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La top 5 dei Matusalemme del mare Skip to main content

Quanto possono vivere gli animali marini? La risposta potrebbe stupirvi! In questo articolo scopriremo i segreti degli abitanti dell’oceano più longevi.

Siamo in un’epoca in cui la ricerca di cure e prodotti anti-aging è imperante: tutti cerchiamo di vivere il più a lungo possibile e nelle condizioni psico-fisiche migliori. La durata media della vita umana si è notevolmente alzata nel corso dell’ultimo secolo e molte persone arrivano anche a 100 anni di età. La nostra speranza di vita è però poca cosa se confrontata con quella di alcuni animali marini, che possiedono strategie anti-età davvero sorprendenti!

UNA PANORAMICA SULL’INVECCHIAMENTO

Per invecchiamento s’intende un processo naturale di mutamento del corpo, che si verifica con il progredire dell’età e che generalmente avviene in modo continuo e graduale. È una fase normale dello sviluppo biologico, durante la quale si assiste al progressivo decadimento fisico e al declino di molte funzioni dell’organismo: il processo di degenerazione coinvolge organi, tessuti,  cellule e conduce al rallentamento delle normali funzioni fisiologiche

foto via Canva

Non tutte le specie, però, invecchiano allo stesso modo: esistono infatti tre modelli diversi che descrivono come il tasso di mortalità varia in funzione dell’età. Il primo è quello che ci è più familiare, in cui la mortalità aumenta con l’età. Nel secondo modello, invece, non vi è correlazione tra tasso di mortalità ed età degli individui: gli organismi che appartengono a questa categoria hanno la stessa probabilità di morire in ogni fase della loro esistenza. Nel terzo caso, addirittura, la probabilità di morte diminuisce con il progredire del tempo: accade nelle specie in cui l’organismo, vulnerabile nelle prime fasi di sviluppo, via via che si accresce diventa sempre più resistente alle avversità. A questa categoria appartengono, ad esempio, le tartarughe marine: dopo la schiusa delle uova, deposte sulla spiaggia, una buona parte delle tartarughine viene predata da uccelli marini e squali e solo una bassa percentuale raggiunge l’età adulta. Quelle che però ci riescono vivono in media dai 50 agli 80 anni, a seconda della specie.

INVECCHIAMENTO E FERTILITÁ

Nella maggior parte degli animali non c’è un’interruzione del periodo riproduttivo, anche se la fertilità dell’individuo tende a calare al progredire dell’età. L’uccello più anziano conosciuto, una femmina di albatro di Laysan chiamata Wisdom, ha avuto un pulcino ad oltre 70 anni. 

In molte specie ittiche la deposizione delle uova è legata alle dimensioni dell’esemplare, più che alla sua età: la spigola, per esempio, depone oltre 100.000 uova per kg di peso corporeo, quindi individui più maturi sono più fertili dei giovani.

Solo alcune specie di cetacei, per l’esattezza l’orca, il globicefalo, il narvalo e il beluga, vanno in menopausa: nelle loro società gli anziani, ricchi di esperienza, rappresentano figure chiave per l’educazione dei cuccioli e per loro è più vantaggioso occuparsi dei “nipoti” che continuare a riprodursi.

Albatro di Laysan – foto via Canva

TOP 5 DEI MATUSALEMME DEI MARI

Ma quali sono gli animali marini che vivono più a lungo? Scopriamo insieme la classifica dei super anziani dei mari!

5) Balena della Groenlandia (Balaena mysticetus): 212 anni

Questo cetaceo può raggiungere i due secoli di vita grazie ad un meccanismo genetico che gli permette di non sviluppare il cancro: le sue cellule si dividono ad una velocità molto bassa e hanno quindi più tempo per correggere gli errori dovuti ai meccanismi di duplicazione del DNA. Il cancro, infatti, emerge a seguito di replicazioni non corrette dell’acido deossiribonucleico e tale meccanismo riduce di molto la probabilità che esse si presentino. Il responsabile della ridotta velocità di proliferazione cellulare è il gene CDKN2C, presente nella Balaena mysticetus, ma assente, ad esempio, nelle balene franche, anche se filogeneticamente molto vicine. La presenza di questo gene, però, ha portato ad un ridotto tasso di fertilità: la strategia evolutiva attuata dal misticete è dunque quella di fare meno figli e di avere una vita più lunga.

