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Blue careers: lavorare per la tutela dei cetacei dall’inquinamento acustico

Autrice: Ilaria Palmeggiani

Blue careers: lavorare per la tutela dei cetacei dall’inquinamento acustico

Quella dell’operatore PAM e MMO, specializzata nell’osservazione e nel monitoraggio dei mammiferi marini, è una professione ideale per chi ama il mare e i suoi abitanti, di cui avremo sempre più bisogno.

Siamo abituati a immaginare l’ambiente sottomarino come un mondo silenzioso e chi pratica immersioni lo sa bene, apprezzando proprio la quiete che trova sott’acqua. Il mare, in realtà, è ricco di suoni, tanto che esiste una disciplina nata proprio per cercare di comprenderli: la bioacustica subacquea. Sviluppata a partire dagli anni ’50, studia il comportamento acustico degli animali acquatici e le caratteristiche dell’ambiente sottomarino in cui emettono i loro suoni.

Molti animali comunicano infatti attraverso i suoni: non stupisce quindi che il rumore generato da attività umane possa avere un impatto sugli organismi marini, trasformandosi in inquinamento acustico. In particolar modo tartarughe, pesci e mammiferi marini, come i focidi e, soprattutto, i cetacei, subiscono gli effetti negativi di questa forma di inquinamento, perché interferisce con i loro sistemi di comunicazione, che adoperano il suono per svolgere diverse funzioni, comprese predare e alimentarsi. Per fortuna esistono direttive a livello nazionale e internazionale per tutelare la fauna marina dall’inquinamento acustico: è il caso del monitoraggio ambientale eseguito da operatori PAM/MMO, figure specializzate nel valutare e mitigare gli effetti del rumore sull’ambiente marino. Forse ancora poco conosciute, ma molto ricercate nell’ambito della consulenza ambientale, promettono buone prospettive occupazionali.

Per sapere di più sull’inquinamento acustico, sulle misure di mitigazione e su questa professione abbiamo parlato con un esperto del settore: il Dott. Lorenzo Gordigiani, cetologo e bioacustico, vice presidente di Avvistiamo APS, associazione che, attraverso le uscite in mare, punta ad incrementare la conoscenza di cittadini e turisti su cetacei, tartarughe ed elasmobranchi e che da poco è entrata a far parte dell’Alleanza 30×30 di Worldrise, il network di realtà che contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo 30×30, per proteggere almeno il 30% dei nostri mari entro il 2030.

Lorenzo Gordigiani

Foto di Avvistiamo APS ©

INQUINAMENTO ACUSTICO: COS’È E PERCHÉ È UN PROBLEMA

Il Dott. Gordigiani definisce l’inquinamento acustico come “l’introduzione di una sorgente sonora di origine antropica nell’ambiente, tale da impattare negativamente sulla fauna marina”. Questa definizione chiarisce un punto fondamentale: esistono anche sorgenti naturali di rumore sottomarino, come i terremoti, ma esse non possono essere considerate una forma di inquinamento acustico, che si riferisce alle sole attività antropiche che generano rumore capace di disturbare gli organismi marini. Tra queste figurano la navigazione commerciale, le esercitazioni militari con sonar attivi, le operazioni di dragaggio, l’uso di air gun per prospezioni geofisiche, le attività di estrazione di idrocarburi e la costruzione di infrastrutture offshore, come piattaforme o turbine eoliche marine.

”L’inquinamento acustico può arrivare a causare veri e propri danni fisici agli animali, come la perdita di udito, che può essere temporanea ma anche permanente.” – spiega Lorenzo – “I cetacei odontoceti hanno una sensibilità acustica elevata: l’esposizione a forti rumori, come quello provocato dagli air gun o dalle esercitazioni militari, può causare sordità assoluta, gli animali non sono più in grado di comunicare e orientarsi, andando così incontro a spiaggiamento e morte.”
Tutto questo ha effetti a cascata sull’intero ecosistema marino: se i predatori non riescono più a cacciare, ne deriva uno squilibrio delle reti trofiche. L’inquinamento acustico rappresenta quindi una minaccia crescente per la biodiversità, per cui occorrono strategie di mitigazione.

I suoni del mare: fonti sonore umane, animali e ambientali, con le rispettive onde sonore.

