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Red List e rischio estinzione: quali specie marine sono iscritte?

Autrice: Graziella Pillari

Come viene definito se una specie è a rischio estinzione? Approfondiamo che cos’è la IUCN, cosa sono e come vengono definite le liste rosse e quali sono le specie marine più a rischio.

L’IUCN, ossia l’International Union for the Conservation of Nature (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) è stata la prima organizzazione non governativa internazionale ad occuparsi di ambiente. Fondata nel 1948 in Svizzera, oggi riunisce oltre 11.000 scienziati e rappresenta il riferimento più autorevole a livello mondiale sul tema della conservazione della biodiversità. 
L’obiettivo dell’IUCN è quello di incoraggiare e promuovere progetti di salvaguardia della biodiversità e assicurare l’uso equo e sostenibile delle risorse naturali. Ne fanno parte Stati, agenzie governative, organizzazioni nazionali e internazionali non governative e popolazioni indigene, che approvano un programma quadriennale di lavoro per stabilire obiettivi ambiziosi di tutela delle specie e indicatori per misurare il successo delle iniziative di conservazione.

LA RED LIST: MEGLIO NON ESSERE ISCRITTI!

Uno dei prodotti più famosi della IUCN è la Red List of Threatened Species: la lista in cui nessuna specie, animale o vegetale, vorrebbe comparire. Da oltre 50 anni rappresenta il più completo inventario delle specie a rischio di estinzione a livello globale.
Stilata e periodicamente aggiornata da una delle commissioni della IUCN, la Species Survival Commission, si basa su criteri che rappresentano lo standard mondiale per valutare il rischio che una specie sta correndo di estinguersi. 
Oltre ad essere un indicatore della salute della biodiversità mondiale, la Lista Rossa è uno strumento di informazione sulle specie, sul loro status e sugli habitat in cui vivono, in grado di creare reti di esperti e catalizzare azioni di conservazione per la biodiversità.

LA CATEGORIE DELLA RED LIST

Secondo la IUCN esistono diversi livelli di rischio estinzione per una specie e il sistema di valutazione della Red List ne comprende 9:

1. Estinto (EX, Extinct), applicata alle specie per le quali si ha la definitiva certezza che anche l’ultimo individuo sia deceduto.
2. Estinto in Ambiente Selvatico (EW, Extinct in the Wild), assegnata alle specie per le quali non esistono più popolazioni naturali, ma solo individui in cattività.
3. Pericolo critico (CR Critically Endangered), quando la popolazione di una specie è diminuita del 90% in dieci anni, o quando il suo areale, ovvero la zona in cui è distribuita, si è ristretto sotto i 100 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 250.
4. In pericolo (EN Endangered), quando la popolazione di una specie è diminuita del 70% in dieci anni, o quando il suo areale si è ristretto sotto i 5.000 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 2.500.
5. Vulnerabile (VU Vulnerable), quando la popolazione di una specie è diminuita del 50% in dieci anni o quando il suo areale si è ristretto sotto i 20.000 km² o il numero di individui riproduttivi è inferiore a 10.000.
6. Prossimo alla minaccia (NT Near Threatened), quando i valori relativi alla specie non riflettono del tutto ma si avvicinano ad una delle descrizioni riportate sopra.
7. Rischio minimo (LC Least Concern), quando la specie è abbondante e diffusa.
8. Dati insufficienti (DD Data Deficient), quando non esistono dati sufficienti per valutare lo stato di conservazione della specie.
9. Non valutato (NE Not Evaluated), quando la specie non è stata valutata. È una categoria spesso utilizzata per le specie domestiche.

Foto via Canva

I NUMERI DELLA LISTA ROSSA

Il numero delle specie inserite nella Red List è in continuo cambiamento, non solo perché ogni anno viene esaminato lo status di nuove specie, ma anche perché viene aggiornato quello degli esemplari già inseriti. Questo avviene per diverse ragioni, come ad esempio nuovi dati disponibili o miglioramenti e risultati ottenuti dai progetti di conservazione nel corso del tempo.
Attualmente IUCN ha valutato lo status di oltre 170.000 specie, di cui circa 50.000 risultano minacciate e, stando ai trend costruiti con i dati raccolti dal 2000 ad oggi, purtroppo si tratta di numeri che continuano a crescere.

