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Sono sempre più frequenti gli avvistamenti di squali lungo le coste del Mediterraneo, e non solo. Scopriamo quali sono le cause che spingono questi abitanti marini che tanto spaventano ad avvicinarsi sempre di più alla riva e cosa fare se ne avvistiamo uno.

Dove e quali sono i più frequenti

Da inizio maggio 2023 ad oggi ci sono stati più di 20 avvistamenti di squali lungo le coste di tutta Italia, in particolare i più frequenti sono avvenuti nei mari che costeggiano Sardegna, Calabria, Sicilia e Toscana, generando il panico tra i bagnanti. In realtà l’esemplare che più spesso capita di vedere è la verdesca, una delle specie di squalo più comuni del Mediterraneo e anche tra le più innocue, che può diventare pericolosa solo se infastidita (come del resto la quasi totalità degli animali presenti sulla terra). 

Verdesca avvistata lungo la costa di Casteldaccia (Palermo) – foto via ilmeglioditutto.it

Ci sono stati anche due casi documentati, entrambi in Sicilia, di avvistamenti di squalo grigio e uno di squalo bianco, a poche miglia dal porto di Livorno. Quest’ultimo caso è stato documentato da un video realizzato da pescatori locali e ancora non si è capito esattamente se si tratti di uno squalo bianco o di un Mako lungo più di 3 metri, entrambe specie tipiche del Mar Mediterraneo. Purtroppo, inoltre, capita che in alcuni casi gli squali si avvicinino troppo alla riva e si arenino sulla sabbia, morendo dopo poco tempo. 

Ma cosa porta gli squali ad avvicinarsi così tanto alla riva? Quanto possono essere pericolosi questi animali per l’uomo e quanto invece può essere pericoloso l’uomo per loro? 

Verdesca arenata sulla spiaggia Le Saline, Isola di Sant’Antioco (Sardegna) – foto via ilmeglioditutto.it

Cause

Partiamo innanzitutto da un presupposto fondamentale: in estate, ovviamente, il numero di avvistamenti di squali aumenta anche per via del fatto che noi stessi frequentiamo maggiormente il mare, non solo stando sulla spiaggia ma anche facendo gite in barca o sport acquatici. Nonostante questa premessa è comunque innegabile il fatto che gli squali si stiano avvicinando sempre più alla riva. Perché questo accade? 

  • I cambiamenti climatici: la prima causa è da attribuirsi ai cambiamenti climatici. L’aumento delle temperature dell’acqua e l’acidificazione degli oceani stanno influenzando gli ecosistemi marini, alterando le abitudini di migrazione degli squali e spingendoli a cercare nuove aree in cui cacciare. Le alterazioni nella distribuzione delle prede a causa del riscaldamento degli oceani influenzano le abitudini alimentari degli squali e li portano a dover cercare nuove fonti di cibo o ad adattarsi a nuovi modelli di migrazione delle specie di cui si cibano.

    Il grafico mostra quanto superiori alla media per il periodo 1991-2020 fossero le temperature dello strato superficiale del Mediterraneo il 30 ottobre 2022 -Unione Europea, dati del Copernicus Marine Service

  • Sovrapesca e distruzione degli habitat marini: un altro fatto da considerare è la riduzione delle popolazioni di alcune specie di pesce, che rappresentano una parte significativa della dieta degli squali. La sovrapesca e la distruzione degli habitat marini, infatti, stanno compromettendo le risorse alimentari degli squali, spingendoli dunque ad andare sempre più vicino alla costa in cerca di cibo.
  • Altre situazioni create dall’uomo: la presenza degli squali vicino alla costa, può essere motivata anche da situazioni nate a causa di azioni umane dirette. Capita, infatti, che molti squali si avvicinino alla costa soprattutto in presenza di canali di scolo dove, spesso, si trovano rifiuti alimentari gettati in mare da ristoratori, pescatori locali, ecc… Questi scarti diventano un facile pasto per gli animali, che ne sono attratti. Si tratta quindi di un’interazione tra uomo e squalo che non fa bene a nessuno dei due, anche perché in tal modo si vanno ad alterare le abitudini alimentari dello squalo stesso, in quanto viene attirato da cibo che normalmente non farebbe parte dell’ecosistema locale.Ricordiamo inoltre che i rifiuti alimentari in decomposizione possono contribuire alla crescita nell’acqua di batteri patogeni e di microrganismi nocivi, aumentando il rischio di malattie non solo per le specie marine ma anche per gli esseri umani che entrano in contatto con l’acqua contaminata.