Immagine via NOAA Fisheries

COSA FARE PER MITIGARE IL RUMORE E TUTELARE I CETACEI

Il monitoraggio dell’inquinamento acustico in mare non è ancora disciplinato da leggi chiare e univoche: esistono linee guida e regolamenti, ma variano in base all’area geografica e alla giurisdizione di riferimento. Nonostante ciò, le società che operano in ambiente marino sono tenute a eseguire monitoraggi ambientali, volti a individuare potenziali aree di impatto negativo per cetacei, focidi, tartarughe marine, pesci e altre specie sensibili. Questi monitoraggi sono richiesti sia in fase ante operam (ad esempio, per ottenere l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente attraverso la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale – VIA), sia durante la fase operativa del progetto.

La VIA, prevista in Italia dal D.Lgs. 152/2006, include anche la valutazione degli impatti acustici: si eseguono modellazioni della propagazione del suono in acqua, con lo scopo di stimare il disturbo provocato alle specie presenti nell’area. Sulla base di questi studi vengono poi definite specifiche misure di mitigazione, da attuare per ridurre al minimo il danno.

Tutte le ricerche sono condotte da professionisti specializzati, come naturalisti, biologi marini ed ecologi, con competenze multidisciplinari, fondamentali per valutare correttamente l’impatto delle attività antropiche sugli ecosistemi marini; tra questi c’è anche l’operatore PAM/MMO.

Foto via Canva

DI COSA SI OCCUPA UN OPERATORE PAM/MMO?

Il Marine Mammal Observer (MMO) è un consulente ambientale specializzato, che si occupa di verificare la presenza di cetacei in una determinata area di studio, interessata da attività antropiche che possono provocare impatti acustici negativi. Spesso il tecnico abilitato come MMO è anche operatore di Monitoraggio Acustico Passivo (PAM), che si occupa di ascoltare i suoni prodotti dai mammiferi marini tramite l’uso di idrofoni, speciali microfoni che registrano i segnali acustici subacquei.

Un operatore PAM/MMO redige piani di monitoraggio cetologico, visivo e acustico. Una parte del suo lavoro è costituita  da  vere e proprie spedizioni di ricerca, in cui osserva la superficie del mare, annota specie, numero di individui e coordinate georeferenziate in caso di avvistamenti, scatta foto utili per eseguire identificazioni e ascolta i suoni catturati dagli idrofoni. In un secondo momento, consegna una reportistica con l’analisi dei dati raccolti e l’identificazione di misure di mitigazione: lo scopo principale di questo lavoro è la messa in atto, da parte delle aziende che praticano attività industriali offshore, di azioni per ridurre l’impatto nei confronti degli animali marini e facilitino la conservazione delle specie.

COME DIVENTARE OPERATORE MMO/PAM?

“L’ente più importante al mondo a rilasciare la certificazione è Joint Nature Conservation Committee (JNCC), il quale offre un corso online che abilita a lavorare sia nei mari del nord, che nel Mediterraneo o negli USA.” ci spiega il Dott. Gordigiani, che ha acquisito questa qualifica. “Va anche preso in considerazione il certificato ACCOBAMS: più adatto per l’Europa, è meno spendibile di quello di JNCC perché non abilita a lavorare nei mari del nord (area dove ci sono molte opportunità), ma ha il vantaggio di essere più approfondito. Si svolge in presenza, con una parte teorica e una pratica.”

Un operatore MMO/PAM può lavorare come libero professionista, come dipendente di società di consulenza o direttamente come dipendente di società energetiche o estrattive. Spesso è un biologo marino, ma non è un requisito fondamentale, perché può intraprendere questa carriera chiunque lavori in ambito naturalistico: a fare davvero la differenza saranno le esperienze sul campo e la formazione specifica. 

Come sottolinea Lorenzo, “Questo lavoro è una ricerca scientifica applicata, che include numerose attività in campo e che permette di toccare con mano i risultati in maniera immediata e concreta.”

La soddisfazione in questo campo lavorativo, con ampie prospettive occupazionali, è tanta: “ascoltare” il mare, e agire in prima persona per tutelarlo, è certamente un’esperienza impagabile.

Foto via Canva

Autrice: Ilaria Palmeggiani

Ilaria è molto legata al mare di Cattolica, sulla riviera romagnola, dove ha imparato a nuotare da bambina. Laureata in Scienze Ambientali e in Biologia Marina, si occupa di comunicazione dei progetti di tutela ambientale e di divulgazione scientifica, lavorando come content creator per social, blog e magazine.
Se fosse un animale marino sarebbe una stella marina, una specie ingegnere, perché le piace mantenere tutto sotto controllo!

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