È importante ricordare che questi numeri sono complessivi, non distinguono per i gruppi tassonomici e non riflettono una completa e assoluta valutazione dello stato di conservazione della biodiversità mondiale. Infatti, sono parecchie le specie che non sono state ancora prese in considerazione e non tutti i gruppi sono stimati con la stessa accuratezza, principalmente a causa di una carenza di dati disponibili. 

Considerando nello specifico il mondo sommerso, la IUCN afferma che meno del 15% delle specie marine è stato valutato ai fini della Red List. Ad oggi, è stata esaminata la condizione di rischio di circa 18.000 specie marine, tra animali e vegetali, e oltre 1.500 risultano minacciate, classificate come Critically Endangered, Endangered o Vulnerable. 

QUALI SONO ALCUNE SPECIE MARINE A RISCHIO?

Vaquita o focena del Golfo di California (Phocoena sinus)

Vaquita è il termine spagnolo (“piccola vacca”) con cui si identifica una rarissima specie di focena, un piccolo cetaceo odontocete, molto simile ai delfini, ma da cui si differenzia per i denti appiattiti a forma di spatola. È una specie endemica dell’area settentrionale del Golfo della California (o mare di Cortez) ed è il più piccolo cetaceo del mondo. La IUCN stima che ne siano rimasti solo 18 individui maturi e la classifica all’interno della Red List come CR – Pericolo critico. 
La minaccia principale per la sopravvivenza di questa specie è costituita dalle reti da pesca in cui rimane accidentalmente intrappolata, posizionate per catturare in realtà il totoaba, un pesce d’interesse commerciale. Al fine di impedire l’estinzione della vaquita, il governo messicano ha creato una riserva naturale protetta dove le reti da pesca sono bandite completamente. Tuttavia, anche l’esposizione ai pesticidi e i cambiamenti ecologici causati dalla riduzione del flusso del fiume Colorado rappresentano fonti di minaccia per questo piccolo cetaceo.

Vaquita

Pesce sega  (Pristidae)

Appartiene alla famiglia dei Pristidi e deve il suo nome comune al rostro, un prolungamento cefalico costeggiato da scaglie lunghe 5 cm simili a denti, che può arrivare a misurare un ¼ della lunghezza totale dell’animale. È una speciale arma che il pesce sega utilizza per smuovere la sabbia del fondale e ispezionare in cerca di segnali elettrici inviati dalle prede nascoste. Come tutti gli squali, anche il pesce sega possiede un sesto senso, quello dell’ elettroricezione, grazie a fossette presenti sul muso.
Secondo la IUCN il livello di rischio per questo esemplare è CR – Pericolo critico, con una popolazione in continuo declino.
Le minacce principali per la sua sopravvivenza sono la pesca accidentale, rispetto a cui risulta molto vulnerabile a causa del rostro dentato che facilita l’impigliamento, ma anche la perdita e il degrado degli habitat frequentati dalla specie, come estuari, mangrovieti e zone costiere. Viene, inoltre, ancora spesso catturato per il commercio, anche se ormai illegale a livello globale, di pinne, rostri, denti e della carne. Le pinne dei pesci sega sono tra le più preziose nel commercio delle pinne di squalo, mentre i rostri sono utilizzati nella medicina tradizionale e come oggetti ornamentali. 

