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Le profondità marine della costa pugliese nascondono un importante ecosistema marino: una barriera corallina mesofotica. Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Cosa sono le barriere coralline?

Le barriere coralline sono importanti biocostruzioni del mare e tra i più importanti e complessi ecosistemi dominati da una vasta biodiversità. Le barriere coralline sono costituite da piccoli organismi appartenenti alla famiglia degli Cnidaria, definiti polipi, che secernono carbonato di calcio e formano grandi scheletri calcarei. In particolare, le specie di coralli che sono in grado di costruire il reef sono quelle appartenenti all’ordine degli Scleractinia, dette anche “coralli duri”. Queste strutture ospitano migliaia di pesci e altri organismi marini che dipendono dal reef per riserve di cibo, rifugio e per riprodursi. 

La maggior parte dei coralli che costruisce il reef vive in simbiosi con alghe unicellulari fotosintetiche definite zooxantelle, che vivono all’interno dei tessuti dei coralli. Questa relazione simbiotica viene definita mutualistica, in quanto il corallo fornisce un rifugio e risorse utili per la fotosintesi all’alga che, a sua volta, produce ossigeno, glucosio e amminoacidi, nutrienti importanti per il corallo e la produzione di grassi, carboidrati, proteine e carbonato di calcio necessari per la costruzione della barriera. 

Sebbene le barriere coralline si possano trovare in diversi mari e a diverse profondità, la maggior parte di esse è diffusa in zone tropicali dell’Oceano Atlantico occidentale e in alcune regioni dell’Oceano Indo-Pacifico, in acque poco profonde e oligotrofiche, cioè povere di sostanze nutritive. Queste caratteristiche ambientali e climatiche sono necessarie per permettere e favorire la relazione simbiotica tra i coralli e le zooxantelle. 

foto via Unsplash

Le barriere coralline del Mediterraneo

In passato, nel Mar Mediterraneo le barriere coralline erano ampiamente distribuite e dominate soprattutto dal corallo rosso (Corallium rubrum). Attualmente questi ecosistemi mostrano una distribuzione ed estensione ridotta e, in acque poco profonde, sono costituiti dalla madrepora Cladocora caespitosa, il più importante corallo biocostruttore endemico del Mediterraneo, in grado di ospitare le microalghe simbiotiche, come avviene per i coralli dei mari tropicali. In acque più profonde, invece, si trovano strutture di carbonato di calcio costruite da coralli d’acqua fredda, come Desmophyllum pertusum e Madrepora oculata, i quali non ospitano simbionti algali ma usano il materiale organico disperso nel mare per produrre le risorse di cui hanno bisogno.

Cladocora caespitosa – foto via Canva

La ricerca e le caratteristiche uniche

Nel 2019, per la prima volta, i ricercatori del dipartimento di Biologia dell’Università di Bari hanno scoperto una barriera corallina mesofotica nelle acque pugliesi. Con il termine “mesofotico” si intende quella zona del mare compresa tra i 30 e i 200 metri di profondità, caratterizzata da acque a bassa penetrazione della luce. Tramite robot sottomarini, infatti, è stato possibile individuare questa barriera corallina fra i 40 e i 55 metri di profondità nel Mar Mediterraneo. Essa si estende per 2.5 km da Monopoli ad Otranto ed è costituita principalmente da Phyllangia americana mouchezii e Polycyathus muellerae, coralli appartenenti all’ordine degli Scleractinia. Queste due specie di coralli costituiscono un substrato per diversi organismi sessili e per più di 200 invertebrati.

L’area di ricerca (Corriero et al., 2019)

Sebbene questa barriera corallina mostri caratteristiche molto simili a quelle tropicali, l’habitat e i suoi colori costituiscono due peculiarità: raggiunti i 50 metri di profondità, in assenza di luce e della relazione simbiotica tra coralli e zooxantelle, la barriera corallina pugliese mostra colori più tenui e soffusi rispetto a quelle tropicali, viranti dall’arancione al viola. Infatti, la maggior parte dei coralli osservati nell’area di ricerca non presenta le microalghe simbiotiche. Questa scoperta suggerisce che la grande presenza di materiale organico presente in questa porzione di mare potrebbe rappresentare la prima fonte di cibo per i coralli. Inoltre, le sclerattinie osservate erano abitate da diversi vermi marini segmentati, detti policheti sedentari, e dal mollusco Neopycnodonte cochlear, che contribuiscono alla rigidità e compattezza della barriera corallina. 

Un segnale positivo per il futuro

Gli studiosi ipotizzano che la barriera corallina potrebbe estendersi oltre l’area di ricerca, sebbene in maniera frammentata. Recenti ricerche e fotografie suggeriscono simili barriere coralline a 100 km a sud dall’area di studio. Inoltre, altre biocostruzioni costituite da P. americana mouchezii, P. muellerae e N. cochlear sono state recentemente trovate a 50 km a nord dall’area di studio. Per proteggere questo tesoro nascosto, i ricercatori hanno allertato l’Ufficio Parchi e Tutela della Biodiversità della regione Puglia, ente responsabile della rete Natura 2000, in modo che possano essere implementate azioni a tutela dell’eccezionale risorsa presente nelle acque pugliesi. La scoperta di questa barriera corallina del Mar Mediterraneo potrebbe rappresentare una nuova spinta per promuovere il turismo sostenibile e a basso impatto nell’area, incentivando la tutela del mare.

La barriera corallina mesofotica pugliese (Corriero et al., 2019)

Bibliografia
Autrice: Martina Difonzo

Martina è una biologa marina, recentemente laureata in International Marine Science. Se fosse un animale marino sarebbe un delfino, per il suo senso di libertà e solarità. 

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