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Introduciamo questi ecosistemi marini dall’inestimabile importanza e la cui esistenza, minacciata da diversi fattori, è vitale anche per la sopravvivenza del genere umano

Le barriere coralline sono uno dei possibili ambienti costruiti da piccoli organismi marini calcificanti, che assicurano la vita a numerose altre specie marine, provvedendo in diversi modi anche alla sopravvivenza della specie umana. Immergiamoci alla scoperta di questi ecosistemi e delle loro caratteristiche uniche.

La diversità di coralli in una scogliera corallina dell’atollo di Baa, Maldive- Foto di Arianna Pica

COSA SONO DAVVERO LE BARRIERE CORALLINE?

Nell’accezione comune, le barriere coralline sono intese come tutte le possibili formazioni di questo importante ecosistema che ritroviamo nell’ambiente marino. In realtà, esse costituiscono solo uno dei diversi tipi di scogliere coralline (in inglese coral reefs) esistenti al mondo.

Infatti, a seconda della loro localizzazione rispetto alla costa, le scogliere coralline si distinguono in:

  • frangenti (fringing reefs), che si sviluppano in prossimità della costa, possono essere ad essa direttamente adiacenti o separati per via di un tratto di mare,chiamato laguna, stretto e poco profondo; costituiscono la forma più comune (come la scogliera corallina del Mar Rosso)
  • barriere coralline (barrier reefs), che si localizzano a chilometri di distanza dalla costa, dopo un importante tratto di laguna e, come i frangenti, sono parallele alla costa (la Grande barriera corallina australiana ne è un esempio)
  • atolli (atoll reefs), strutture tendenzialmente circolari, sparse negli oceani e completamente isolate, sui cui bordi possono esserci isole e canali a connettere la parte lagunare interna alla parte oceanica esterna (come l’arcipelago delle Maldive)
  • scogliere isolate (patch reefs), piccole strutture isolate all’interno di un’area lagunare
  • banchine (bank reefs), strutture analoghe alle scogliere isolate, ma che si sviluppano anche in oceano aperto (oceanic reef), con forma ovale o allungata, e che in superficie possono formare banchi di sabbia o isole.

Le diverse tipologie di scogliere coralline.- Figura tratta da Hoegh-Guldberg, O., et al., 2011

DOVE SI TROVANO?

Le barriere coralline sono ambienti tipici della fascia tropicale, in cui sono presenti una serie di condizioni che ne permettono la formazione e la sopravvivenza: temperature alte e costanti tutto l’anno (20-28°C), elevata salinità, basse concentrazioni di anidride carbonica, acqua limpida e un substrato solido. È possibile trovarle in due grandi regioni oceaniche, quali la regione indo-pacifica e quella atlantica. 

Anche l’area mediterranea è zona di coralli, che si trovano però a maggiori profondità e presentano caratteristiche diverse da quelle dei coralli tropicali di acque superficiali.

DA QUALI ORGANISMI SONO COSTITUITE?

I principali organismi costruttori delle barriere coralline sono i coralli che, sebbene all’apparenza possano sembrare piante o addirittura rocce, sono animali. Essi appartengono al phylum (un raggruppamento tassonomico) degli Cnidari, di cui fanno parte anche gli anemoni di mare e le meduse. All’interno di questo gruppo, i coralli rientrano nella classe Anthozoa (che tradotto dal greco significa “animale fiore”) e coloro che contribuiscono maggiormente a formare le barriere coralline sono le madrepore, o coralli duri.

Si tratta di animali quasi esclusivamente coloniali, ovvero costituiti da centinaia o migliaia di individui che vivono insieme all’interno di una colonia, condividendo struttura anatomica e nutrimento. Ciascun individuo è chiamato polipo, un organismo simile ad una medusa capovolta, che vive all’interno di una “coppa calcarea” da esso secreta. I polipi, infatti, mediante un processo di calcificazione producono uno strato di carbonato di calcio che viene deposto esternamente ai tessuti viventi e per questo definito “esoscheletro”.

Struttura anatomica di un polipo appartenente alla classe Anthozoa, e all’ordine Scleractinia (madrepore) – Figura tratta da Hickman, C.P. (Ed.), 2008

Ogni polipo presenta dei tentacoli con i quali recupera il cibo direttamente dall’acqua e, oltre al nutrimento che trova esternamente, si avvale anche di una seconda fonte di energia: un’importante e stretta associazione con alghe unicellulari che vivono all’interno dei tessuti del polipo, dando vita ad un rapporto di endosimbiosi. Mediante l’attività di fotosintesi, le alghe forniscono al polipo nutrienti e favoriscono il processo di calcificazione. In cambio, il polipo fornisce all’alga protezione da potenziali predatori.

I coralli sono inoltre definiti animali bentonici, che vivono a stretto contatto con il fondo marino, e sessili, poiché incapaci di spostarsi da un luogo all’altro.

PERCHÉ SONO IMPORTANTI?

Con più di 800 specie esistenti al mondo, i coralli sono innanzitutto un patrimonio inestimabile di diversità.

