Ocean Facts

Trappole silenziose: l’impatto della pesca fantasma sulla fauna marina

Autrice: Sara Allahverdiyeva

Sapevi che le attività di pesca possono provocare il fenomeno della “pesca fantasma”, alterando gli ecosistemi marini e contribuendo al declino di molte specie? È anche una delle principali cause di inquinamento da plastica negli oceani. Diamo uno sguardo più da vicino alle Attrezzature da Pesca Abbandonate, Perse o altrimenti Scartate (ALDFG) e alle loro conseguenze nascoste sulla fauna marina!

La pesca fantasma è un fenomeno in cui attrezzature da pesca abbandonate in mare a seguito di attività umane, sia intenzionalmente che accidentalmente, continuano a pescare, vagando nella colonna d’acqua e intrappolando animali e organismi marini. Questo concetto iniziò a ricevere maggiore attenzione tra gli anni ’70 e ’80, quando i pescatori iniziarono a sostituire le reti naturali in cotone e canapa con quelle sintetiche non biodegradabili.

La pesca fantasma è uno dei pericoli che contribuiscono alla morte della vita marina, poiché gli organismi intrappolati in questi materiali tendono a morire di fame o diventare prede di altri animali. Qualsiasi attrezzatura da pesca può diventare ALDFG (Abandoned, Lost or otherwise Discarded Fishing Gear), tuttavia i tipi più comuni sono le trappole (per catturare piccoli gruppi di organismi) e le reti (per catturare grandi gruppi di organismi).

“DURATA DI CATTURA” DELLE ALDFG

La durata di cattura delle attrezzature da pesca si riferisce al periodo attivo in cui una rete fantasma continua a intrappolare e uccidere la fauna marina. Studi stimano che la durata possa variare da 30 a 568 giorni, ma dipende dal tipo di attrezzatura, dalle condizioni ambientali e dalla durabilità dei materiali. Esaminiamo ciascun fattore:

Tipo di attrezzatura

• Reti da posta e reti tramaglio – tipicamente realizzate in nylon monofilamento sintetico (PA), robusto e resistente alla degradazione in acqua, possono restare attive per mesi o anni. La fotodegradazione può avvenire nelle acque superficiali, ma il biofouling (accumulo di microrganismi sulle superfici sommerse) può rallentare significativamente il processo di degradazione.

• Trappole – generalmente realizzate in materiali più durevoli, come metalli o acciaio rivestito in plastica; in ambienti a basso contenuto di ossigeno, dove la corrosione è lenta, possono catturare organismi anche per decenni.

• Palangari – composti da una lenza principale (solitamente in polipropilene (PP) o polietilene (PE)) con numerosi braccioli e ami. La tensione fisica e il trascinamento degli ami li rendono più soggetti a degradarsi rispetto a reti o trappole, specialmente sotto l’esposizione ai raggi UV in acqua salata.

• Strascichi e draghe – attrezzature molto grandi e robuste, con reti sintetiche pesanti e telai o catene in metallo. È raro che un’intera rete a strascico continui a pescare senza un’imbarcazione, ma può comunque intrappolare e danneggiare specie marine.

Foto via Canva

Durabilità dei materiali

• Nylon (PA), polietilene (PE), polipropilene (PP) – altamente resistenti alla degradazione; con basso ossigeno e poca esposizione UV, possono impiegare fino a 450 anni per fotodegradarsi, continuando a intrappolare organismi marini.

• Metallo (acciaio, alluminio) – usato nelle trappole, degrada in decenni, a seconda di temperatura e salinità dell’acqua.

• Alternative biodegradabili – si decompongono in pochi mesi e possono ridurre sia la pesca fantasma che l’inquinamento da plastica.

Condizioni ambientali

• Temperatura – l’acqua calda accelera la degradazione, mentre nelle acque fredde il processo è molto più lento.

• Esposizione ai raggi UV – alta in superficie, accelera la degradazione; in profondità o nei sedimenti, senza luce, il processo rallenta.

• Disponibilità di ossigeno – ambienti anaerobici (sedimenti, acque profonde, sorgenti idrotermali) rallentano notevolmente la degradazione.

• Biofouling – l’accumulo di organismi sulle superfici delle ALDFG blocca i raggi UV e può prolungare la “vita utile” dell’attrezzatura.

EFFETTI NEGATIVI DELLE ALDFG SULLA FAUNA MARINA

1. Mortalità degli organismi marini
Le attrezzature da pesca abbandonate intrappolano pesci, mammiferi, tartarughe e crostacei, spesso portandoli alla morte per fame o stress. Alcune ricerche mostrano tassi di sopravvivenza estremamente bassi: solo 1–2% per i pesci e meno del 50% per i crostacei. Nel 2022, uno studio nella Puget Sound ha stimato che una sola rete persa, in 50 anni, possa uccidere circa 5 mammiferi marini, 556 invertebrati, 178 pesci e 4 uccelli marini.

2. Distruzione degli habitat
Le ALDFG danneggiano habitat sensibili come barriere coralline e praterie di posidonia, alterando la struttura del fondale. Possono fungere da “scogliere artificiali”, ma con effetti negativi a lungo termine, come il rilascio di microplastiche e sostanze chimiche, l’introduzione di specie invasive e l’ostruzione della luce solare e del flusso di ossigeno in acque basse.

3. Inquinamento
Gli attrezzi da pesca rappresentano il 10–20% dei rifiuti marini e fino al 70% delle grandi plastiche galleggianti in alcune aree. Con il tempo, si frammentano in microplastiche ingerite dalla fauna marina, causando problemi riproduttivi, malformazioni e danni genetici.

