deep-Dives-Part-III-Area-based-management-tools.pdf
• Deep Dives: Capacity Building and the Transfer of Marine Technologies. High Seas Alliance. Disponibile su: https://highseasalliance.org/wp-content/uploads/2023/11/Deep-Dives_-capacity-building-and-the-transfer-of-marine-technologies.docx.pdf
• Deep Dives: Environmental Impact Assessment. High Seas Alliance. Disponibile su: https://highseasalliance.org/wp-content/uploads/2023/11/HSA-Briefing-Deep-Dives-Part-IV-Environmental-impact-assessment.pdf 
• Deep Dives: Marine Genetic Resources including the fair and equitable sharing of benefits. High Seas Alliance. Disponibile su: https://highseasalliance.org/wp-content/uploads/2023/11/HSA-Briefing-Deep-Dives-Part-II-Marine-Genetic-Resources-including-the-fair-equitable-sharing-of-benefits.pdf
• Ocean Protection Gap Report 2025. For the Ocean Foundation. Disponibile su: https://for-the-ocean.org/wp-content/uploads/2025/06/Ocean-Protection-Gap-Report.pdf 
• On Track or Off Course? Pathways to Stabilize Biodiversity on Earth. Bloomberg Philanthropies. Disponibile su: https://assets.bbhub.io/dotorg/sites/64/2024/10/On-track-or-off-course.pdf
• Report on the Sustainable Development Goals 2025. United Nations Statistics Division. Disponibile su: https://unstats.un.org/sdgs/report/2025/The-Sustainable-Development-Goals-Report-2025.pdf 
• The BBNJ Agreement. United Nations. Disponibile su: https://www.un.org/bbnjagreement/en/bbnj-agreement/about-agreement
• The Marine Conservation Institute — High Seas. Marine Conservation Institute. Disponibile su: https://marine-conservation.org/high-seas/ 
• The Ocean Topic. NASA Earthdata. Disponibile su: https://www.earthdata.nasa.gov/topics/ocean
• Treaty Council Gives Green Light for Conclusion. Consilium – European Council Press Release, 17 giugno 2024. Disponibile su: https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2024/06/17/high-seas-treaty-council-gives-green-light-for-its-conclusion/ 

Autrice: Emily Tanganelli

Emily Tanganelli è una giovane esperta nella gestione delle risorse naturali, con una fortissima passione per il mare e le creature vegetali ed animali che lo vivono. Ha esperienza internazionale in ambito ONU a livello globale e nel lavoro sul campo con ONG locali. Attualmente, si trova sull’Isola di Pemba, a Zanzibar, dove coordina un progetto dedicato alla conservazione della zona costiera a nord dell’isola, aiutando le comunità a creare opportunità economiche che uniscono tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Se fosse una creatura marina, le piacerebbe essere un corallo, con una vita fatta di connessioni profonde e invisibili.

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