Skip to main content

Animali considerati sempre negativamente, le meduse rivestono invece un ruolo ecologico fondamentale. Tuffiamoci nel blu per scoprire l’importanza di questi organismi!

Le meduse sono tra i primi organismi multicellulari che hanno popolato il nostro pianeta e il loro ruolo è molto importante. Il phylum al quale appartengono, quello degli Cnidari (che comprende anche gorgonie e polipi dei coralli), presenta rilevanti conquiste evolutive: sono, infatti, i primi animali ad avere una cavità gastrovascolare e una, seppur semplice, rete nervosa

La loro cattiva nomea è causata dalla presenza di cellule urticanti, i nematociti, che rilasciano degli organelli al fine di paralizzare le prede o per difesa. Incubo dei bagnanti, le meduse vengono poco apprezzate anche dalla comunità scientifica: infatti, ben il 35,4% degli articoli pubblicati su di esse mostra una visione negativa. Al contrario, questi animali meriterebbero un po’ più di attenzione: infatti, popolando i mari da milioni di anni, le meduse si sono perfettamente adattate alla vita nella colonna d’acqua e possiedono caratteristiche uniche nel regno animale. Recenti studi hanno dimostrato che non seguono solo passivamente le correnti oceaniche, ma sono in grado di scegliere dove andare e di spostarsi in modo leggermente attivo, talvolta anche controcorrente. 

Medusa Rhizostoma pulmo – Foto via Canva

Si nutrono principalmente di fitoplancton, copepodi e gamberetti ed è proprio la loro posizione all’interno della rete trofica a far sì che rivestano un ruolo fondamentale nel ciclo del carbonio. Vediamo insieme come mai sono così importanti, non solo come fonte alimentare alternativa!

RUOLO CENTRALE NELLA CATENA TROFICA 

Descritte da Pauly -biologo marino della British Columbia University- come “probabilmente i più importanti predatori dell’oceano”, all’interno della rete trofica marina le meduse si collocano in una posizione intermedia: nutrendosi di plancton, si inseriscono all’interno della categoria dei consumatori, ma sono a loro volta predate da altri animali.

Le meduse, quindi, esercitano un controllo della rete trofica che viene definito “a vita di vespa”: infatti, tramite processi top-down, contengono l’abbondanza della componente planctonica, mentre con un controllo di tipo bottom-up regolano le popolazioni dei loro predatori, quali le tartarughe. Questi rettili, infatti, riescono a cibarsi di cnidari perché possiedono, all’interno della bocca, delle sporgenze di cheratina rivolte all’indietro, che incanalano direttamente il pasto nello stomaco. In questo modo le nematocisti vengono neutralizzate dal pH acido, evitando che l’animale venga punto. Anche altri animali, come il gasteropode oloplanctonico Janthina janthina, si nutrono di meduse: in particolare, questo mollusco vive all’interfaccia acqua-aria e attacca prevalentemente le velelle (Velella velella) e le caravelle portoghesi (Physalia physalis), due idrozoi coloniali che galleggiano sulla superficie dell’oceano.

Medusa e tartaruga – Foto via Canva

SEQUESTRO DI CARBONIO

Forse uno dei servizi ecosistemici più importanti forniti dalle meduse è la regolazione del clima attraverso il processo di sequestro del carbonio e il trasporto attraverso la colonna d’acqua. Infatti, tramite la fotosintesi, il carbonio atmosferico viene organicato e trasformato in biomassa dal fitoplancton, che viene predato dallo zooplancton, a sua volta predato dalle meduse. La morte di questi cnidari e la caduta dei loro corpi sul fondale trasferisce quindi il carbonio dalla superficie in profondità: è stato stimato che un singolo evento di jellyfish-fall può far arrivare sul fondo una quantità di carbonio quattro volte maggiore dell’immissione naturale. Inoltre, anche la produzione di pellets fecali contribuisce a pompare il carbonio sul fondale in misura maggiore rispetto a quanto fatto da altri organismi, perché il materiale defecato ha una velocità di affondamento più alta. 

