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Affrontare l’erosione costiera con le Nature-based Solutions Skip to main content

Tra 30 anni potremmo perdere oltre il 13% delle coste mondiali a causa dell’erosione costiera. Per affrontare questo rischio, aggravato dal cambiamento climatico, ci sono anche le Nature-based Solutions, le soluzioni basate sulla natura. Vediamo cosa e quali sono.

Il fenomeno dell’erosione costiera

Le coste rappresentano l’elemento di transizione tra l’ecosistema terrestre e quello marino e sono soggette a continue trasformazioni, soprattutto per effetto dell’erosione. Questo fenomeno consiste nella perdita di suolo rispetto al livello medio del mare e si verifica quando il ciclo dei sedimenti viene alterato per cause naturali o antropiche.

Le onde, le maree e il vento sono i principali agenti naturali dei cambiamenti della costa e possono spostare i sedimenti, causando un accumulo e, quindi, un avanzamento della linea del litorale, oppure determinando una dispersione e un conseguente arretramento della costa.
Oltre alle cause naturali, l’erosione costiera può essere legata a ragioni antropiche, come la subsidenza indotta da estrazioni dal sottosuolo o la realizzazione di opere portuali e infrastrutture viarie costiere, che creano uno squilibrio nel bilancio sedimentario delle spiagge. Infine, anche l’aumento del livello del mare provocato dal cambiamento climatico è responsabile del fenomeno. 

Segnale di pericolo erosione – Foto via Canva

Gli impatti dell’erosione costiera

L’erosione costiera è un problema significativo per molte aree del Pianeta. Secondo i dati di ISPRA, circa 100 dei 644 Comuni costieri italiani presentano alti tassi di erosione, con un arretramento del tratto di costa di più del 50% dell’intero spazio di competenza. Il Joint Research Center (JRC) ha stimato che, nello scenario più ottimistico, a causa dell’erosione costiera tra 30 anni potremmo perdere il 13% delle spiagge sabbiose della Terra, pari a circa 36.000 km. Secondo le previsioni peggiori, questo numero  potrebbe arrivare anche a 130.000 km. Tra i paesi più vulnerabili ci sono il Regno Unito, l’Australia, il Canada, il Cile, il Messico, la Cina e gli Stati Uniti. 

Questo fenomeno determina importanti conseguenze per chi vive lungo le coste, dove si sviluppano estesi insediamenti umani vulnerabili al rischio dell’erosione. Gli impatti che possono generarsi sono danni materiali alle infrastrutture, alle abitazioni e ai terreni, distruzione di habitat naturali come zone umide e barriere coralline, con conseguente perdita di biodiversità, riduzione delle risorse naturali e dei servizi ecosistemici, da cui dipendono sia numerose specie animali sia le comunità costiere, oltre all’aumento delle inondazioni.

L’erosione costiera può essere affrontata in due modi principali: attraverso soluzioni “tradizionali”, che prevedono la costruzione di strutture difensive, oppure tramite soluzioni basate sulla natura, le cosiddette Nature-based Solutions, che sfruttano gli ecosistemi naturali stessi per proteggere le coste. 

Costa soggetta ad erosione – Foto via Canva

Le Nature-based Solutions

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) definisce le Nature-based Solutions (NbS) come “le azioni per proteggere e ripristinare gli ecosistemi naturali per affrontare le sfide sociali in modo efficace, fornendo benessere per gli esseri umani e benefici per la biodiversità”. Queste strategie si basano sul fatto che gli ecosistemi in salute siano in grado di fornire molteplici benefici e servizi per il pianeta e i suoi abitanti. Questo tipo di strategie, se gestite nel modo corretto, può aiutare a prevenire gli impatti del cambiamento climatico, a incrementare la resilienza del territorio e a ridurre il rischio di disastri ambientali.

Le NbS si contrappongono alle soluzioni tradizionali, dette “grigie”, che si basano su un approccio più passivo e includono, ad esempio, la costruzione di infrastrutture di difesa realizzate appositamente per affrontare un problema. Oggi stiamo assistendo ad una crescente diffusione delle soluzioni basate sulla natura, poiché si sono dimostrate economicamente più efficaci e vantaggiose, in grado di fornire allo stesso tempo benefici di tipo economico, ambientale e sociale. 

