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Numerosi i progetti di impianti eolici offshore pianificati, non senza contestazioni e discussioni: cerchiamo di capire come il Mare Nostrum possa affrontare aspetti positivi e negativi di una tecnologia da cui non possiamo più prescindere.

Quasi tutti gli stati membri dell’ONU sono consapevoli che la produzione di energia fossile debba essere rimpiazzata con fonti di energia rinnovabile, extrema ratio per contenere l’aumento del riscaldamento climatico entro 1,5 °C. Oltre al nucleare, si punta su celle a combustibile, sull’energia solare (termica e fotovoltaica) e sulla tecnologia eolica onshore (terrestre) e offshore (marina). Affidandosi proprio a quest’ultima, Cina e Russia, potenze altamente energivore, stanno incrementando la propria quota di rinnovabili.

Anche gli Stati membri dell’UE hanno intrapreso questa strada, pianificando su larga scala parchi eolici offshore (OWF) nei mari europei (Mare del Nord, Mar Baltico, Oceano Atlantico settentrionale, Mar Mediterraneo), dove già sono presenti campi eolici; ovviamente l’Italia è attivamente impegnata nel Mar Mediterraneo. Abbiamo già parlato di impianti eolici offshore e dei loro impatti e andremo adesso più in profondità per capire come il “nostro” Mare, con le sue  caratteristiche morfologiche e ambientali così peculiari, possa rispondere ad una tecnologia da cui non possiamo più prescindere.

Eolico offshore

Impianto eolico offshore – foto via Unsplash

ENERGIA: GIOIE E DOLORI

Nel gennaio 2022, la stima della domanda globale di energia era di circa 150.000 terawattora (TWh) l’anno, con trend in crescita. Questa quota è coperta per l’80% da fonti fossili, ma il report World Energy outlook 2023 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) afferma che il picco dei combustibili fossili sarà raggiunto entro il 2030, probabilmente già nel 2025 o 2026, e che ormai la transizione verso le rinnovabili sia inarrestabile. Il tempo scorre però velocemente: in Europa l’attuale riduzione del 32,5% delle emissioni di gas serra (rispetto al 1990) e l’aumento del 20% della quota di energia da fonti rinnovabili non sono ancora sufficienti per garantire il raggiungimento del primo traguardo fissato al 2030, ovvero la riduzione del 55% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, obiettivo ratificato anche dagli ultimi accordi di Parigi e COP 28. Inoltre, dietro l’angolo c’è il ben più oneroso azzeramento delle emissioni entro il 2050, possibile solo con azioni congiunte di graduale sostituzione dei combustibili fossili con fonti di energia rinnovabile, oltre alla contemporanea immobilizzazione di CO2. 

L’OFFSHORE FLOTTANTE

L’UE stima che l’eolico offshore fornirà il 30% della domanda di elettricità degli Stati membri entro il 2050, passando dagli attuali 12 GW di capacità a un obiettivo di oltre 300 GW: ciò significa moltiplicare per 15 lo spazio marino destinato all’energia eolica. Rispetto agli impianti a terra, che sottraggono territori, e all’offshore bottom fixed, che prevede turbine eoliche situate su elementi fissi in acque poco profonde, l’eolico offshore flottante è sicuramente più competitivo: riduce l’impatto paesaggistico, è più efficiente e soprattutto può essere posizionato praticamente ovunque, a grandi profondità e distanza dalle coste, laddove riesce a “catturare” venti formati e costanti. Non senza effetti collaterali, certo, ma con palesi vantaggi rispetto anche ad altre fonti energetiche.

ESSERE MAR MEDITERRANEO 

Il più grande parco eolico offshore del mondo si trova nel Mare del Nord, è il Dogger Bank Wind Farm, a 130 km dalla costa della regione inglese dello Yorkshire. Il colpo di fortuna è stato trovare un’anomalia a così grande distanza: infatti, in questa zona la profondità si aggira straordinariamente tra i 20 e i 35 metri. Sarà completato nel 2026 e, con una potenza totale di 3.6 GW, fornirà energia a 6 milioni di case.