Pesce sega

Foto via Canva

Balena franca nordafricana (Eubalaena glacialis)

È una balena con i fanoni, una delle tre specie del genere Eubalaena. È stata inserita nella Red List nel 2020 con un livello di rischio CR – Pericolo critico. Nel 2018 si stimava ne esistessero 409 individui, ma la popolazione ha conosciuto un continuo declino tra il 2011 e il 2020. Secondo la IUCN oggi rimangono circa 200-250 individui maturi. L’areale della balena franca è l’oceano Atlantico nord-occidentale, in particolare la Baia di Fundy e quella di Cape Cod, dove gli esemplari si rifugiano in cerca di nutrimento.
Il nome di questa balena ha origine dai balenieri, che le ritenevano le balene “giuste” da cacciare per alcune caratteristiche che ne facilitavano la cattura: si muovono molto lentamente e hanno un peso corporeo costituito per il 40% da uno spesso strato di grasso, il “sego”, e a differenza di altre balene, quando muoiono galleggiano. Oggi la caccia alle balene franche è vietata a livello globale, grazie ad un bando emesso nel 1937. 
La sopravvivenza di questa specie è minacciata dal traffico marittimo, che ne può causare talvolta la morte, da una neurotossina prodotta da alcune alghe che determinano effetti dannosi per riproduzione e sviluppo dell’animale, e dal cambiamento climatico, che modifica l’areale di distribuzione della balena.

Balena franca nordafricana

Grande squalo martello (Sphyrna mokarran)

È uno squalo che raggiunge i 6 metri di lunghezza e che si distingue dagli altri squali martello per la forma del cefalo, che è ampio e presenta un margine anteriore quasi dritto, con la pinna dorsale alta e falciforme. È un predatore solitario e un abile nuotatore, ma raramente attacca gli esseri umani e spesso assume un atteggiamento curioso nei confronti dei subacquei. 
Secondo la Red List il grande squalo martello è ad un livello di rischio CR – Pericolo critico e la sua popolazione è in continuo declino. Vive nelle acque tropicali e temperate calde di tutto il mondo ed essendo un pesce migratorio è stato incontrato anche al largo della Florida e nel Mar Cinese Meridionale. 
Le minacce principali per la vita di questa specie sono la caccia e la cattura accidentale. Viene infatti pescato soprattutto per le sue grandi pinne, che sono richieste dal mercato cinese come ingrediente per la zuppa di pinne di squalo. Sono commercializzati anche la carne, l’olio di fegato, la pelle, la cartilagine e le mascelle. 

Grande squalo martello

Foto via Canva

Tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata)  

È una tartaruga marina della famiglia delle Cheloniidae ed è l’unica specie del genere Eretmochelys. Ha un ampio areale, particolarmente diffusa nella fascia tropicale dell’Oceano atlantico, pacifico e indiano. 
Secondo la Red List della IUCN è classificata come CR – Pericolo critico e sono molti i fattori che minano la sopravvivenza di questa specie.
In particolare, la tartaruga embricata viene catturata per il commercio della sua corazza, delle uova e per la macellazione delle carni, utilizzate sia come cibo umano sia come esca per gli squali. Un’altra fonte di rischio è la distruzione dell’habitat di nidificazione e di alimentazione di questa specie, causata dal cambiamento climatico e dall’azione umana. Infine, l’ingestione di detriti marini e attrezzi da pesca, nonché l’intrappolamento sono ulteriori significative minacce per la sopravvivenza di questa tartaruga.

Tartaruga embricata

Foto via Canva

Numerosi progetti di conservazione, come quelli sostenuti e promossi da IUCN, lavorano per invertire la rotta e il destino di tutte le specie inserite nella Red List: imparando a conoscere meglio questi organismi e il loro ambiente naturale e contribuendo collettivamente alla loro protezione efficace è ancora possibile ridurre il rischio e garantire la sopravvivenza delle specie in pericolo.

BIBLIOGRAFIA

• https://www.iucnredlist.org/resources/summary-statistics#Summary%20Tables
• https://www.iucn.it/ 
• Oceani. I segreti dei mondi sommersi. Gribaudo. 

Autrice: Graziella Pillari

Graziella è consulente ambientale e scrive per il magazine SeaMag di Worldrise, unendo la passione per l’ambiente alla scrittura. Se fosse un animale marino sarebbe un pesce pagliaccio, che vive nella coloratissima barriera corallina. 

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