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Worldrise vi accompagna alla scoperta dei cetacei, animali affascinanti e complessi, che continuano a stupirci per la loro intelligenza.

Definiti “persone non umane” dalla ricercatrice americana Diana Reiss, delfini e balene sono ampiamente considerati tra gli esseri viventi più intelligenti del Pianeta. Su quali basi, però, possono essere considerati tali? Cosa rientra nell’ambito dell’istinto e cosa invece è frutto di processi di apprendimento? Tuffiamoci in un viaggio alla scoperta della mente dei cetacei.

Anatomia e comportamento

I parametri analizzati per valutare l’intelligenza di un animale sono molteplici e tra questi vi sono:

  • Dimensione del cervello in relazione al corpo
  • Capacità di apprendimento
  • Relazioni sociali complesse
  • Linguaggio
  • Consapevolezza di sé

Per quanto riguarda l’analisi del sistema nervoso, gli studiosi sono concordi nell’affermare che i cetacei presentano una corteccia cerebrale ben sviluppata, con molte circonvoluzioni. In genere, le dimensioni del cervello sono più grandi del previsto in rapporto alla loro taglia: il quoziente di encefalizzazione (Q.E.), ovvero il rapporto tra la massa dell’encefalo e quella totale dell’animale, risulta essere particolarmente elevato.

Per misurare l’intelligenza di delfini e balene, oltre alle considerazioni anatomiche, sono stati ampiamente impiegati anche test comportamentali, che hanno portato a risultati sorprendenti.

Nella mente del delfino – Immagine via seawatchfoundation.org.uk

STRATEGIE DI CACCIA

Studiando l’etologia di una popolazione di tursiopi (Tursiops truncatus) al largo della Carolina del Sud, i cetologi hanno osservato la messa in atto di tecniche ingegnose per catturare le prede. I delfini dell’area, infatti, cooperano per spingere i pesci fino alla riva e, successivamente, si spiaggiano per catturarli, mostrando un alto grado di coordinamento. In Australia occidentale, invece, nella Shark Bay, i tursiopi utilizzano un’altra curiosa tecnica per cacciare: usano le spugne come un guanto per il rostro, in modo da poter sondare il fondale senza ferirsi, alla ricerca di pesci nascosti sotto la sabbia. Tale comportamento non è istintivo e sembra essere trasmesso dalle madri ai cuccioli, di generazione in generazione, in una rara forma di trasmissione culturale tra animali.

Foto di Wynand Uys via Unsplash

Anche il comportamento delle orche (Orcinus orca) è stato ampiamente studiato, specialmente al largo della Penisola Antartica. Questi animali si nutrono soprattutto di foche che, spesso, si rifugiano sopra piccoli iceberg per sfuggire ai predatori: per rovesciarle in acqua, alcune orche hanno iniziato a “fare surf” sulle onde per ingigantirle e far ribaltare il pezzo di ghiaccio. In Patagonia, presso Punta Norte, le orche sfruttano invece l’inclinazione del fondale per balzare con metà corpo sulla spiaggia e afferrare i cuccioli di leoni marini sulla battigia. Entrambi i comportamenti dimostrano le straordinarie abilità cognitive di questi cetacei, perché la buona riuscita della caccia implica una complessa organizzazione del gruppo e una notevole sincronia. Inoltre, i ricercatori hanno osservato che le orche della Patagonia addestrano i loro cuccioli a spiaggiarsi con l’aiuto dell’alta marea e utilizzano ciuffi di alghe per simulare la preda da afferrare.

Orca sulla spiaggia in Patagonia – foto via iStock.com

NONNE DELL’OCEANO

Orche, narvali (Monodon monoceros) e beluga (Delphinapterus leucas) sono tra i pochi animali le cui femmine vanno in menopausa. Dal punto di vista biologico, un animale non più in grado di riprodursi va a sottrarre risorse ad altri che, al contrario, possono ancora farlo. Perché allora l’evoluzione ha fatto sì che si mantengano in vita?  La presenza di questi individui non ha un’utilità dal punto di vista riproduttivo, ma è fondamentale perché gli esemplari più anziani hanno accumulato esperienza che può essere trasmessa ai più giovani. Questi ultimi, quindi, devono essere in grado di apprendere dalle competenze delle “nonne”, che a loro volta mantengono memoria delle vicende affrontate nel corso della loro vita.

“SONO IO!”

