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Le acque di transizione (pt. 4): gli estuari Skip to main content

Eccoci alla fine del nostro viaggio attraverso gli ambienti di transizione. In questo ultimo articolo della rubrica, Worldrise vi presenta gli estuari e, in particolare, le minacce che affliggono questi delicati ecosistemi.

Cos’è un estuario?

Tra gli habitat più importanti della zona costiera troviamo gli estuari, ambienti di transizione in cui l’acqua dolce derivante dal drenaggio terrestre si mescola con l’acqua del mare, creando alcune tra le aree più biologicamente produttive della Terra.  

Foce a estuario – Foto via Canva

Cos’è, invece, un delta?

Quando un fiume sfocia in mare, la velocità della corrente decresce drasticamente, causando la deposizione dei sedimenti. Se l’energia del moto ondoso non è sufficiente a rimuovere completamente i materiali depositati, si forma un accumulo, in parte emerso ed in parte sommerso, che prende il nome di delta. Questo termine deriva dalla forma triangolare che molti corpi sedimentari di questo tipo mostrano in pianta, a somiglianza dell’omonima lettera maiuscola dell’alfabeto greco (Δ). L’esempio più famoso è sicuramente quello del delta del Nilo. Tuttavia, il profilo di questi sistemi può variare considerevolmente come conseguenza dei processi sedimentari in atto.

Foce a delta – Foto via Canva

Caratteristiche principali e zonazione

Una definizione esauriente di “estuario” viene data dall’oceanografo Björn Kjerfve nel 1989: l’autore descrive un sistema estuarino come “una rientranza costiera che ha una connessione limitata con l’oceano, la quale rimane aperta quantomeno in modo intermittente”. 

Tale sistema può essere diviso in 3 regioni:

  1. una zona fluviale di marea, ovvero un’area caratterizzata dalla mancanza della tipica salinità oceanica, ma soggetta all’innalzamento e all’abbassamento del livello del mare; 
  2. una zona di mescolamento (l’estuario propriamente detto), caratterizzata dalla miscelazione delle masse d’acqua e dall’esistenza di forti gradienti di grandezze fisiche, chimiche e biotiche che vanno dalla zona fluviale di marea alla posizione marittima di una foce fluviale o di un delta delle maree; 
  3. una zona torbida, tra la zona di mescolamento e il mare aperto.

Quindi, come già menzionato per i precedenti articoli della rubrica, tali ambienti sono caratterizzati in particolar modo da un gradiente di salinità importante, che va dalle acque dolci del fiume a quelle prettamente saline del mare aperto, il quale influenza nettamente le comunità biotiche qui presenti.

Foto via Canva

Perché sono importanti e da cosa sono minacciati

Quasi tutti gli estuari sono in qualche modo influenzati dalle attività antropiche, che probabilmente diventeranno sempre più diffuse ed acute, poiché si stima che la popolazione costiera si avvicinerà a 6 miliardi di persone entro il 2025. Identificare le principali minacce che insistono su questi ambienti è il primo passo per cercare di applicare azioni correttive e strategie di gestione atte a tutelare la loro integrità e i servizi ecosistemici che ci forniscono.

Tra i principali impatti che insistono sui sistemi estuarini ci sono:

  • Crescente urbanizzazione ed industrializzazione
  • Diminuzione della qualità dell’acqua a causa dell’inquinamento, in particolare correlato all’arricchimento di nutrienti e materia organica (eutrofizzazione) e alla presenza di contaminanti chimici (spesso derivanti da agricoltura ed acquacoltura)
  • Alterazione e perdita degli habitat, specialmente correlati a deforestazione, costruzione, dragaggi, bonificazione, etc.
  • Sovrapesca di pesci e molluschi importanti dal punto di vista commerciale e ricreativo, con la depauperazione di risorse a causa dello sfruttamento insostenibile degli stock
  • Estrazione di acqua dolce e deviazione idrica
  • Introduzione di specie aliene, le quali spesso surclassano ed eliminano le forme indigene.

Cambiamenti nei naturali regimi di flusso hanno conseguenze sull’equilibrio idrico degli estuari. Ad esempio, anche disturbi naturali stocastici (come episodi di siccità prolungata) possono esacerbare gli effetti dannosi della privazione di acqua dolce associata al consumo antropico a monte.

Il fiume Po in secca – foto via agi.it

Le deviazioni fluviali di acque superficiali riducono notevolmente gli apporti di acqua dolce ad alcuni estuari: strutture come dighe e sbarramenti sono generalmente costruite per soddisfare la domanda agricola, municipale e industriale di acqua dolce, ma gli impatti ecologici possono essere notevoli. Un ridotto afflusso di acqua dolce può infatti modificare in modo significativo regimi idrologici, salinità e processi sedimentari, nonché i carichi di nutrienti di un estuario, colpendo direttamente le aree dell’habitat, l’abbondanza e la distribuzione degli organismi e, in ultimo, le intere reti trofiche del sistema.

Cosa si sta facendo per proteggerli

Per preservare tali ambienti, è necessaria la collaborazione tra diverse entità, quali istituzioni accademiche, agenzie governative, comunità locali, imprese ed industria. Di notevole importanza sono inoltre i programmi educativi che informano il pubblico della sua responsabilità come amministratore di questi preziosi sistemi costieri, il cui sfruttamento sostenibile può essere raggiunto attraverso una Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC), una tipologia di approccio multisettoriale ad oggi intrapreso da molti Paesi.

Si stanno inoltre portando avanti progetti di restaurazione della qualità dell’acqua e dell’integrità ecologica degli estuari di importanza nazionale, come ad esempio avviene con il National Estuary Program a cura dell’EPA (United States Environmental Protection Agency) per 28 sistemi estuarini disseminati lungo le coste americane atlantiche e pacifiche.

Gestione Integrata delle Zone Costiere

Molti organismi marini non si trovano solamente in ambienti prettamente oceanici, ma sono in grado di colonizzare anche le acque di transizione, dove a volte creano ecosistemi tanto preziosi quanto, purtroppo, vulnerabili. Questa rubrica, che raccontato le caratteristiche di paludi salmastre, lagune costiere, fiordi ed estuari ha lo scopo di ricordare l’importante collegamento che esiste tra il contesto terrestre/dulciacquicolo e quello marino, sottolineando il fatto che quando parliamo di questi due mondi non li dovremmo trattare come entità separate. La gestione delle risorse naturali, terrestri o marine che siano, dovrebbe essere finemente regolata per evitare che il nostro patrimonio naturalistico venga depauperato irrimediabilmente e conoscere questi ambienti è il primo passo per valorizzarli e conservarli.

Foto via Canva

Bibliografia:
Autrice: Pamela Lattanzi

Pamela è attualmente una borsista presso il CNR (Centro Nazionale delle Ricerche), recentemente laureata in Biologia Marina. Per lei la divulgazione è la chiave che permette di rendere la scienza accessibile a tutti. Se fosse un animale marino sarebbe un idrozoo, uno cnidario coloniale che sembra fragile, ma in realtà è incredibilmente resistente e spesso in grado di adattarsi bene alle circostanze più varie.

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