Operazione di recupero reti fantsma ad opera di Worldrise

Foto di Worldrise

COME AFFRONTARE IL PROBLEMA DELLE ALDFG?

Per risolvere i vari problemi associati alle ALDFG, è possibile adottare diverse strategie:

• Azioni di prevenzione: Progettare attrezzature da pesca più durevoli può ridurre la perdita accidentale durante le attività di pesca. L’integrazione di tecnologie di tracciamento GPS o RFID consentirebbe ai pescatori di monitorare e recuperare le proprie attrezzature in caso di deriva. Inoltre, è fondamentale offrire momenti di formazione e sensibilizzazione per i pescatori, assicurando che seguano le buone pratiche nella gestione degli attrezzi in caso di affondamento. Un’altra misura importante è la marcatura delle attrezzature da pesca con identificatori, in modo da poterle ricondurre al proprietario e scoraggiare lo smaltimento irresponsabile.

• Azioni di mitigazione: L’uso di materiali biodegradabili, come canapa, cotone o elementi di origine vegetale nelle attrezzature da pesca, potrebbe ridurre significativamente la mortalità degli organismi marini e gli effetti nocivi, prevenendo l’inquinamento. Un altro approccio efficace è l’implementazione di programmi di recupero degli attrezzi, che incoraggino pescatori e subacquei a segnalare le ALDFG quando le individuano.

• Azioni di ripristino: Organizzare attività di recupero delle reti fantasma con la partecipazione di subacquei e pescatori, coinvolgendoli anche nei processi di ripristino degli ecosistemi laddove gli habitat siano già stati danneggiati dalle ALDFG, può essere un modo per diventare parte della soluzione

BIBLIOGRAFIA

• K. Richardson, C. Wilcox, J. Vince, and B. D. Hardesty, “Challenges and misperceptions around global fishing gear loss estimates,” Marine Policy, vol. 129, p. 104522, Jul. 2021, doi: https://doi.org/10.1016/j.marpol.2021.104522.
• J. A. Lively and T. P. Good, “Ghost Fishing,” World Seas: An Environmental Evaluation, vol. 3, pp. 183–196, 2019, doi: https://doi.org/10.1016/b978-0-12-805052-1.00010-3.
• M. Angiolillo, “Debris in Deep Water,” World Seas: An Environmental Evaluation, pp. 251–268, 2019, doi: https://doi.org/10.1016/b978-0-12-805052-1.00015-2. 
• X. I. Loizidou, D. L. Orthodoxou, and R. Godet, “Bioplastic fishing nets as a sustainable alternative against ghost fishing: Results from the year-long testing among artisanal fishermen for operational effectiveness and social acceptance,” Marine Pollution Bulletin, vol. 209, p. 117300, Nov. 2024, doi: https://doi.org/10.1016/j.marpolbul.2024.117300.
• S. H. Thorbjørnsen, A.-E. W. Synnes, I. D. Løset, and A. R. Kleiven, “Hazard and catch composition of ghost fishing gear revealed by a citizen science clean-up initiative,” Marine Policy, vol. 148, p. 105431, Feb. 2023, doi: https://doi.org/10.1016/j.marpol.2022.105431. 
• R. Cook, “THE MAGNITUDE AND IMPACT OF BY-CATCH MORTALITY BY FISHING GEAR.” Reykjavik, Iceland, 1-4 October 2001,https://www.fao.org/fishery/docs/DOCUMENT/reykjavik/pdf/13Cook.pdf 
• “Mortality of fish escaping trawl gears,” Fao.org, 2025. https://www.fao.org/4/y6981e/y6981e06.htm 
• “THE IMPACT OF FISHING GEAR AS A SOURCE OF MARINE PLASTIC POLLUTION.” Available: https://oceanconservancy.org/wp-content/uploads/2022/06/UNEA5.2_GGGI.pdf 
• B. D. Hardesty, T. P. Good, and C. Wilcox, “Novel methods, new results and science-based solutions to tackle marine debris impacts on wildlife,” Ocean & Coastal Management, vol. 115, pp. 4–9, Oct. 2015, doi: https://doi.org/10.1016/j.ocecoaman.2015.04.004. 
• Y. Li, Y. Sun, J. Li, R. Tang, Y. Miu, and X. Ma, “Research on the Influence of Microplastics on Marine Life,” IOP Conference Series: Earth and Environmental Science, vol. 631, no. 1, p. 012006, Jan. 2021, doi: https://doi.org/10.1088/1755-1315/631/1/012006. 

Autrice: Sara Allahverdiyeva

Sara è una studentessa post-laurea specializzata in Ingegneria e Scienze Ambientali. Cresciuta vicino alle coste del Mar Caspio, ha sviluppato fin da piccola una profonda consapevolezza delle sfide che la vita marina deve affrontare, come l’inquinamento e il degrado degli habitat. Questi temi hanno ispirato la sua passione per la conservazione marina e il desiderio di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla salvaguardia degli ecosistemi acquatici. Se fosse un animale marino sarebbe uno squalo balena: che nuota pacificamente nell’oceano, curiosa e consapevole, ma mantiene la giusta distanza e ama i suoi spazi di tranquillità.

Tag

ALDFG
conservazione
Inquinamento
pesca
pesca fantasma
recupero reti fantasma
reti fantasma
sostenibilità

Articoli correlati