Condizione impossibile nel Mar Mediterraneo, la cui piattaforma continentale (la parte sommersa di un continente prima che si inabissi nella scarpata continentale) è molto stretta; ciò significa basse profondità molto vicine alla linea di costa, certo idonee per l’installazione di campi offshore bottom-fixed, tuttavia devastanti per ambiente e paesaggio, considerando la natura dei fondali marini. Un mare che possiede oltre 17.000 specie (di cui il 30% endemiche) e, seppur ricoprendo meno dell’1% della superficie di tutti gli oceani, il Mediterraneo è un vero hotspot di biodiversità, straordinario seppur fragile. Ancora di più, se ragioniamo in relazione al cambiamento climatico, poiché tra tutte le regioni oceaniche, la zona mediterranea è quella che si riscalda più rapidamente, con conseguenze deleterie sulle popolazioni marine: gli studi parlano di aumento di specie opportuniste, cambiamenti nella composizione delle comunità di plancton, eventi di mortalità di massa di specie nelle comunità bentoniche localizzate al di sopra del termoclino, e altro.  

In questo meraviglioso specchio d’acqua” lo sviluppo dell’energia eolica offshore è ancora agli inizi, ma per poco. Attualmente sono pianificati più di trenta progetti nei paesi mediterranei (prevalentemente con turbine galleggianti), ma è necessario passarli al vaglio di strumenti di tutela, quali ad esempio le Aree Marine Protette e la Rete Natura 2000, la rete ecologica che comprende i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e le Zone Speciali di Conservazione (ZSC). La Commissione europea sottolinea che gli spazi designati per lo sfruttamento dell’energia marina offshore devono essere compatibili con la conservazione della biodiversità, senza compromettere il buono stato ecologico delle sue acque marine. Ciascun membro UE, operando in modo autonomo, può e deve scegliere le aree in cui far nascere i parchi eolici offshore, ma sotto dettami di chiare regole di coesistenza improntate al rispetto del Mediterraneo, come di tutti i mari.

UN COMPROMESSO PER IL FUTURO?

Come ogni tecnologia, anche l’offshore ha pregi e difetti e probabilmente ora più che mai serve la parola “compromesso”. La ricerca scientifica può limitare i potenziali danni intrinseci dell’eolico, ma è necessario utilizzare le sole energie pulite a disposizione evitando ipocrisia e opportunismo: reazioni indignate e comunicazione terroristica appaiono quantomeno inopportune. 

Dovremmo chiederci più spesso perché la denuncia del macroscopico inquinamento dei mari, lontano e quindi invisibile, non desti forte preoccupazione, mentre l’idea di posizionare alcune pale all’orizzonte sembri creare sconcerto e indignazione nell’opinione pubblica. 

La realtà è che l’eolico rappresenta una grande opportunità che, se sapremo sfruttare in maniera intelligente e rispettosa delle risorse naturali e del Pianeta, potrebbe non essere l’ultima.

Bibliografia
  • www.themapreport.com: Mar Mediterraneo: i perché di una biodiversità sempre più a rischio
  • www.oecd.org: Electricity Market Report, January 2022
  •  www.ocean4future.org: Il ruolo degli oceani nell’assorbimento del carbonio
  • IRENA: Prospettive sulla transizione energetica mondiale
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  • WIRED (art.) Perché l’eolico offshore fa bene 3 volte all’economia italiana
  • GREENPEACE: Progetto eolico off shore Sulcis: un passo verso la decarbonizzazione dell’Italia
  • Commissione Europea: Progressi compiuti nella riduzione delle emissioni (report)
  • Parlamento Europeo: Energie rinnovabili (report)
  • International Energy Agency IEA
Autore: Alessandro Desogus
Alessandro è un biologo, lavora all’Università di Cagliari in Igiene Ambientale e collabora a progetti internazionali che riguardano il monitoraggio dei contaminanti in acque costiere e superficiali tramite la metodica del campionamento passivo. Se fosse un animale marino sarebbe un delfino, perché come i cetacei vorrebbe tornare al mare.

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