Balene della Groenlandia – foto via Canva

4) Squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus): 392 anni

Agli squali della Groenlandia spetta il primato dei vertebrati più longevi in assoluto. I biologi marini John Steffensen e Julius Nielsen, dell’università di Copenaghen, sono riusciti a stimarne l’età analizzando il cristallino dei loro occhi, dove sono presenti atomi di carbonio-14, un isotopo rilasciato nell’acqua del mare durante alcuni test nucleari compiuti negli anni ‘60. Analizzando i dati ottenuti attraverso la datazione al radiocarbonio, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire l’età degli esemplari studiati. Il segreto di questi pesci sembra essere custodito nelle temperature estreme del loro habitat: le gelide acque costantemente intorno agli 0°C rallenterebbero il metabolismo degli animali, consentendo loro di arrivare a quasi 400 anni di vita. Inoltre, la loro pubertà dura ben 150 anni.

Squalo della Groenlandia – foto via Canva

3) Vongola artica (Arctica islandica): 507 anni

Quando Amerigo Vespucci partiva per il viaggio verso il continente a cui avrebbe regalato il suo nome, lui era già lì: stiamo parlando di Ming, un esemplare di vongola artica rinvenuto nel 2006 al largo delle coste dell’Islanda. L’età dell’esemplare è stata stimata analizzando le valve della conchiglia e il dato è stato confermato dalla datazione al radiocarbonio: i suoi 507 anni di vita lo rendono l’animale non coloniale più vecchio al mondo. La genetica, l’apporto di ossigeno e il metabolismo estremamente lenti sono alcuni dei fattori noti che permettono a queste vongole di vivere così a lungo. Inoltre, tali parametri non cambiano con l’età: le vongole artiche appartengono infatti al secondo modello di invecchiamento e sono biologicamente quasi immortali. Ciò non significa che non muoiano mai, ma non lo fanno per senescenza: possono comunque morire per fame, malattie o predazione.

Vongola artica – foto di Hans Hillewaert, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

2) Spugna vitrea Anoxycalyx joubini: 15.000 anni

Sembra che questa spugna vitrea, così come altre specie antartiche con tassi di crescita estremamente lenti, sia uno degli animali dal più lungo ciclo vitale. Alcuni scienziati ritengono che un esemplare di due metri ritrovato nel Mare di Ross abbia circa 23.000 anni; numerosi studi sull’area, però, indicano che la zona sia sotto al livello del mare “solo” da 15.000 anni, quindi altri studiosi pensano che la vera età della spugna sia questa. In ogni caso, questo organismo è probabilmente l’animale vivente più vecchio del pianeta.

Spugna vitrea – foto di umihoshijima, cc-by-nc-4.0 via Encyclopedia of Life

1) Turritopsis dohrnii: ∞

Il primato degli animali marini più longevi spetta a lei, Turritopsis dohrnii, un piccolo idrozoo praticamente immortale. Come nel film  “Il curioso caso di Benjamin Button”, questo cnidario può ringiovanire! Il ciclo vitale di molti organismi appartenenti al suo phylum prevede il succedersi di una fase medusoide sessuata a una polipoide asessuata: la Turritopsis, al contrario degli altri cnidari, può regredire allo stadio di polipo, invertendo il processo stesso di invecchiamento. La trasformazione è possibile indipendentemente dallo stadio di sviluppo dell’animale e il suo segreto, svelato grazie al sequenziamento del genoma, sta nella transdifferenziazione cellulare e nei meccanismi di protezione del DNA. Gli studi hanno dimostrato però che, affinché il processo avvenga, le condizioni ambientali devono essere necessariamente sfavorevoli: l’input proviene solitamente da un cambiamento nella temperatura o nella salinità dell’acqua. La morte, per Turritopsis, può essere causata quindi solo da predazione.

Turritopsis dohrnii – immagine di Takashi Murai/The New York Times Syndicate/Redux via American Museum of Natural History

È un fatto straordinario, senza precedenti per la scienza. Ancora tanto però c’è da scoprire: cosa ha in serbo l’evoluzione per una specie che non ha limiti di tempo di fronte a sé? Come reagiranno questi animali ai cambiamenti climatici causati dall’uomo? Riusciranno ad adattarsi?

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
Autrice: Sara Parigi

Sara è volontaria Worldrise e autrice per SeaMag dal 2021. Attualmente è iscritta al terzo anno di Scienze Biologiche presso l’Università di Firenze. Appassionata di cetacei fin da quando era bambina, se fosse un animale marino sarebbe una balenottera, un po’ schiva e introversa, ma anche pacata e razionale.

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