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Realtà aumentata: l’Oceano a portata di click per (ri)connetterci al Pianeta Blu

Autrice: Ingrid Ravasi

Dai musei che si animano alle foreste di kelp in classe: scopriamo come la realtà aumentata abbatte le distanze fisiche ed emotive, trasformando la curiosità in azione per la salvaguardia del mare, ovunque ci troviamo.

Gli ecosistemi marini sono il cuore pulsante del nostro Pianeta.

Producono ossigeno, regolano il clima e custodiscono una biodiversità straordinaria. Eppure, per molte persone l’oceano resta un concetto lontano, quasi astratto, separato dalla vita quotidiana.
Questa distanza fisica diventa spesso distanza emotiva, uno dei più grandi ostacoli alla conservazione degli ambienti marini.
Ma c’è una buona notizia, perché esiste una tecnologia emergente che sta costruendo ponti per superare questo abisso: la realtà aumentata. È uno strumento capace di abbattere barriere geografiche, economiche e fisiche, permettendo a chiunque di immergersi nel profondo Blu, anche restando con i piedi per terra. È una tecnologia innovativa che ci invita a ri-connetterci, capire e, soprattutto, prenderci cura dell’oceano.

UN NUOVO MODO DI ESPLORARE IL MONDO SOMMERSO

Per decenni, l’educazione ambientale ha affrontato una sfida fondamentale: come connettere il grande pubblico a un mondo sottomarino tanto vasto quanto inaccessibile? Non tutti vivono vicino alla costa, hanno accesso a immersioni, viaggi, musei o esperienze sul campo.

Nei musei e in altre istituzioni culturali questo limite è stato a lungo legato a un modello educativo, definito “exhibit-centric”, focalizzato sulla presentazione statica degli oggetti. Oggi, stiamo assistendo a un cambio di paradigma: si parla sempre più di approccio “visitor-centric”, dove al centro ci sono l’esperienza, l’emozione e l’interazione. 
È qui che entra in gioco la realtà aumentata, grazie alla quale è possibile creare esperienze immersive e memorabili. 

COS’È LA REALTÀ AUMENTATA?

La realtà aumentata è una tecnologia che sovrappone contenuti digitali, come modelli 3D, animazioni e video, al mondo reale, visto attraverso la fotocamera di un dispositivo mobile. Nell’ambito dell’Ocean Literacy, il suo potenziale è particolarmente rilevante: ci invita all’interazione, trasformando chi osserva da spettatore passivo a esploratore attivo. Grazie  a questa tecnologia, non leggi solamente un’informazione, ma la scopri ed esplori.

Foto via Canva

REALTÀ AUMENTATA, IMPATTO CONCRETO

Le esposizioni tradizionali creano spesso una barriera fisica tra l’osservatore e il reperto: puoi guardare, ma non interagire. La realtà aumentata abbatte questa barriera, rendendo l’esperienza coinvolgente e interattiva.

Un esempio iconico è la Bone Hall dello Smithsonian National Museum of Natural History: un tempo era una sala di scheletri silenziosi, poi è arrivata l’app Skin & Bones. Grazie a questo strumento è possibile puntare lo smartphone verso un reperto naturale per vedere muscoli, pelle e movimenti ricostruiti digitalmente. All’improvviso, lo scheletro non è più fermo nel tempo: cammina, nuota e caccia.

I dati raccolti hanno rivelato che l’impatto di questa app sul coinvolgimento dei visitatori è stato profondo, perché il pubblico ha iniziato a sostare più a lungo di fronte alle esposizioni. 
Ancora più sorprendente è stato l’effetto sociale innescato dalla tecnologia: la realtà aumentata non ha isolato i visitatori, ma ha stimolato interazioni inaspettate, con bambini e adulti che si radunavano spontaneamente attorno a chi usava l’app, trasformando un’esperienza individuale in una scoperta collettiva. 

PORTARE IL MARE DOVE NON C’È 

Il potenziale educativo della realtà aumentata si estende ben oltre le mura dei musei, con l’obiettivo strategico di democratizzare l’accesso alla conoscenza degli oceani, diventando così anche strumento di inclusione sociale. Portare queste esperienze immersive direttamente nelle aule e nelle case significa raggiungere anche chi vive lontano dalla costa, trasformando uno schermo in un portale verso il mondo sottomarino. 

Il progetto della Kelp Forest Foundation in Namibia incarna perfettamente questo spirito. Parliamo di un paese con oltre 1500 km di costa, dove però il 91% della popolazione vive nell’entroterra e molte persone non hanno mai visto il mare. Per molti di loro, l’oceano rimane un concetto astratto. Attraverso visori e app, bambine e bambine possono “immergersi” in ecosistemi locali, coltivando una connessione più profonda con il mondo sottomarino. Perché per proteggere qualcosa, devi prima amarla. E per amarla, devi sentirla vicina.

IMPARARE SENZA DISTURBARE

Ogni volta che entriamo fisicamente in mare, anche con le migliori intenzioni, possiamo lasciare una traccia: disturbare la fauna, sollevare sedimenti, toccare per errore organismi fragili o stressare habitat delicati. 
La realtà aumentata offre una strada concreta per un apprendimento più rispettoso: esplorare senza impattare. Possiamo nuotare virtualmente accanto a un delfino, esplorare una barriera corallina o un relitto archeologico, preservandone l’integrità.

