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Il nido di tartaruga Caretta in Liguria: una storia di natura, volontariato e apprendimento Skip to main content

Il secondo caso di nidificazione di Caretta caretta sulle coste liguri: un’opportunità per conoscere da vicino questa specie marina protetta attraverso attività di monitoraggio, divulgazione e citizen science.

L’arrivo della tartaruga di mare sulla spiaggia di Levanto

Nella notte del 15 luglio 2022, alcuni turisti notano una tartaruga di mare che risale la spiaggia libera della Pietra, a Levanto (Liguria), per scavare una cavità nella sabbia e deporvi le uova. Il fatto viene prontamente segnalato e documentato con foto dai guardiani notturni di uno stabilimento balneare limitrofo. Si tratta, secondo i dati disponibili, del secondo nido di tartaruga Caretta caretta deposto in Liguria (il primo era stato scoperto lo scorso anno a Finale Ligure, a schiusa già avvenuta).

Esemplare di tartaruga Caretta caretta – foto via Canva

Alcuni dati e curiosità sulla specie Caretta caretta

Caretta caretta è la specie di tartaruga marina più abbondante nel Mediterraneo, protetta a livello internazionale e contrassegnata come specie “in pericolo” secondo le Liste Rosse dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN, 2012). Gli individui adulti possono superare i 200 cm di lunghezza, arrivare a 180 kg di peso e vivere fino a 50 anni. Raggiunta la maturità sessuale (a 25 anni circa), le femmine di questa specie possono deporre, ripetutamente, anche fino a 150-200 uova per volta nel periodo tra maggio e agosto di ogni stagione riproduttiva. La schiusa avviene solitamente nelle ore notturne, dopo una fase di incubazione che può variare dai 45 ai 70 giorni. È stato osservato che le femmine di tartaruga caretta tendono a nidificare nello stesso luogo in cui sono nate, un comportamento noto come filopatria natale.

foto via Canva

Possibili effetti del cambiamento climatico sulle tartarughe marine

Nel Mediterraneo, i siti maggiormente frequentati dalla specie Caretta caretta per la nidificazione includono le coste di Grecia, Turchia, Libia, Cipro, Italia centro-meridionale e, nell’ultimo decennio, anche di Francia, Spagna e Italia settentrionale (Veneto e Liguria). Diversi studi suggeriscono che questo spostamento verso nord-ovest potrebbe essere il risultato del progressivo aumento delle temperature indotto dal riscaldamento globale. La temperatura di incubazione delle uova è un parametro critico, in quanto determina il sesso delle covate: al di sopra dei 29°C nasceranno femmine e al di sotto di questa temperatura maschi. Temperature relativamente alte possono quindi causare una sproporzione tra il numero di maschi e femmine, con possibili implicazioni per la conservazione di questa specie protetta.

Aree principali di alimentazione, svernamento, migrazione e nidificazione di due specie di tartaruga marina (Caretta caretta e Chelonia mydas) nel Mediterraneo – Mappa adattata da Oceano.org.

Come è avvenuta la gestione e sorveglianza del nido a Levanto

Fin dal primo giorno, numerosi enti e organizzazioni si sono mobilitati per il monitoraggio del nido situato sulla spiaggia levantese: l’associazione Life on the Sea ONLUS, i cui volontari hanno partecipato alla sorveglianza notturna del nido per oltre due mesi, e l’Acquario di Genova, i cui esperti hanno fornito supporto tecnico ai volontari e coordinato le attività di ricerca del Gruppo Ligure Tartarughe Marine con l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure (ARPAL), l’Università di Genova, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS) di Piemonte, Liguria e Val d’Aosta, in collaborazione con il Comune di Levanto, la Guardia Costiera, il Parco Nazionale delle Cinque Terre e Legambiente. Inoltre, alcuni bambini hanno partecipato a un sondaggio lanciato dal Comune di Levanto e scelto il nomeAlice” per la tartaruga arrivata sulla spiaggia della Pietra a deporre le uova.

