La tonnarella di Camogli non significa solo turismo, ma anche tradizioni secolari ed un insospettabile supporto alla ricerca scientifica.

Facile dire “che tonno che sei!”. Di sicuro è una frase che avete utilizzato o sentito dire almeno una volta nella vita. Dire “essere un tonno” significherebbe essere una persona poco sveglia, che cade facilmente in trappola. Senza dubbio questa similitudine ha fatto ancor più breccia nel parlato da quando le persone hanno iniziato a non avere la più pallida idea di come sia fatto il pesce in questione, probabilmente arrivando a pensare che questo nasca già pronto per le scatolette, con tanto di olio e latta. Ma sapete com’è fatto un tonno in natura?

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Tunnomachia 

I tonni sono creature tutt’altro che stupide, anzi: sono delle vere e proprie macchine da maratona, con il corpo composto per la quasi totalità di muscolo rosso, il muscolo specializzato al nuoto costante (da cui deriva il colore inconfondibile della carne).
I tonni sono quindi in grado di nuotare per ore senza mai stancarsi, percorrendo distanze incredibili, grazie anche alla loro forma a siluro perfettamente idrodinamica.
Predatori letali ed instancabili, sono il terrore dei pescatori: i tonni non scherzano in quanto a dimensioni, arrivando anche ad essere 2,5 metri di lunghezza, e di fronte ad una rete di lampara piena di acciughe non hanno problemi a traforarla come una forma di groviera, con disperazione dello sfortunato pescatore.

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Foto di Kate by Unsplash

Le tonnare

I tonni tuttavia hanno una particolarità: nuotano moltissimo, ma quando si tratta di riprodursi percorrono sempre gli stessi percorsi, seguendo la costa per orientarsi. Nel caso del Mediterraneo i tonni alalunga (Thunnus alalunga) ed i tonni rossi (Thunnus thynnus) arrivano dall’Atlantico entrando dallo stretto di Gibilterra, e percorrono tutta la costa spagnola e francese per poi ridiscendere verso la Sicilia.
Da millenni gli uomini hanno notato questa regolarità, ed è per questo che sono nate le tonnare: reti da pesca fisse posizionate strategicamente per bloccare il percorso dei banchi di tonno e convogliare i pesci in un vascone, detto “camera della morte”, dove saranno poi tirati sulle barche e lavorati nei laboratori antistanti.
Parlando di tonnare senza dubbio vengono alla mente quelle situate nel meridione italiano, in particolare in Sicilia (come quelle legate alla storica famiglia “Florio”), ed a storie di figure leggendarie come il “rais”, il capo dei pescatori della tonnara, o di momenti degni dell’epica classica come la “mattanza”, ovvero in momento in cui i pesci andavano tirati sulle barche dalla camera della morte.
A discapito del nome, il momento della mattanza era una vera e propria lotta tra l’uomo e una creatura che spesso lo superava in peso e dimensioni: un passo falso poteva significare subire ferite anche molto gravi.
Purtroppo la storia delle tonnare ha un finale amaro: con l’avanzare della tecnologia e l’avvento delle tonnare volanti (ovvero gabbie posizionate in mezzo al mare atte a tenere e ingrassare i banchi di tonni avvistati e catturati con l’aiuto di elicotteri) le tonnare tradizionali hanno smesso di pescare tonni, finendo con il chiudere tutte definitivamente… tutte meno che una, probabilmente la più peculiare di tutte: la tonnarella di Camogli. 

Cosa distingue la tonnarella di Camogli dalle altre tonnare?

Come indica già il nome, la tonnarella di Camogli è sempre stata una tonnara “atipica”: di dimensioni ridotte, posta più a settentrione di qualsiasi altra tonnara, se ne hanno notizie già nel XIV secolo. I camoglini ne hanno sempre ottenuto ottimi profitti, pescando non solo grandi quantità di tonno ma altri grossi pesci come ricciole, lampughe, pesci spada e pesci luna, quest’ultimo di sicuro il pesce più pescato in assoluto nella tonnarella: seppur possa suonare bizzarro un tempo il pesce luna, il pesce osseo più grande al mondo, veniva venduto dai pescatori camogliesi in gran quantità sotto forma di filetti, ricoprendo una grande fetta di guadagno per la tonnarella. Attualmente il pesce luna viene sempre pescato, ma poi ributtato subito in mare (senza ucciderlo), poiché per le leggi vigenti i pesci dell’ordine dei Tetraodontiformes non possono essere commercializzati (di quest’ordine fanno parte i pesci palla tra cui il famoso e velenosissimo fugu. Pur essendo parte dello stesso ordine i pesci luna tuttavia non presentano alcun tipo di tossicità).
Inoltre, a discapito del nome, nell’ultimo ventennio la tonnarella di Camogli non pesca quasi più tonni, ma principalmente specie più piccole come palamite (Sarda sarda) o tonnetti alletterati (Euthynnus alletteratus).