Un esempio è il progetto i-Mare Culture, che utilizza tecnologie interattive e realtà aumentata per rendere accessibile il patrimonio archeologico sommerso del Mediterraneo. Luoghi che richiederebbero immersioni tecniche diventano esplorabili da chiunque con un doppio beneficio: accessibilità e tutela.

Anche all’interno dell’Area Marina Protetta (AMP) Capo Milazzo, che ospita uno dei SEATY di Worldrise, è presente un’esperienza immersiva di realtà virtuale e aumentata presso la “Stanza del Mare “. La tecnologia consente di esplorare i fondali marini e la fauna locale senza necessità di immersioni fisiche, effettuando un’escursione virtuale alla scoperta delle meraviglie dell’AMP.

VEDERE L’INVISIBILE

Fenomeni complessi e su larga scala, come l’inquinamento marino e l’acidificazione degli oceani, vengono spesso percepiti come problemi lontani e astratti. Questa disconnessione rende difficile mobilitare un’azione diffusa, perché le persone faticano a percepire il problema come personalmente rilevante. La realtà aumentata ha il potere di accorciare questa distanza, portando la realtà nel tuo spazio quotidiano.

Lo fa in modo molto efficace l’app Eco Animals che, sovrapponendo modelli 3D all’ambiente circostante, mostra gli effetti devastanti dell’inquinamento sugli abitanti del mare, spingendoci a riflettere sui nostri consumi.

L’app Eco Animals in azione: sovrapponendo modelli 3D all’ambiente circostante, ci mostra gli effetti devastanti dell’inquinamento sugli abitanti del mare, spingendoci a riflettere sui nostri consumi.

Dettaglio tratto dallo studio “Raising environmental awareness with augmented reality” di G. Attanasi, B. Buljat Raymond, A. Festré e A. Guido.

DALLO SCHERMO AL CUORE: LA TECNOLOGIA DELL’EMPATIA 

Cosa rende la realtà aumentata uno strumento così potente per costruire una connessione empatica e stimolare il desiderio di agire? Ecco i tre meccanismi principali con cui la realtà aumentata ci può aiutare a diventare custodi dell’Oceano, capaci di scelte più consapevoli.

• Esplorazione attiva: non subisci la lezione, la vivi. L’interazione riaccende la curiosità e l’apprendimento in esplorazione attiva.
• Vedere l’invisibile: osservare gli effetti di fenomeni complessi, come il cambiamento climatico o l’inquinamento da plastica, in tempo reale, sovrapposti al tuo mondo, rende le minacce tangibili e urgenti.
• Connessione emotiva: l’immersività è il ponte che collega la conoscenza all’emozione, creando meraviglia, vicinanza e responsabilità, alimentando così quell’empatia fondamentale per motivare l’azione. 

Questo legame emotivo traccia una linea diretta tra l’esperienza tecnologica e gli obiettivi di conservazione globali, contribuendo all’avanzamento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) 14 delle Nazioni Unite: Vita sott’acqua.

IL FUTURO DELL’EDUCAZIONE MARINA È INTERATTIVO E INCLUSIVO

La realtà aumentata abbatte barriere significative, rendendo l’esplorazione dell’ambiente marino più inclusiva e getta le basi emotive per una nuova Generazione Blu: consapevole, informata e pronta ad agire.
Non si tratta più solo di leggere dei problemi degli oceani, ma di viverli in prima persona e capirli profondamente per contribuire a risolverli; non più di immaginare la bellezza del mare, ma di esplorarla. Da questa esplorazione immersiva nascono l’amore e il senso di responsabilità: i veri motori del cambiamento. 

La tecnologia, se usata con intelligenza, sensibilità e in modo sostenibile, può diventare uno strumento potente per aumentare la consapevolezza sul valore degli Oceani.

Foto via Canva

BIBLIOGRAFIA

• Attanasi, G., Buljat Raymond, B., Festré, A., & Guido, A. (2025). Raising environmental awareness with augmented reality. Ecological Economics, 233(108563). 
• Hagen, O., Aly, A., Jones, R., Varga, M., & Bazazian, D. (2024). Beyond the surface: a scoping review of vision-based underwater experience technologies and user studies. Intelligent Marine Technology and Systems, 2(19)
• Kelp Forest Foundation. (2022). Bringing kelp forests into the classroom through AR/VR app. MIT Solve. https://solve.mit.edu/solutions/61869 
• Sun, X., Lee, K. E., & Lim, C. K. (2025). The integration of sustainable development elements into interaction design for ocean conservation education in natural history museum: A review. Sustainable Futures, 10(101260).
• Marques, D. C. V. (2017). The Visitor Experience Using Augmented Reality on Mobile Devices in Museum Exhibitions. [Tesi di dottorato, Faculdade de Letras da Universidade do Porto].
• 3D Research Srl. (n.d.). iMARE CULTURE. https://www.3dresearch.it/it/underwater-it/progetti/imareculture-it/

Autrice: Ingrid Ravasi

Ingrid è laureanda in Conservazione della Biodiversità, Didattica e Comunicazione Scientifica. Animata da una profonda passione per il mare, crede nel potere della divulgazione scientifica per sensibilizzare il pubblico sulla necessità di proteggere gli ecosistemi marini.
Se fosse un animale marino, sarebbe un polpo: indipendente, pacifico e infinitamente curioso.

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