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Si stima che ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di plastica raggiungano il mare, creando una minaccia sempre più crescente: le “zuppe di plastica”. Scopriamo di più su questo fenomeno di inquinamento marino e sulle soluzioni a nostra disposizione per mitigarlo.

Le “zuppe di plastica”, conosciute erroneamente anche come “isole di plastica”, sono il risultato di  un accumulo di rifiuti in ambiente marino. Questo tipo di inquinamento è determinato per la maggior parte da materiale plastico che, disperso nell’ambiente o non correttamente smaltito, raggiunge l’oceano. 

Le zuppe di plastica sono state a lungo paragonate a delle isole, creando la percezione non corretta che i rifiuti che compongono questi accumuli in ambiente marino si trovino solo al di sopra della superficie del mare. In realtà, ciò che si può osservare esternamente è solo la punta dell’iceberg. Infatti, immergendosi in profondità, si riscontra un fenomeno di inquinamento molto più esteso: all’interno delle zuppe di plastica, ci sono anche particelle molto piccole, invisibili all’occhio umano, le cosiddette micro- e nano-plastiche, derivanti dal deterioramento dei prodotti plastici di dimensioni maggiori. 

Foto di Naja Bertolt Jensen via Unsplash

RICETTA DELLA ZUPPA DI PLASTICA 

Ingredienti 

Alcuni dei detriti in plastica che compongono le zuppe presenti in mare provengono da attrezzature da pesca, piattaforme petrolifere e navi, ma l’80% di essi proviene dalla terra. Ad esempio, possiamo trovare:

  • Mozziconi di sigarette
  • Tappi e bottiglie in plastica
  • Sacchetti
  • Plastica monouso, come piatti, bicchieri e cannucce
  • Involucri alimentari 

Foto di Cristian Palmer via Unsplash

Procedimento 

I frammenti di plastica che compongono le zuppe sono soggetti a sistemi di correnti, definiti vortici o gyre oceanici, che muovono e fanno circolare l’acqua. Nel Pianeta Blu, ce ne sono cinque: due situati nell’oceano Pacifico (a Nord e a Sud), due nell’Atlantico (a Nord e a Sud) e uno nell’oceano Indiano.

Con un movimento di rotazione lenta, i gyre accumulano nell’ambiente marino i detriti, come appunto la plastica che, essendo un materiale molto resistente, non si degrada mai completamente, ma grazie all’effetto della luce solare, dell’ossigeno e all’azione delle onde, tende a rompersi in parti sempre più piccole, microplastiche e nanoplastiche, che rimarranno nell’oceano per centinaia di anni.

Foto via mytomra.com

ZUPPE DI PLASTICA PRINCIPALI

Un aspetto caratteristico delle zuppe di plastica è rappresentato dai loro confini poco definiti che, a causa dell’andamento circolare delle correnti marine, spesso variano sia nelle dimensioni che nella posizione, rendendo ancora impossibile rilevarle tramite analisi aeree o satellitari. 

Quelle che conosciamo sono quindi state scoperte da pescatori e navigatori e, per il momento, ne contiamo sette:

  • Sargassi Garbage Patch

È considerata la più recente, scoperta durante una spedizione di Greenpeace nell’area dell’Atlantico. Ciò che ha stupito gli scienziati è l’inquietante varietà di rifiuti presenti.

  • Arctic Garbage Patch (2013)

Insieme a quella di Sargassi, è considerata una delle zuppe più piccole. Si trova nel mare di Barents, in prossimità del circolo polare artico e i detriti che la compongono provengono dall’Europa e dalle coste del Nord America.

  • Indian Ocean Garbage Patch (2010)

È stata scoperta nel 2010, ma a causa dell’elevata densità di detriti presenti, all’incirca 10 mila per km²,  si stima che in realtà si sia formata intorno al 1988.

Foto via The Plastic Soup

  • South Atlantic Garbage Patch

Si trova tra l’America del Sud e l’Africa meridionale e si estende per oltre 1 milione di km².