La tonnarella è sinonimo di sostenibilità?

La tonnarella di Camogli continua nel difficile compito di mantenere le tradizioni locali, non solo di una tecnica di pesca ormai unica al mondo, ma anche negli strumenti: le reti della tonnarella infatti continuano ad essere filate a mano e a non essersi convertite all’ormai ubiquitario nylon.
Seppur attualmente le reti dei pescatori siano fatte tutte in questo materiale plastico, ovviamente un tempo esse erano fatte in fibra naturale, e così lo sono ancora le reti della tonnarella.
Un tempo erano ottenute dalle fibre di una pianta spontanea del Promontorio di Portofino, la tagliamani, detta lisca in ligure (Ampelodesmos mauritanicus): oggigiorno questa specie è protetta, e le reti continuano sì ad essere filate a mano, ma con fibra di cocco.
Il fatto che le reti siano composte di fibra naturale è fondamentale per la preservazione dell’ambiente marino: infatti solo la lea, ovvero la “camera della morte” della tonnarella viene recuperata alla fine della stagione di pesca, ed è fatta di nylon. Il resto della rete viene semplicemente tagliato e lasciato affondare sul fondo: la sua composizione in materiale biodegradabile permette un impatto nullo per l’ambiente del Promontorio, che si trova dentro l’Area Marina Protetta di Portofino.
Si è notato che la fibra naturale permette la crescita di un fouling, ovvero un ricoprimento da parte di organismi come alghe, idroidi ed anfipodi, che se da un lato aumenta i costi di manutenzione della rete dall’altro permette di attirare dentro la stessa grandi quantità di pesci che se ne nutrono come salpe, orate e saraghi.

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Foto di Nick Bondarev by Pexels

La tonnarella e la ricerca scientifica

La tonnarella di Camogli tuttavia svolge anche un ruolo del tutto insospettabile di supporto alla ricerca scientifica: nel corso degli anni i capiguardia (equivalente camoglino del “rais” siciliano) hanno certamente visto nelle reti della lea una gran quantità di specie bizzarre ed inusuali, in certi casi gli unici casi documentati di tutto il Mediterraneo, tutte informazioni importantissime per la storiografia biologica dei nostri mari.
Grazie alle rendicontazioni della pesca della tonnarella si è per esempio visto la presenza sempre più esigua di squali lungo la costa del Promontorio: mentre negli anni ’50  se ne catturavano circa 18 esemplari all’anno attualmente sono quasi del tutto scomparsi, con solo catture eccezionali di squali bianchi (Carcharodon carcharias), squali volpe (Alopias vulpes) o squali elefante (Cetorhinus maximus).
Nella rete sono anche comparse specie molto rare in Mediterraneo: nel lontano 1891 si pescò un esemplare di un pesce luna tropicale (Ranzania laevis) ora conservato nel Museo di Storia Naturale Giacomo Doria di Genova, o come nel 1974 quando si pescò un esemplare di un bizzarro pesce termofilo di nome pesce re (Lampris regius).
Nel 1969 si pescò uno squalo martello della specie Sphyrna mokarran, mentre nel 1986 un marlin nero (Istiompax indica), in entrambi i casi ancora adesso prime ed uniche segnalazioni di queste specie nel bacino Mediterraneo.
Attualmente tra le prede della tonnarella stanno figurando sempre più spesso i pesci balestra (Balistes capriscus), specie non autoctona del mar Ligure e tipica del Mediterraneo meridionale, indicando una sempre maggiore meridionalizzazione delle acque del Promontorio. 

Il futuro?

Sopravvissuta a più di sette secoli, la tonnarella di Camogli ha un duro futuro davanti: la crisi del settore della pesca, le mancate catture di tonni, una situazione climatica sempre più imprevedibile che porta sempre più spesso alla perdita anticipata delle reti attualmente rendono la tonnarella poco remunerativa per i pescatori, che la calano quasi più per tradizione che per motivi commerciali. Rappresentante di un passato quasi del tutto dimenticato, i pescatori della tonneralla grazie anche all’aiuto di associazioni locali hanno dovuto reinventarsi, condividendo le loro conoscenze e il loro lavoro quotidiano tramite il pescaturismo.
Anche la sua locazione all’interno dell’Area Marina Protetta di Portofino la rendono ancora più peculiare, facendone ambasciatrice dello stretto ed imprescindibile rapporto che corre tra uomo, natura e tradizione.

Fonte: “La Tonnarella: una storia camoglina”, a cura di Riccardo Cattaneo Vietti, Simone Bava e Valentina Cappanera.

Autore: Worldrise Onlus – Stefano Pedone

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