    Foto via Canva

  • Periodo di accoppiamento: va anche tenuto conto delle abitudini di accoppiamento di questi animali. Nella maggior parte delle specie di squali, infatti, maschi e femmine si corteggiano e successivamente si accoppiano proprio tra la primavera e l’estate, quando le acque sono più calde e le condizioni ambientali sono favorevoli. Questo comportamento stagionale di accoppiamento è spesso collegato alla presenza di prede abbondanti e alle temperature dell’acqua, che tende ad essere più calda vicino alla riva, attirando i predatori verso le aree con temperature maggiori.
  • Ripopolamento: infine, anche la conservazione degli squali e il loro monitoraggio è un fattore di cui tener conto nell’aumento degli avvistamenti lungo le nostre coste. C’è infatti da considerare che, negli ultimi anni, gli sforzi per proteggere gli squali e preservare i loro habitat sono aumentati portando, fortunatamente, a una ripresa delle popolazioni in alcune aree. Di conseguenza, è più probabile che gli squali si avvicinino alla riva poiché sono più numerosi rispetto al passato.  I miglioramenti nelle tecnologie di monitoraggio, come le reti di osservazione, i droni e le segnalazioni online, possono contribuire a un aumento delle segnalazioni di avvistamenti di squali, anche se il tasso di presenza effettivo potrebbe non essere così drasticamente cambiato.
Come comportarsi?

Se mentre stiamo nuotando in mare ci accorgiamo della presenza di uno squalo la prima cosa da fare è restare calmi, evitando qualsiasi tipo di reazione istintiva. Non ci si deve mai agitare e bisogna evitare movimenti bruschi, perché potrebbero spaventare lo squalo spingendolo all’attacco. Anche assumere la posizione del “morto” non è utile in quanto, essendo immobili, lo squalo potrebbe scambiarci per una facile preda appollaiata in superficie e attaccarci. La cosa migliore da fare è quindi allontanarsi dall’acqua lentamente, evitando di seminare il panico in tutta la spiaggia.  Una volta usciti è bene avvisare subito, se presente, il bagnino della spiaggia o, in alternativa, si può avvertire direttamente la guardia costiera chiamando il numero 1530 attivo 24h su 24. 

Foto via Canva

Dobbiamo avere paura?

La presenza di squali nelle acque costiere non deve necessariamente rappresentare un pericolo per le persone, anzi, è dimostrato che la maggior parte delle specie di squali non costituisce una minaccia per l’uomo. Secondo l’ISAF (International Shark Attack File), nel 2022 sono stati registrati 108 casi di “interazione uomo-squalo” in tutto il mondo. È bene precisare che interazione non vuol dire attacco, ma semplicemente indica situazioni in cui l’uomo si è trovato ad avere a che fare con uno squalo. Di queste interazioni, 57 si riferiscono a morsi di squalo “non provocati”, ovvero incidenti avvenuti nell’habitat naturale degli squali e in assenza di tentativi volontari di interazione. La maggior parte (41) è stata registrata negli Stati Uniti, seguiti dall’Australia (9) e poi da Egitto (2), Sud Africa (2), Brasile (1), Nuova Zelanda (1) e Thailandia (1). Solamente 5 di questi attacchi hanno determinato la morte della persona coinvolta. In Italia, l’ultimo caso di attacco mortale di uno squalo ad un essere umano risale al 1989 e si è verificato a largo di Piombino. 

Foto via Canva

Il vero pericolo siamo noi

Mediamente, ogni anno, in tutto il mondo muoiono circa dalle 5 alle 10 persone a causa degli squali. Viceversa, nello stesso periodo di tempo, gli esseri umani massacrano fino a 100 milioni di squali, uccisi per la loro carne e soprattutto per le loro pinne, assai pregiate ed apprezzate soprattutto nei mercati asiatici. Questo ha dato origine all’orrenda pratica del finning: gli squali vengono pescati, gli vengono amputate le pinne e poi vengono ributtati in mare morenti, al fine di portare sulla barca solo la parte di interesse commerciale. Purtroppo l’Italia tra il 2009 e il 2021 è risultato essere il terzo importatore di prodotti derivati dagli squali a livello globale, con circa 98 mila tonnellate totali importate, di cui 1712 di pinne. Ma la cosa più allarmante è che, secondo recenti studi del WWF, quasi il 50 % delle specie di squalo presenti nel Mar Mediterraneo è a rischio di estinzione: trattandosi di predatori apicali fondamentali per mantenere gli equilibri naturali, ciò porterebbe drastiche conseguenze non solo per l’ecosistema marino ma anche per il nostro stesso benessere. 

Foto via Canva

Come ogni abitante marino, gli squali vanno preservati e rispettati, non dimenticando mai che siamo noi gli ospiti a casa loro. Inoltre, è sempre consigliabile essere consapevoli dell’ambiente circostante in cui ci troviamo e seguire le linee guida di sicurezza quando si nuota o si pratica attività acquatiche in aree dove sono stati avvistati o possono essee presenti squali. 

Bibliografia: 
Autrice: Martina Franzini

Martina ha 26 anni, vive in provincia di Mantova, è laureata in professioni sanitarie e lavora nel campo biomedicale, ma al tempo stesso è una subacquea con più di 50 immersioni alle spalle e con 4 brevetti. Ha da sempre avuto la passione per il mare e i suoi abitanti, ama viaggiare e spera di fare immersioni in ogni parte del mondo. Crede fortemente nella salvaguardia dell’ecosistema marino e pensa che se non agiamo subito rischiamo veramente di perdere moltissime specie meravigliose e uniche. Se fosse un animale marino sarebbe uno squalo, agile veloce, curioso e intelligente. Non è vero che è un animale cattivo, ma attacca chi considera una minaccia solamente per difendersi. 

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