  • North Atlantic Garbage Patch (1972)

È famosa per l’alta densità di rifiuti: ben 200 mila detriti per km2. È inoltre considerata come la seconda zuppa più grande per estensione, stimata sui 4 milioni di km².

  • South Pacific Garbage Patch

Al largo del Cile e del Perù, è stato scoperto questo enorme ammasso di plastica, grande 8 volte l’Italia, con una superficie che si aggira intorno ai 2,6 milioni di km².

  • Great Pacific Garbage Patch (1997)

Nota anche come Pacific Trash Vortex, è stata scoperta nel 1997 dal velista Charles Moore durante una gara in barca dalle Hawaii alla California. È la più antica, con un’età di oltre 60 anni e purtroppo è anche considerata come la zuppa di spazzatura più grande al mondo, composta prevalentemente da plastica, ma anche da metalli leggeri e residui organici in decomposizione. Si pensa che sia grande quanto gli stati uniti d’America, occupando una superficie stimata tra i 700 mila fino ai 10 milioni di km².

Foto via The Plastic Soup

INDIGESTIONE DA ZUPPA: conseguenze ed effetti

A causa della continua frammentazione dei detriti plastici e dell’aumento, anno dopo anno, di microplastiche e nanoplastiche, il mare si sta trasformando sempre di più in un’enorme zuppa inquinata e piena di rifiuti. Questo ovviamente, ha provocato diverse conseguenze:

  • Accumulo di tossine e gas velenosi, trasportati e nati da questi grossi ammassi di plastica
  • Moria di uccelli e mammiferi marini:ogni anno muoiono fino a 1 milione di uccelli, 100.000 mammiferi e tartarughe marine. Quest’ultime, infatti, non solo rimangono incastrate tra i detriti, ma tendono anche a scambiare le particelle di plastica per cibo, finendo per ingerirle.
  • L’ingresso delle microplastiche nella nostra catena alimentare: i frammenti di plastica, venendo ingeriti dagli organismi marini di cui anche noi ci cibiamo, arrivano fino alle nostre tavole, causando gravi problematiche per la nostra salute. Sono state trovate tracce di microplastiche anche all’interno dell’acqua e dell’aria che respiriamo: secondo uno studio dell’università di Newcastle, Australia, commissionato dal WWF, ogni settimana ingeriamo all’incirca 5g di plastica, l’equivalente di una carta di credito.
  • Nascita di nuove specie: uno studio pubblicato su “Nature Communications” ha evidenziato la formazione di nuove specie neopelagiche nel Pacific Trash Vortex. Si tratta di specie che fino ad ora si erano sempre sviluppate nelle zone costiere e che non erano mai state capaci di sopravvivere in mare aperto, ma che adesso stanno iniziando a colonizzare anche queste aree, adattandosi a sopravvivere nelle zuppe di plastica. Non sono ancora note, però, le conseguenze che la presenza di queste specie potrà provocare nell’ambiente marino e, soprattutto, per le specie autoctone.

Comunità neopelagiche nascenti sui detriti di plastica galleggianti – immagine illustrata da © 2021 Alex Boersma.

CONSIGLI PER UNA DIETA ED UNA VITA PRIVA DI ZUPPE DI PLASTICA

Le zuppe di plastica, anno dopo anno, tendono a crescere sempre di più, con conseguenze sempre più gravi per il mare. Esistono, però, diversi accorgimenti che possiamo attuare in prima persona affinché queste macchie di rifiuti possano smettere di espandersi:

  • Informarsi di più sulla tematica e fare la “dieta della plastica”: imparare a eliminare la plastica monouso dalla nostra quotidianità, anche grazie al supporto di strumenti come l’applicazione di Plastic Soup Foundation, che suggerisce, passo dopo passo, come scegliere una vita più ecosostenibile.
  • Partecipare attivamente alla sensibilizzazione su questa tematica e alla pulizia delle spiagge insieme ad associazioni ed enti locali, perché ogni goccia conta!

Bibliografia e sitografia
Autrice: Sheeriemae Malaso

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