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Una rete interconnessa di autostrade marine: i “Surface slicks” Skip to main content

Primavera del 2020, un team di ricercatori dell’università delle Hawai’i invia alla rivista scientifica Nature uno studio destinato a rivoluzionare l’ecologia marina costiera. Ecco come delle semplici striature sulla superficie del mare si sono rivelate essere tra i più grandi hotspot di biodiversità marina nelle coste di tutto il mondo.

Gli “slicks” di superficie

Chiunque si sia mai trovato ad osservare o, ancor meglio, a vivere un paesaggio costiero non avrà potuto fare a meno di apprezzarne le parti: il mare lambisce la terra ed il cielo ed è contemporaneamente separato da essi da due linee. Questa composizione basilare diventa via via più elaborata e complessa man mano che l’esperienza del seascape, ovvero del panorama marino, si radica nell’osservatore. L’atto esperienziale accoglie le morfologie frastagliate, i confini tra i domini terrestri e marini, i mosaici di vegetazione emersa e la complessità della texture della superficie marina in base al vento.

A riguardo dell’ultima componente citata, lapelle del mare”, si potrebbero stilare pagine e pagine di leggende, miti, significati e accezioni che ne proverebbero l’importanza globale in un contesto di geografia umana. Una caratteristica di questa “pelle blu” che ha recentemente goduto di molta risonanza è la presenza di striature, che si trovano nelle zone costiere di tutto il mondo e sono chiamate in hawaiiano ‘’Ke kai ma`oki`oki’’, ovvero “mare striato”.

Slick superficiali – foto tratta da “Surface slicks are pelagic nurseries for diverse ocean fauna”, Whitney et al.

I surface slicks, in italiano chiazze, strie o scie di superficie, sono delle caratteristiche costiere ubiquitarie consistenti in strisce dall’aspetto liscio o a macchia d’olio, frammiste a un mare dalla superficie ruvida e originatesi da una convergenza dell’acqua marina. La genesi di tali strutture oceanografiche non è unitaria: l’accoppiamento convergenza-divergenza può infatti essere generato da molteplici eventi e processi, come ad esempio gli eddies (correnti circolari di acqua marina), i fronti marini o le onde interne. La caratteristica superficie simil-oleosa degli slicks è data dall’accumulo per convergenza di composti organici surfattanti, che modificano la tensione superficiale del micro-strato superiore dell’acqua marina.

Coprendo solitamente una piccola percentuale dell’area marina totale in cui si trovano e rendendo il seascape caratteristico, il ruolo degli slicks è sempre stato definito entro una sfera di importanza e pertinenza più umana che ecologica. Durante la primavera del 2020, però, in seguito alla scoperta del mondo nascosto di biodiversità che queste strie apparentemente semplici celano, un team di ricercatori dell’università delle Hawai’i ha rivoluzionato l’ecologia marina costiera.

La ricchezza celata 

Tramite l’impiego di reti da plancton, per un totale di 134 campionamenti del neuston (complesso di organismi spazialmente definito entro l’interfaccia acqua-aria) svolti all’interno e fuori dagli slicks di superficie in un tratto della costa occidentale delle Hawai’i, i ricercatori hanno scoperto un mondo del tutto inaspettato.

  • Le densità medie di clorofilla a (un pigmento fotosintetico usato come indicatore della biomassa di fitoplancton), zooplancton, invertebrati e pesci allo stadio larvale erano rispettivamente 1.7, 4.0, 3.1, e 7.2 volte più alte negli slicks rispetto all’acqua circostante.
  • Sono stati identificati 23 taxa di zooplancton, il 78% di cui aveva una densità dalle 2 alle 26 volte più alta negli slicks. Sono inclusi nudibranchi, gamberi, granchi, stomatopodi e gasteropodi.
  • La maggioranza dei taxa di invertebrati era tre volte più densa negli slicks che non nell’acqua circostante.

