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Ecco la seconda puntata dedicata al World Ocean Assessment II (WOA), il documento che analizza periodicamente la salute degli oceani a livello globale. Tuffiamoci alla scoperta dei servizi ecosistemici offerti dall’oceano, di cosa li minaccia e delle azioni che possiamo intraprendere per salvaguardarli.

Il legame tra società umana e oceano

In che modo la sopravvivenza dell’uomo dipende dall’oceano? La prima cosa che viene in mente è probabilmente il cibo pescato dal mare, che rappresenta una fonte di sostentamento essenziale per milioni di persone al mondo, soprattutto per gli abitanti delle coste. Tuttavia, ciò è vero solo in parte, perché in realtà tutti dipendiamo dall’oceano, e non solo per il cibo. Introduciamo così il concetto dei servizi ecosistemici, che sono tutti quei benefici che vengono offerti dall’ambiente agli esseri umani e con cui la società ha un vero e proprio legame dipendente. Il Millennium Ecosystem Assessment (MEA), un importante progetto di ricerca internazionale sui servizi ecosistemici, li ha definiti come “i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano”, e li ha classificati in servizi produttivi, regolativi, di supporto e ricreativi

La natura svolge un’importante funzione nel mantenimento dell’equilibrio del nostro Pianeta, che ci fornisce beni, materiali e non, essenziali per la nostra sopravvivenza. Scopriamo nel dettaglio quali sono quelli che riguardano gli oceani. 

Foto via Canva

I servizi produttivi e regolativi

Tra i benefici diretti che l’oceano ci offre troviamo i frutti della produzione primaria, ossia pesci, piante e materie prime. Questi elementi possono essere utilizzati per diversi scopi, primo tra tutti il nostro sostentamento. Infatti, secondo la FAO (Food and Agriculture Organization) il mare fornisce cibo a oltre 3 miliardi di persone, svolgendo un’importantissima funzione produttiva

Oltre ai servizi produttivi, gli ecosistemi marini forniscono anche servizi regolativi. Questi ultimi comprendono attività quali l’assorbimento della CO2 e la fissazione del carbonio e vengono definiti di tipo “indiretto”, in quanto risultano ai nostri occhi meno evidenti rispetto a quelli produttivi. Tra i servizi produttivi rientrano tutti quei benefici che derivano dalla funzione che l’oceano svolge per mitigare e regolare il clima, permettendo all’uomo di vivere su un Pianeta con una temperatura adeguata e svolgere le attività quotidiane. Rientra tra questo tipo di benefici anche la protezione dall’erosione costiera, che permette di ridurre la vulnerabilità degli insediamenti agli eventi estremi. Ad esempio, le foreste di mangrovie e le barriere coralline offrono questo servizio dal valore inestimabile.

Foresta di mangrovie – foto via Canva

I servizi di supporto e ricreativi

Anche i servizi ecosistemici di supporto determinano benefici che non si vedono direttamente ma che sono trasversali, perché si trovano alla base di molti altri. L’oceano mantiene, infatti, gli habitat e le nicchie ecologiche che permettono di conservare la biodiversità e, di conseguenza, la riproduzione delle specie animali e vegetali, contribuendo quindi a preservare i servizi produttivi tanto quanto quelli regolativi. 

Infine, un’ultima tipologia di servizio che il mare fornisce ad ognuno di noi è quello ricreativo-culturale. Gli ambienti costieri e il mare rappresentano luoghi  in cui è piacevole trascorrere il proprio tempo libero e le vacanze. È un luogo di svago in cui divertirsi e svolgere diverse attività, oltre ad essere custode di pratiche culturali, rituali e tradizionali delle varie civiltà. Anche questi sono benefici che hanno un valore e che l’ecosistema offre gratuitamente. 

Foto via Canva

Le minacce ai servizi ecosistemici

Se in salute e in equilibrio, la natura può fornire vari servizi ecosistemici , mentre se degradata, danneggiata o inquinata i benefici disponibili si riducono. Nel precedente articolo sul WOA abbiamo visto, infatti, quanto siano numerose le pressioni che agiscono negativamente sugli oceani, ad opera diretta o indiretta delle attività umane. Queste ultime possono appartenere a due categorie: le attività estrattive, come la pesca, l’estrazione mineraria, l’esplorazione e l’estrazione di idrocarburi, la produzione di energia rinnovabile offshore, e le attività non estrattive, come il riscaldamento e l’acidificazione delle acque, l’eutrofizzazione, la distruzione degli habitat. Sono tutte dinamiche che provocano danni all’ecosistema oceanico, limitandone le funzioni e di conseguenza i servizi ecosistemici, creando un sistema in cui siamo noi stessi a danneggiare ciò che è vitale per la nostra sopravvivenza.

La gestione delle attività umane che impattano sull’oceano

Fortunatamente, si sta diffondendo la consapevolezza circa l’importanza dell’oceano per raggiungere uno sviluppo sostenibile e della necessità di gestire in maniera efficace il nostro utilizzo dell’ambiente marino, in modo da salvaguardarlo. Il Maritime Spatial Planning (MSP) è una strategia per affrontare questa questione e comprende diversi approcci, che vanno dalla semplice zonizzazione dello spazio marino e relativa allocazione delle attività umane, a sistemi più complessi che integrano anche aspetti economici e sociali nella pianificazione degli usi dell’ambiente marino. 

La Commissione per la Protezione dell’Ambiente Marino del Nord Est Atlantico ha individuato alcuni degli aspetti che dovrebbero essere oggetto del MSP, tra cui: difesa costiera, pesca, acquacoltura, estrazione mineraria, protezione naturale, produzione di energia rinnovabile, gestione del patrimonio culturale sottomarino. All’interno del WOA vengono indicati gli step utili per pianificare lo spazio marino. 

Foto via Canva

Il Maritime Spatial Planning nel mondo: a che punto siamo

Nel mondo diversi Paesi stanno sviluppando piani per lo spazio marino, tanto che  durante la seconda International Conference on Maritime Spatial Planning, svoltasi a Parigi nel 2017, è stata definita una roadmap comune. Il WOA riporta lo stato dell’arte del 2019, in cui si contavano 18 Paesi dotati di un piano d’azione. L’Unione Europea ha stabilito, tramite una direttiva del 2014, che ogni Stato membro dovesse sviluppare un piano per lo spazio marino entro il 2021, considerando tutti gli usi e le attività umane più rilevanti, come l’acquacoltura, la pesca, l’installazione delle infrastrutture per l’esplorazione di risorse energetiche, il trasporto marittimo, la conservazione delle aree naturali. Il piano dell’Italia è stato pubblicato nel 2022. 

Gli Stati membri costieri dell’Unione Europea hanno compiuto progressi nel recepire e attuare la direttiva PSM, tanto che l’UE è all’avanguardia nella pianificazione dello spazio marittimo ed è un punto di riferimento internazionale. La pianificazione dello spazio marittimo avrà un ruolo importante nei prossimi anni nell’anticipare i cambiamenti e nel garantire la cooperazione transfrontaliera tra i paesi per raggiungere anche gli obiettivi del Green Deal.

Bibliografia
Autrice: Graziella Pillari
Graziella è consulente ambientale e scrive per il magazine SeaMag di Worldrise, unendo la passione per l’ambiente alla scrittura. Se fosse un animale marino sarebbe un pesce pagliaccio, che vive nella coloratissima barriera corallina. 

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