Foto via Canva

Le NbS per affrontare l’erosione costiera

Anche l’erosione costiera può essere affrontata attraverso le NbS, che mirano a proteggere le coste rafforzando gli ecosistemi naturali. Un’area di azione in questo campo è quella legata alla restaurazione degli ecosistemi costieri, come i mangrovieti, le dune sabbiose, le praterie di alghe marine e le foreste costiere, che agiscono come barriere naturali contro l’erosione. Rientra tra le Nature-based Solution contro l’erosione costiera anche il ripristino delle zone umide, come paludi e stagni, che agiscono come ammortizzatori naturali, assorbendo l’energia delle onde e proteggendo la terraferma.
Altre strategie riguardano la
piantumazione della vegetazione costiera, come nel caso delle operazioni di riforestazione di piante marine come la Posidonia oceanica, che ha radici robuste in grado di stabilizzare il suolo e ridurre l’erosione, e ancora le sistemazioni idrauliche soft, come la realizzazione di fasce tampone vegetate lungo i litorali, che rallentano l’azione dell’acqua. 

Zona umida – Foto di Matteo Ferretti

Le foreste di mangrovie per proteggere le coste dall’erosione

La mangrovia è una pianta arborea capace di tollerare l’acqua salata e salmastra, i forti venti e i terreni fangosi e anaerobici. Tipiche di coste tropicali e subtropicali ed estuari dei fiumi, queste piante formano delle intricate foreste, creando dei veri e propri ecosistemi di transizione tra l’ambiente marino e quello terrestre. I mangrovieti erogano molteplici servizi ecosistemici, svolgendo una funzione produttiva, tramite la disponibilità di legname, regolativa, assorbendo quantità elevate di CO2 dall’atmosfera, di supporto, incrementando la biodiversità, e ricreativa, sostenendo il turismo locale. Infine, forniscono protezione dall’erosione costiera e dagli eventi estremi come tsunami, tempeste e maree, svolgendo così un ruolo anche nell’adattamento al cambiamento climatico. 

Dense e fitte foreste di mangrovie, se ben progettate e mantenute, possono fungere da barriere naturali contro gli eventi estremi, andando a proteggere la popolazione e le coste. Grazie alla rete creata dagli intrecci delle loro radici, le mangrovie compattano il suolo, rallentano il passaggio dell’acqua e, accumulando detriti, favoriscono la formazione di nuove porzioni di costa. La loro presenza aiuta a ridurre l’intensità del vento e delle onde, oltre che l’altezza degli tsunami, contribuendo così a contenere l’entità dei danni sociali e materiali.
La protezione fornita dalle foreste di mangrovie dipende da diversi fattori, come l’estensione e la densità della vegetazione, il diametro dei tronchi e delle radici e dal tipo di terreno. Garantire la presenza delle mangrovie lungo le coste significa fornire una soluzione al problema dell’erosione, attraverso un
approccio ecosistemico basato sulla natura.

Foresta di mangrovie – Foto di Timothy K via Unsplash

Le mangrovie sono in pericolo

Secondo il rapporto della FAO “The world’s mangroves 2000–2020”, negli ultimi 40 anni abbiamo perso il 20% delle mangrovie presenti sulla Terra. La riduzione dell’estensione dei mangrovieti è principalmente dovuta alla deforestazione, in gran parte causata dall’acquacultura e da fenomeni naturali di ritiro, seguiti dalla conversione del suolo per la coltivazione dell’olio di palma e del riso. Le cause naturali di regressione sono in realtà indotte dal cambiamento climatico: l’aumento del livello del mare e della CO2 in atmosfera, l’incremento delle temperature e i cambiamenti nell’intensità e nella frequenza delle piogge danneggiano queste foreste. 

Proteggere le mangrovie, prevederne una corretta gestione e una rivegetazione delle coste rappresenta una delle soluzioni basate sulla natura per affrontare il cambiamento climatico, sia da un punto di vista della mitigazione, poiché contribuiscono all’assorbimento di CO2, sia di adattamento, poiché incrementano la resilienza delle coste. Questa è a tutti gli effetti una NbS, più vantaggiosa di costruire una barriera o infrastrutture difensive per proteggere i litorali dagli eventi estremi e dall’erosione, in grado di offrire allo stesso tempo anche benessere alla popolazione.

Mangrovieto – Foto di Waranont (Joe) via Unsplash

Bibliografia e sitografia:
Autrice: Graziella Pillari
Graziella è consulente ambientale e scrive per il magazine SeaMag di Worldrise, unendo la passione per l’ambiente alla scrittura. Se fosse un animale marino sarebbe un pesce pagliaccio, che vive nella coloratissima barriera corallina. 

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