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Sentiamo parlare sempre più spesso di biodiversità (per fortuna!), ma sappiamo davvero di cosa si tratta? E perché è essenziale per tutti? Scopriamo insieme la ricchezza inestimabile della biodiversità marina.

Cos’è la biodiversità? Essa è presente in ogni luogo del Pianeta, ovunque ci sia natura. Riecheggia nei suoni e ci meraviglia nei colori: dalle numerose specie di uccelli che incantano con cinguettii e richiami differenti, alla varietà di forme e colori degli organismi viventi nelle profondità del mare. Oggi con Worldrise ci tufferemo in questo mondo variegato che prende il nome di biodiversità, per comprenderne pienamente l’importanza!

foto via Unsplash

L’origine del termine “biodiversità”

Biodiversità s. f. [comp. di bio- e diversità]. – In biologia, la coesistenza (misurabile con specifici metodi statistici) di varie specie animali e vegetali in un determinato ecosistema, detta anche “diversità biologica”. Il termine è stato coniato nel 1988 dall’entomologo americano Edward O. Wilson, al quale si può ricondurre oggi il merito di aver definito con chiarezza cosa si intende con biodiversity o, meglio, biological diversity.

La definizione della Convenzione ONU 

Ma cosa intendiamo concretamente quando parliamo di biodiversità? E poi, quanti tipi di biodiversità esistono?

La Convenzione ONU sulla Diversità Biologica, sottoscritta nel 1992 durante il “Vertice della Terra” di Rio de Janeiro, risponde a queste domande e identifica la biodiversità come “la varietà e variabilità degli organismi viventi e dei sistemi ecologici in cui essi nascono e trascorrono la propria esistenza”, considerando nello specifico tre tipologie: le diversità a livello genetico, di specie e di ecosistema.
Quest’ultima, la diversità di ecosistema, corrisponde alla quantità degli habitat, delle comunità viventi e degli ecosistemi.

La diversità di specie, invece, riguarda il numero delle specie che popolano una zona e, dunque, la  loro frequenza in un determinato ambiente, cioè la loro rarità o abbondanza nell’habitat.
La diversità genetica, infine, corrisponde alla differenza dei geni all’interno di una determinata specie: essa non è altro che l’insieme e la totalità del patrimonio genetico a cui appartiene ogni organismo, anche il più piccolo, che popola la Terra. 

Illustrazione via euro site.org

Quali sono oggi le principali cause di perdita di biodiversità? 

I fattori che incidono prevalentemente sul dilagante fenomeno della perdita di biodiversità sono, purtroppo e per lo più, determinati dalle attività umane. Ecco di seguito i principali:

  • Inquinamento del suolo e delle acque, causato da scarichi civili, produzioni industriali e dall’utilizzo di insetticidi e diserbanti, che possono mutare la natura dei suoli che calpestiamo e inquinare l’aria che respiriamo;
  • eccesso di nutrienti;
  • sovrapascolo, pesca ed agricoltura intensiva, esempi lampanti di sovrasfruttamento delle risorse naturali per mano dell’uomo;
  • incendi;
  • erosione del suolo;
  • introduzione di specie aliene e/o invasive, che entrano in competizione con le specie native per le risorse disponibili;
  • desertificazione;
  • cambiamento climatico che, su scala globale, può causare fenomeni meteorologici violenti e improvvisi, situazioni di eccessiva siccità o drastico aumento delle precipitazioni, innalzamento del livello del mare e, addirittura, lo scioglimento dei ghiacciai.

Ognuno di questi fattori, singolarmente o come il risultato di una somma di elementi, comporta drastici cambiamenti ecosistemici a livello complessivo, che possono spaziare dalla frammentazione e degradazione di un habitat fino alla distruzione di interi ecosistemi, con un forte impatto sulla biodiversità, marina e terrestre.

Qual è oggi lo stato di salute del nostro mare? 

La biodiversità marina è attualmente minacciata in tutti i mari europei, con un rischio particolare per il bacino del Mediterraneo, originariamente uno scrigno mondiale di diversità biologica.

I suoi ecosistemi altamente diversi, infatti, ospitano fino a circa il 18% della biodiversità macroscopica marina del mondo, contando oltre 17.000 specie.

Ad oggi, però, il Mar Mediterraneo subisce le conseguenze delle attività antropiche, che vanno dal fenomeno di sovrapesca, portato avanti non seguendo i criteri di sostenibilità e con ritmi in costante aumento, all’introduzione di specie aliene, che possono diventare invasive e causare il crollo o, nei peggiori dei casi, l’estinzione delle specie autoctone.

Negli ultimi anni, però, sono emersi anche alcuni dati incoraggianti: con il Rapporto sulla biodiversità marina dell’AEA (Agenzia Europea per l’Ambiente), si auspica la nascita di piani d’azione concreti, attraverso il Green Deal e la strategia sulla biodiversità, con l’obiettivo di porre fine al velocissimo processo di perdita di biodiversità entro il 2030.

Lo stato della biodiversità nei mari europei via European Environment Agency/Agenzia Europea dell’Ambiente

Misure e strumenti di conservazione e prevenzione

Per “biodiversità”, dunque, non si indica soltanto un grandissimo insieme di diversi elementi che convivono, ma si fa riferimento all’intera rete della nostra vita,  del pianeta nella sua totalità e dell’umanità. 

È per questo motivo che sono nati strumenti normativi efficaci, come la Direttiva Habitat e la Direttiva Acque, seguite poi dalla Marine Strategy, al fine di adottare una metodologia ecosistemica per lo studio e il monitoraggio delle pressioni ambientali, in cui si valutino sia le componenti biologiche dell’ambiente marino in esame, sia le attività antropiche legate all’ecosistema (prima fra tutte la pesca) e le loro conseguenze.

Nello specifico, la Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, detta anche “Direttiva del Consiglio del 21 maggio 1992 Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche”, si prefigge di “salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato”.

Questa direttiva ruota intorno a due fulcri: la rete ecologica Natura 2000, costituita da siti mirati alla conservazione di habitat e specie, e il regime di tutela di queste ultime. La Rete Natura 2000 si snoda in Siti di Interesse Comunitario (SIC), individuati secondo i criteri specifici della Direttiva Habitat, per poi essere classificati come Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e include anche le Zone di Protezione Speciale (ZPS).

In Italia, SIC, ZSC e ZPS ricoprono complessivamente circa il 19% del territorio terrestre nazionale e più del 13% di quello marino. 

Fragile equilibrio: una reazione a catena!

La biodiversità rappresenta quindi una ricchezza preziosissima, da tutelare e preservare nel suo equilibrio, che fa parte di un meccanismo a catena: tanti piccoli anelli sono tenuti insieme, concatenati l’uno con l’altro, ed ogni piccola parte è fondamentale per il tutto. Perciò, se questo equilibrio si spezza, viene meno l’intero ecosistema! 

Come si può intervenire oggi? È necessario agire con immediatezza e responsabilità, attraverso l’attuazione degli strumenti normativi e dei piani di intervento, ma senza dimenticare che, a partire dalle abitudini quotidiane, nel nostro piccolo ciascuno di noi può fare la differenza. 

Photo by yang wewe on Unsplash

BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA:
Autrice: Laura Pasqui

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