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I rituali religiosi svolti nel fiume indiano sono avvolti da una densa schiuma bianca: è un segno della presenza del divino o nasconde una verità ambientale più oscura?

Lo Yamuna, il grande fiume sacro

Il fiume Yamuna, situato nell’India settentrionale, è il più grande affluente del Gange. Le sue acque maestose nascono a 6.400 m di altitudine, dal ghiacciaio Yamunotri, nello stato dell’Uttarakhand, in Himalaya. Da lì, scendono a valle per quasi 1400 chilometri, prima di raggiungere il Gange nella città di Allahabad. Da secoli, oltre 57 milioni di persone dipendono dalla sua presenza: parte dell’acqua viene utilizzata proprio per il sostentamento della popolazione, basti pensare che fornisce il 70 per cento di quella utilizzata quotidianamente a Delhi.

Oltre ad essere così importante per la vita delle popolazioni locali, è anche uno dei fiumi più sacri di tutta l’India. Il suo nome, Yamuna, per la mitologia indù rappresenta la figlia di Surya, il dio del Sole, ed è la sorella di Yama, la divinità della morte. Queste divinità vengono ricordate e celebrate annualmente durante la festa di Chhath Puja, che si svolge verso la fine del mese di novembre: i fedeli organizzano vari riti religiosi lungo le sponde del fiume, alcuni dei quali prevedono bagni anche per 4 giorni consecutivi e una serie di offerte da regalare alle sue acque.

Alcune donne celebrano la festa di Chhath Puja nelle acque inquinate del fiume Yamuna – foto via Sputnik News

La densa schiuma bianca: un segno spirituale o pericoloso?

Questo grande fiume sacro purtroppo detiene anche un ulteriore primato, quello di essere uno dei corsi d’acqua più inquinati al mondo. 

Sono molto note, infatti, alcune foto del fiume Yamuna che periodicamente compaiono in televisione o in internet e che ritraggono le sue acque ricoperte da una densa schiuma bianca. Questo strano fenomeno, che ormai si ripete annualmente, è causato principalmente da una serie di agenti chimici che, sommati a pesticidi e metalli, vengono riversati quotidianamente come prodotto di scarico nelle acque, senza essere opportunamente filtrati. 

A causa di ciò, la situazione ambientale è diventata grave, al punto che nel 2017 il fiume Yamuna è stato dichiarato ecologicamente morto, in quanto l’unica forma di vita a sopravvivere nelle sue acque sono alcuni batteri. Con una percentuale di ossigeno pari allo 0 per cento, la vita animale o vegetale è di fatto impossibile.

La schiuma bianca che si forma nel fiume – foto via The quint

Alcuni vani tentativi di tutela 

Nel corso degli anni, la salute dello Yamuna non ha fatto altro che peggiorare notevolmente. Nonostante l’introduzione di alcune leggi per la tutela delle acque e dell’ambiente e nonostante le lamentele da parte della popolazione residente nelle città bagnate da esso, le acque reflue prodotte dai più di 21 milioni di abitanti della capitale indiana Nuova Delhi continuano a confluire proprio nel corso del fiume. Ad oggi, sono inoltre più di 100 le aziende accusate di aver riversato nello Yamuna i loro scarti nocivi, senza aver osservato le procedure di corretta bonifica.

foto via India today

Lo Yamuna Action Plan, una speranza per il fiume

Fortunatamente, a partire dal 1993 è nato un importante progetto volto alla pulizia e bonifica del fiume, lo Yamuna Action Plan, o YAP. Il progetto è stato creato in collaborazione tra il governo dell’India e la Japan Bank for International Cooperation (JBIC), che ha fornito un’ingente somma per portare avanti il piano. Quasi 18 miliardi di dollari sono stati stanziati all’inizio della fase 1, che si è conclusa nel 2003 (3 anni in ritardo rispetto alla tabella di marcia). Durante questa fase ci si è concentrati sulle acque reflue domestiche di varie città bagnate dallo Yamuna: sono stati costruiti quasi 6 chilometri totali di nuovi impianti fognari, che possano far confluire le acque ai vari centri di depurazione presenti nelle città.

La seconda fase invece, avviata nel 2003, è strettamente legata alla zona di Delhi, dove il fiume diventa particolarmente inquinato a causa della rapida crescita della popolazione, dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione.

In questa seconda fase i lavori volgono al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie per i residenti, andando ad aumentare la capacità degli impianti di depurazione e arrivando a costruirne di ulteriori. Inoltre, l’attenzione viene spostata anche sulle attività di sensibilizzazione, che promuovono una conoscenza dettagliata e più scientifica del problema a tutti i residenti. 

Lo scopo del progetto, ancora in corso di realizzazione, è quindi non solo quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini, ma anche di tutelare e ripristinare la biodiversità nel fiume e di sensibilizzare la popolazione ad un problema che li coinvolge direttamente. Come per ogni questione ambientale, solo cercando di far comprendere lo stretto collegamento tra la salute della natura e quella dell’uomo, si possono ottenere risultati proficui e vantaggiosi per entrambe le parti. 

Foto via The Japan Time – credit: Saumya Khandelwal/The New York Times

SITOGRAFIA:
Autrice: Martina Giagio

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