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Gli effetti in mare della crisi climatica sono particolarmente evidenti in Liguria, scopriamo assieme quali sono facendo particolare attenzione alle nuove specie.

Gli effetti in mare di questa crisi climatica sono particolarmente evidenti in Liguria, non solo dal punto di vista fisico per le mareggiate di inconsueta potenza che si susseguono sempre più frequenti, ma anche per i nuovi inquilini che stanno facendo capolino da sud.

“Anto’, fa caldo…” diceva una procace signora in una ben nota pubblicità nostrana. E aveva davvero ragione… fa sempre più caldo. Il riscaldamento globale è solo uno degli elementi di questa crisi climatica in corso, e nessuno ne è escluso, nemmeno ciò che sta sotto la superficie del mare. E purtroppo non basterà un tè freddo o, come ironizzato da una famosa serie animata, buttare giganteschi cubetti di ghiaccio in mare, come se gli oceani fossero un gigantesco whisky on the rocks.

nuove specie

Foto di Federico Girotto per Worldrise

La Liguria infatti è, insieme alla laguna di Venezia, il punto più a nord di tutto il Mediterraneo, un vero e proprio punto limite biologico, oltre cui gli organismi marini mediterranei non possono andare.
Questa sua posizione così settentrionale ha sempre reso le acque liguri particolarmente fredde, con una popolazione marina ben diversa da quelle del meridione italiano ed il bacino levantino, ovvero tutto il pezzo di Mediterraneo che va dallo stretto di Messina fino alle coste siriane. Ma ultimamente le cose stanno cambiando. 

Il riscaldamento globale ha reso le acque liguri sempre più calde, tanto che è ormai normale avere in estate temperature superficiali di 30°C.
Questo sta rendendo il mar Ligure un luogo sempre più ospitale per tutte le specie un tempo limitate solo nelle calde acque del sud, che trovavano le coste liguri troppo fredde per poterci vivere. Un evento che è sia un problema, sia un’opportunità.

Meridionalizzazione e Tropicalizzazione

In ecologia dell’ambiente marino si usano due termini differenti per descrivere due eventi molto simili nella sostanza, ma dalla sfumatura leggermente diversa: con “Tropicalizzazione” si usa definire il fenomeno per cui, per effetto dell’aumento della temperatura delle acque, organismi normalmente tipici della fascia tropicale si spostano in acque temperate.
Esempio di ciò è la “Tropicalizzazione” del bacino levantino mediterraneo: con l’apertura del canale di Suez (e il suo recente ampliamento) sempre più specie provenienti dal mar Rosso e dall’Oceano Indiano nord-occidentale si stanno stabilendo nel Mediterraneo orientale.
Con “Meridionalizzazione” si intende invece quando nello stesso bacino specie abituate a vivere nei suoi ambienti più caldi, che nel Mediterraneo è a sud, si stanno spostando sempre più a nord verso quegli ambienti che un tempo sarebbero stati i più freddi. Il Mar Ligure figura proprio in questo secondo evento: si sta “meridionalizzando”. 

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Photo by Pixabay

La pesca minacciata

La tropicalizzazione del bacino levantino ha già mietuto le sue prime vittime per la pesca: lungo le coste greche, cipriote e turche si vede sempre più spesso il pesce scorpione (Pterois miles), uno dei pesci più riconoscibili delle scogliere coralline. Palesemente originario del Mar Rosso, il pesce scorpione in Mediterraneo non teme predatori: pesce dalla voracità fuori da ogni immaginazione, la sua tecnica di caccia in banchi e il fatto di avere il corpo ricoperto da pinne spinate secernenti veleno lo rendono una piaga inarrestabile. Per i pesci mediterranei non c’è scampo, e le reti dei pescatori rimangono miseramente sempre più vuote.

Anche in mar Ligure si sta iniziando ad avere i sudori freddi, ma questa volta la minaccia arriva da ovest: se in mar Ligure il barracuda mediterraneo (Sphyraena viridensis) era una vista non troppo comune, essendo una specie tipica del meridione, ma nemmeno troppo bizzarra, attualmente è difficile non vederlo, e lo si ritrova in banchi sempre più grossi, spesso insieme anche al suo cugino il barracuda atlantico (Sphyraena sphyraena) unitosi anche lui alla festa dallo stretto di Gibilterra e il mare di Alborán.
Come il trauma del film Pixar “Alla Ricerca di Nemo” ci ha insegnato, i barracuda sono predatori eccezionali, rapidissimi e raggruppati in grandi banchi.
Altro predatore davvero eccezionale è il pesce serra (Pomatomus saltatrix): le storie dei pescatori narrano che al passaggio dei banchi di pesci serra il mare si riduca ad un deserto, con una nuvola formata dai pezzi delle loro prede a testimonianza del loro passaggio.
Grande pesce molto ricercato dai pescatori amatoriali per la sua tenacia alla cattura, da lui si ottengono dei filetti pregiati che non hanno nulla da invidiare a quelli della ricciola.
Non si sa ancora se questi pesci abbiano delle responsabilità dirette alla riduzione della pesca in Liguria, ma intanto le reti dei pescatori piangono tempi di magra (e non si parla del fiume).

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Photo by Pixabay

Nuove opportunità

La situazione di emergenza che stiamo vivendo ci fa però sorgere una domanda: ma se il problema potesse diventare una risorsa?
I filetti di barracuda sono perfettamente commestibili come qualsiasi altro pesce azzurro, e apprezzato nelle cucine di tutto il mondo. In Italia non viene pescato perché generalmente non richiesto, non facendo parte della nostra tradizione culinaria di pesce, essendo anche nel passato come detto prima molto più raro nelle nostre acque.
Il barracuda non sarebbe l’unico “nuovo inquilino” adatto a essere servito nelle nostre tavole: l’alaccia (Sardinella aurita) un pesce azzurro del Mediterraneo del sud, è sempre più presente nel mar Ligure insieme alle ben note acciughe ed alla sua cugina sardina, e sta suscitando sempre maggiore interesse in ambito gastronomico.
Sempre dal bacino levantino stanno comparendo i pesci coniglio (Siganus spp.), pesci erbivori che si adattano perfettamente a ricette dai sapori tropicali, mentre dall’oceano Atlantico fa la sua comparsa il coloratissimo pesce pappagallo (Sparisoma cretense), un pesce già presente nella cucina di alcune culture, come nelle isole Canarie dove viene consumato sotto il nome di “vieja”.

La meridionalizzazione del mar Ligure è un processo che, nelle condizioni attuali, ha ben poca speranza di essere fermato. Ciò che ognuno di noi può fare nel rallentare la crisi climatica è adottare i piccoli gesti quotidiani rispettosi dell’ambiente e, in cucina, adattarci al cambiamento, prendendo atto che queste nuove specie, questi nuovi “inquilini inaspettati”, sono arrivati e non hanno intenzione di andarsene.
Prova la tradizione con un tocco originale cucinando piatti tipici italiani ma con queste nuove specie, quando le trovi pescate localmente dal pescivendolo di fiducia, e osa facendo il primo passo chiedendole direttamente al pescatore del posto: solo con la richiesta dal pubblico la piccola pesca locale potrà iniziare il cambiamento, per il bene della sua stessa sopravvivenza.

Autore: Stefano Pedone

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