OSSIGENAZIONE DELLE ACQUE 

Le meduse possono anche contribuire indirettamente al riciclaggio dei nutrienti e all’ossigenazione, mediante un processo noto come miscelazione biogenica: spostandosi, infatti, contribuiscono a mescolare le acque, facilitando il trasporto della sostanza organica, inorganica e dell’ossigeno in essa disciolti. Considerando l’abbondanza di meduse e l’entità delle migrazioni verticali che molte meduse oceaniche compiono, tale mescolamento può essere significativo e può avere impatti sul funzionamento dell’ecosistema, per esempio con l’incremento della produzione primaria superficiale.

Foto via Canva

UN RIFUGIO FRA I TENTACOLI

Le meduse sono relativamente grandi rispetto ad altri organismi planctonici, ma nuotano in modo relativamente lento rispetto ad animali nectonici di dimensioni simili. Questa caratteristica, unita all’intricato habitat fornito dai tentacoli di questi animali, fa sì che siano facilmente colonizzabili da altri organismi marini. Le relazioni sono varie e spesso si instaura un rapporto simbiotico tra le due componenti. Più nello specifico, le meduse possono fornire:

  • un rifugio pelagico, specialmente per giovanili di pesci
  • un substrato pelagico per cirripedi, copepodi, granchi, anfipodi e picnogonidi
  • un ospite di associazioni simbiotiche algali con zooxantelle, come nel caso della medusa dorata Mastigias papua, che vive nelle acque del Lago di Palau
SE SONO TROPPE…

Le meduse possono anche avere un ruolo chiave nel mantenimento della biodiversità: infatti, nutrendosi anche di larve di specie ittiche, controllano le popolazioni delle varie specie impedendo che una diventi dominante sulle altre. Se, però, il loro numero aumenta troppo, la pressione predatoria sulle larve fa crollare gli stock di pesci, determinando effetti negativi a cascata su tutto l’ecosistema.

Come sempre, dunque, è l’equilibrio che mantiene l’oceano in salute: la sua alterazione a causa dell’impatto antropico ha ricadute difficilmente prevedibili ed è quindi fondamentale cercare di tutelare il più possibile la situazione naturale.

Foto via Canva

BIBLIOGRAFIA
  • https://www.focus.it/ambiente/animali/le-meduse-sono-inutili
  • Doyle, Thomas K., et al. “Ecological and societal benefits of jellyfish.” Jellyfish blooms (2014): 105-127.
  • Pauly, Daniel, et al. “Jellyfish in ecosystems, online databases, and ecosystem models.” Jellyfish Blooms: Causes, Consequences, and Recent Advances: Proceedings of the Second International Jellyfish Blooms Symposium, held at the Gold Coast, Queensland, Australia, 24–27 June, 2007. Springer Netherlands, 2009.
  • Hays, Graeme C., Thomas K. Doyle, and Jonathan DR Houghton. “A paradigm shift in the trophic importance of jellyfish?.” Trends in ecology & evolution 33.11 (2018): 874-884.
  • Tinta, Tinkara, Katja Klun, and Gerhard J. Herndl. “The importance of jellyfish–microbe interactions for biogeochemical cycles in the ocean.” Limnology and Oceanography 66.5 (2021): 2011-2032.
  • https://www.cnr.it/it/news/7757/meduse-un-problema-no-una-risorsa
  • Lebrato M, Jones DOB (2009) Mass deposition event of Pyrosoma atlanticum carcasses off Ivory Coast (West Africa). Limnol Oceanogr 54:1197–1209
  •  Lebrato M, Pitt KA, Sweetman AK, Jones DOB, Cartes JE, Oschlies A, Condon RH, Molinero JC, Adler L, Gaillard C, Lloris D, Billett BSM (2012) Jelly-falls historic and recent observations: a review to drive future research directions. Hydrobiologia 690:227–245
Autrice: Sara Parigi

Sara è volontaria Worldrise e autrice per SeaMag dal 2021. Dopo essersi laureata in Scienze Biologiche presso l’Università di Firenze, ha deciso di continuare gli studi iscrivendosi alla Laurea Magistrale in Biologia Marina all’Università di Pisa. Appassionata di cetacei fin da quando era bambina, se fosse un animale marino sarebbe una balenottera, un po’ schiva e introversa, ma anche pacata e razionale.

Leave a Reply