volontari dell’associazione Life on the Sea ONLUS – Foto di Eleonora Faraggiana e Soraya Pelvio

La partecipazione dei volontari e la raccolta dei dati scientifici

Durante il periodo di incubazione, circa 80 volontari, inclusi giovani associati della ONLUS Life on the Sea, residenti levantesi e non, hanno collaborato per sorvegliare il nido, proteggerlo da eventuali disturbi antropici o di altre specie animali e contribuire alla raccolta di dati importanti per il monitoraggio dello stato delle uova. Ogni mattina, alla stessa ora, la temperatura e l’umidità in prossimità del nido venivano registrate tramite apposite sonde installate dai ricercatori dell’Acquario di Genova.

La sonda posizionata in prossimità delle uova per rilevare temperatura e umidità – Foto di Eleonora Faraggiana

Tre fototrappole sono state posizionate all’interno del nido e controllate periodicamente per monitorare la possibile formazione di un avvallamento nella sabbia, fenomeno che segnala l’inizio del processo di schiusa. Numerosi volontari, turisti e passanti si sono mobilitati per riempire quasi 200 sacchi di sabbia e posizionarli attorno al nido, situato in prossimità della battigia, per proteggerlo dalle numerose mareggiate avvenute tra agosto e settembre. Durante tutto il periodo, i volontari si sono impegnati a informare e sensibilizzare la comunità locale, i turisti abituali e non, rispondendo a dubbi e domande riguardo l’accaduto. Si è trattato quindi di un vero esempio di citizen science”: un insieme di attività a cui possono partecipare tutti i cittadini, sotto la direzione di esperti del settore, con l’obiettivo di contribuire al sapere scientifico attraverso l’osservazione, la raccolta di dati e la divulgazione.

La protezione di sacchi di sabbia disposti intorno al nido – foto di Eleonora Faraggiana

La conclusione di un’esperienza di grande apprendimento e collaborazione

Trascorsi 70 giorni dalla deposizione, in assenza di segnali di schiusa, gli esponenti del Gruppo Ligure Tartarughe Marine, affiancati da esperti dell’Università di Pisa e dell’ARPAT, hanno ispezionato il nido e trovato 117 uova di cui 4 con dimensioni anomale (molto piccole). Dalle analisi di laboratorio condotte dall’IZS non è stato riscontrato nessuno stadio di sviluppo embrionale, un risultato che confermerebbe l’ipotesi di mancata fecondazione delle uova. Come già osservato in alcuni studi, la presenza di uova di piccola dimensione nel nido potrebbe essere correlata all’età avanzata dell’esemplare di tartaruga o a una sua possibile sterilità. Nonostante lo sconforto iniziale a seguito della notizia, per chi ha condiviso la vicenda da inizio a fine è stata un’esperienza nettamente positiva, di crescita e apprendimento. In primo luogo, è stata data vita a una squadra di volontari affiatati ed entusiasti che, collaborando con i vari enti coinvolti, si è impegnata nella tutela di una specie marina protetta. Inoltre, i dati raccolti riguardo la morfologia del territorio dove è stato deposto il nido, le misure di protezione adottate e le analisi di laboratorio dei campioni raccolti, forniranno informazioni utili per la ricerca e conservazione della tartaruga Caretta, una specie che, come molte altre, si sta adattando ai cambiamenti climatici in corso, spostandosi in nuove aree alla ricerca di luoghi idonei alla propria sopravvivenza e riproduzione.

Alcuni volontari durante la sorveglianza notturna del nido – foto di Eleonora Faraggiana e Soraya Pelvio

Bibliografia e sitografia:
Autrice: Eleonora Faraggiana

Eleonora è laureata in scienze ambientali e ha un master in scienze del mare. Lavora per il Parco Nazionale delle Cinque Terre, dove si occupa del monitoraggio dell’Area Marina Protetta. Se fosse un animale marino sarebbe una stenella striata del Mediterraneo, socievole e sempre pronta per divertirsi in mare, immergersi in profondità e saltare tra le onde!

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