Coryphaena hippurus, una delle specie trovata negli slicks – foto via Canva

  • Sono stati trovati insetti pleustonici del genere Halobates, con una densità ben 7 volte maggiore negli slicks: si tratta dell’unico genere di insetti che si sia mai avventurato con successo nelle acque del mare, grazie alla sua capacità di pattinare sull’acqua, sfruttandone la tensione superficiale.
  • Per quanto riguarda le specie di pesci, gli slicks presentavano una diversità media più alta del 41% rispetto all’area circostante.
  • I taxa relativi ai pesci riscontrati negli slicks originavano da diversi habitat natali: il 95% delle famiglie da barriera corallina, il 71.4% delle famiglie epipelagiche e l’83.3% delle famiglie abissali (meso-batipelagiche e demersali) erano 2 volte più abbondanti negli slicks.
  • 7 famiglie, in particolare, si trovavano quasi esclusivamente negli habitat degli slicks (Balistidae, blennidae, monacanthidae, exocoetidae, belonidae, hemiramphidae, nomeidae).
  • Gli slick sono inoltre risultati essere habitat a valenza di nursery per ben 22 specie di importanza ittica.

In sintesi, gli slicks rappresentano delle oasi di biodiversità uniche nel loro genere. 

Il rovescio della medaglia: per la loro natura di fenomeni di convergenza, gli slicks non costituiscono habitat scevri dall’inquinamento. Al contrario, i ricercatori hanno rilevato che la maggioranza del particolato flottante all’interno delle striature, circa il 61%, era materiale plastico, principalmente frammenti di polietilene, polipropilene e microfibre, la cui densità negli slicks era 263 volte più alta che all’esterno.

L’area di studio – mappe tratte da “Surface slicks are pelagic nurseries for diverse ocean fauna”, Whitney et al.

Sintetizzare e concettualizzare l’importanza di questi nuovi habitat

Gli slicks di superficie sono processi marini costieri ubiquitari generati da molteplici meccanismi di convergenza e divergenza dell’acqua marina. Di natura mutevole e transitoria, formano una rete dinamica di zone di convergenza e accentramento di nutrienti, plancton e particolato. 

In concomitanza di tali zone, gli stadi larvali e giovanili di pesci provenienti da molteplici habitat marini convergono per sfruttare le ampie risorse qui presenti: fitoplancton, zooplancton, invertebrati larvali, uova e insetti. Gli slicks, inoltre, permettono un maggiore overlap preda-predatore, aumentando il flusso di energia che si propaga lungo la rete alimentare attraverso i canali trofici e incrementandone così il grado di disponibilità per i predatori situati a livelli trofici maggiori, incluso l’uomo. Ospitando e sostenendo specie di importanza ittica durante lo stadio giovanile e larvale, gli slicks rappresentano habitat a valenza di nursery indispensabili per l’economia delle popolazioni costiere adiacenti. 

Concettualmente identificabili come zone superficiali di convergenza di specie provenienti da ambienti abissali, corallini, costieri e pelagici, gli slicks di superficie costituiscono veri e propri hub ecologici capaci di massimizzare e sostenere la resilienza e la produttività di tali habitat grazie a delle caratteristiche e dei processi del tutto singolari e unici.

Caranx melampygus, una delle specie trovata negli slicks – foto via Canva

Queste autostrade semoventi e dinamiche, tuttavia, non sono esenti dalla minaccia dell’inquinamento e tramite gli stessi meccanismi che concorrono alla loro unicità ed efficacia, sono vulnerabili all’accumulo differenziale di una quantità spropositata di particolato plastico che, interagendo con la componente biotica, potrebbe dare origine a diversi fenomeni di interferenza e di accumulo preferenziale lungo la rete trofica.

Un nuovo seascape

Le conseguenze di questo studio, benché ecologicamente determinanti, si estendono oltre la sfera scientifica, arrivando a toccare quella umana. Le nuove conoscenze sugli slicks, infatti, permettono di espandere il concetto del seascape, ampliando quindi la dimensione e l’importanza del paesaggio marino costiero nella mente del fruitore. Ogniqualvolta osserviamo quelle venature, all’apparenza semplici segni del vento sulla superficie marina,  ricordiamoci invece che all’interno di quel sottile film trasparente, così effimero e sfuggente, vi è in realtà una convergenza di linfa, vita ed energia, che sostiene un sistema interconnesso che collega abissi, barriera corallina, costa e mare aperto. 

Diagramma concettuale che illustra esempi chiave delle connessioni ecologiche e delle funzioni determinate dagli slicks di superficie – immagine tratta da “Surface slicks are pelagic nurseries for diverse ocean fauna”, Whitney et al.

Bibliografia: 
Autore: Placido Benzi
Placido è un biologo laureando in Marine Sciences e volontario ECOP/Ocean Literacy Task Team. I suoi interessi vertono sugli ecosistemi marini e sull’interazione umanità-oceano. Se fosse un animale marino sarebbe un capodoglio.

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