Le scogliere coralline, nonostante ricoprano meno dell’1% della superficie di tutti gli oceani, sono ambienti fondamentali per la sopravvivenza di circa il 25% delle specie marine, rappresentando per moltissimi organismi un ambiente utile come casa, rifugio, zona di foraggiamento e per la riproduzione. Proprio per questo motivo, in alcune aree del mondo questi ecosistemi sono definiti “hotspot di biodiversità”.

Anche la specie umana deve essere grata all’esistenza delle scogliere coralline, in quanto capaci di fornire all’uomo diversi beni e servizi ecosistemici: per esempio, parte dell’ossigeno che respiriamo è prodotto da questi ambienti, che sono per questo definiti “le foreste pluviali marine”. Mediante il processo di calcificazione dei coralli, le scogliere coralline costituiscono un’importante riserva di carbonio, che viene sequestrato dall’atmosfera ed immagazzinato per millenni, rendendole delle valide alleate nella lotta al cambiamento climatico. Le scogliere sono inoltre una barriera naturale contro l’azione del moto ondoso e degli effetti di forti temporali, proteggendo le coste da inondazioni e dall’erosione. Non da meno, rappresentano per l’uomo una fonte di cibo e di materiali utili per la produzione di medicinali e di prodotti cosmetici, sono una fonte di guadagno e di turismo, assicurando numerosi posti di lavoro e permettendo moltissime attività ricreative.

foto via Unsplash

QUALI SONO LE CAUSE CHE NE MINACCIANO LA SOPRAVVIVENZA?

Le scogliere coralline, purtroppo, stanno affrontando una serie di minacce alla loro sopravvivenza. Su scala locale, esse subiscono gli effetti negativi dello sviluppo costiero e del sovrasfruttamento delle risorse ad opera dell’uomo, che si traducono in: inquinamento (dovuto al sovraccarico di nutrienti e al problema della plastica in mare), pesca eccessiva, distruzione del fondale (per esempio per via di attività estrattive e di tecniche di pesca non sostenibili). Inoltre, a livello mondiale le conseguenze del riscaldamento globale comportano innalzamento della temperatura degli oceani, acidificazione e deossigenazione delle acque, oltre all’aumento in frequenza ed intensità di fenomeni climatici estremi, come le ondate di calore, anche a livello marino.

Foto via Canva

I problemi sono numerosi, ma altrettante sono le azioni pensate per la conservazione di questi ambienti fondamentali per la salute non solo degli oceani, ma del mondo intero, che continueremo a scoprire nel prossimo articolo dedicato alla medesima tematica!

Bibliografia:
  • Graham, N.A.J., Nash, K.L., Kool, J.T., 2011. Coral reef recovery dynamics in a changing world. Coral Reefs 30, 283–294. https://doi.org/10.1007/s00338-010-0717-z.
  • Hickman, C.P. (Ed.), 2008. Integrated principles of zoology, 14th ed. ed. McGraw-Hill/Higher Education, Boston. 
  • Hoegh-Guldberg, O., Andréfouët, S., Fabricius, K.E., Lough, J.M., Marshall, P.A., Pratchett, M.S., 2011. Vulnerability of coral reefs in the tropical Pacific to climate change. Pubblicato in: Bell JD, Johnson JE and Hobday AJ (eds) (2011) Vulnerability of Tropical Pacific Fisheries and Aquaculture to Climate Change. Secretariat of the Pacific Community, Noumea, New Caledonia.
  • Levinton, J.S., 2017. Marine biology: function, biodiversity, ecology, Fifth edition. ed. Oxford University Press, New York.
  • NOAA. What are the three main types of coral reefs? National Ocean Service website, https://oceanservice.noaa.gov/facts/threecorals.html#:~:text=The%20three%20main%20types%20of%20coral%20reefs%20are%20fringing%2C%20barrier,reef%20is%20the%20fringing%20reef., visitato il 04/10/’23.
  • Ranjan, D., Chandravanshi, S., Verma, P., Singh, M.B., Verma, D.K., Maurya, P., Upadhyay, A.K., Raghunath, Tiwari, A.K., Sahu, K.K., 2023. Effects of Coral Reef Destruction on Humans and the Environment. IJECC 13, 716–725. https://doi.org/10.9734/ijecc/2023/v13i102708.
  • Taviani, M., Freiwald, A., Zibrowius, H., 2005. Deep coral growth in the Mediterranean Sea: an overview, in: Freiwald, A., Roberts, J.M. (Eds.), Cold-Water Corals and Ecosystems, Erlangen Earth Conference Series. Springer-Verlag, Berlin/Heidelberg, pp. 137–156. https://doi.org/10.1007/3-540-27673-4_7.
Autrice: Arianna Pica

Arianna è laureata magistrale in Biodiversità ed Evoluzione Biologica, con una specializzazione in Ecologia Marina. Aspira ad una carriera da ricercatrice, spinta dalla curiosità verso ogni creatura marina e affascinata dall’equilibrio che regna nell’ambiente marino indisturbato. Ha anche una forte passione per la divulgazione scientifica e l’educazione ambientale, per condividere la bellezza della natura, ridurre la distanza che si è creata tra l’uomo e il resto del mondo naturale e aumentare la consapevolezza dell’importanza di un Pianeta in salute. Se fosse un animale marino sarebbe una megattera, per poter nuotare sia in superficie che in profondità e per migrare negli oceani di tutto il mondo. 

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