Un recente studio condotto per tre anni su esemplari di tursiopi ha evidenziato come questi animali siano in grado di riconoscersi allo specchio ancor prima di qualsiasi altra specie animale, uomo compreso. L’auto-consapevolezza si manifesta nella specie umana tra il primo e il secondo anno di vita ed è collegata allo sviluppo senso-motorio e alla consapevolezza sociale; anche gazze, elefanti, cavalli e scimpanzé condividono con noi questa capacità, ma in queste specie si manifesta più tardi. Le ricercatrici Rachel Morrison e Diana Reiss hanno scoperto che nel tursiope, invece, la consapevolezza del proprio io è già presente nel primo anno di vita del cetaceo.

Foto di Placido Benzi

FIRME E DIALETTI 

Un altro parametro utilizzato per studiare l’intelligenza di una specie animale è il linguaggio. I delfini possiedono un sistema di suoni specifici, formato da fischi e click, e comunicano fra di loro anche per mezzo del linguaggio del corpo. Alcuni studi condotti su gruppi di tursiopi suggeriscono l’esistenza di vere e proprie parole per indicare concetti precisi, ma fino ad adesso non è stata rilevata la presenza di morfemi, ovvero di combinazioni di suoni che nel linguaggio umano corrispondono a prefissi, suffissi e radici lessicali. 

Inoltre, numerose ricerche su specie come il tursiope, il grampo, le stenelle e il delfino comune, hanno confermato che ogni esemplare emette un particolare suono, il fischio firma, che è un tratto distintivo fondamentale per la vita sociale dell’individuo. È stato osservato anche che i delfini sono in grado di imitare il fischio firma di un compagno per richiamarne l’attenzione, comportamento classificato come “comunicazione referenziale”, cioè indirizzata ad uno specifico individuo; i fischi firma vengono ricordati dai delfini anche dopo 20 anni dall’interazione con l’altro esemplare! Per di più, analisi sulle vocalizzazioni di grampi che formavano gruppi misti con tursiopi a Gran Canaria hanno evidenziato come il linguaggio si sia adattato alla comunicazione interspecifica, attraverso variazioni della frequenza dei click.

Grampo nel Mar Ligure – Foto di Izanbar via Dreamstime

Anche le orche non sono da meno: ogni pod possiede uno specifico dialetto, costituito da richiami a impulsi con un modello base ripetuto. Questi richiami vengono trasmessi dalla madre alla prole attraverso apprendimento e imitazione, e cambiano gradualmente nel tempo a causa di “errori di copiatura”. Il vocabolario è tipico di ciascuna famiglia, ma vi è anche una sorta di “lingua internazionale”: ad esempio, la popolazione di orche residente nel Salish Sea (Stato di Washington) possiede tre dialetti distinti, ma alcuni suoni sono comuni tra i tre pod, facilitando così la comunicazione e la socializzazione tra i gruppi.

SENSO DEL LUTTO

Gli scienziati parlano di “post mortem attentive behaviour” per indicare il comportamento di un animale che dedica delle attenzioni al cadavere di un conspecifico. Un gruppo di ricercatori guidati da Giovanni Bearzi, dell’associazione Dolphin Biology and Conservation, ha preso in analisi studi su 20 specie di cetacei distinte, la maggior parte sui generi Tursiops e Sousa. Molti comportamenti di lutto sono stati osservati da parte di femmine nei confronti di cuccioli deceduti, ma non è accertato che si tratti propriamente di cordoglio. Spingendo e toccando l’altro animale, il delfino potrebbe invece cercare di accertarsi del perché non reagisce o tentare una sorta di rianimazione: per capirlo, gli scienziati stanno cercando di analizzare gli ormoni dello stress emessi dagli animali, ma la questione è ancora aperta.

Aree Marine Protette_Worldrise

Foto di Nick Bondarev via Pexels

C’è ancora tanto da scoprire sul mondo dei cetacei e i nuovi strumenti tecnologici possono aiutarci a decifrare il loro comportamento: numerosi progetti mirano a sfruttare l’intelligenza artificiale per analizzare le vocalizzazioni di questi animali, altri invece impiegano droni e micro-webcam per capire le loro dinamiche sociali e comportamentali. Andando avanti con le ricerche, però, una cosa è certa: il fascino esercitato da delfini e balene aumenterà sempre di più, poiché ci stanno dimostrando come il termine “sapiens” non sia certo una prerogativa dell’uomo!

Bibliografia e sitografia:
Autrice: Sara Parigi

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