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Il World Ocean Assessment: come sta l'oceano? Skip to main content

Esiste un documento che analizza periodicamente la salute degli oceani a livello globale, si chiama World Ocean Assessment (WOA) e valuta l’ecosistema marino a 360 gradi, dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Scopriamo i contenuti della seconda revisione del WOA.

Che cos’è il World Ocean Assessment?

Prima di addentrarci nei contenuti del secondo World Ocean Assessment, scopriamo qualcosa in più sulla sua storia.  

Il WOA è il risultato del Regular Process for Global Reporting and Assessment of the State of the Marine Environment, brevemente detto Regular Process, che riunisce esperti a livello globale e gli stati membri delle Nazioni Unite. È stato istituito dall’ONU nel 2002, dopo il Summit sullo Sviluppo Sostenibile tenutosi a Johannesburg, durante il quale emerse la necessità di definire un processo per valutare periodicamente lo stato degli oceani. Nel 2003 si diede così inizio ai lavori per definire il Regular Process e il primo ciclo di valutazione avvenne tra il 2010 e il 2014, concludendosi nel 2015 con la pubblicazione del primo World Ocean Assessment. Il secondo ciclo, tra 2016 e 2020, ha dato vita al secondo WOA, pubblicato nel 2021, e al momento ci troviamo verso la fine del terzo ciclo di valutazione 2021-2025. 

Nel primo periodo l’obiettivo era quello di valutare gli oceani sotto diversi aspetti, come quelli ambientali, sociali ed economici, così da definire un riferimento di partenza per le future analisi. Con il secondo ciclo si sono analizzati i cambiamenti avvenuti negli oceani dal 2010, estendendo la valutazione anche ad elementi che prima non erano stati considerati, come le relazioni interdipendenti tra società e mare.

foto via Unsplash

La struttura del WOA II

Il World Ocean Assessment II è strutturato in 28 capitoli, suddivisi in due volumi, che raccolgono, oltre a sommario e introduzione, anche:

    1. I fattori che influenzano i cambiamenti dell’ambiente marino, dove si analizzano i cinque elementi che più impattano gli oceani.
    2. Stato attuale dell’ambiente marino e sue tendenze, che riporta il quadro sulla salute attuale degli oceani dal punto di vista fisico-chimico, della biodiversità, considerata sia in termini di gruppi tassonomici sia di habitat, e delle relazioni esistenti tra società umana e oceano.
    3. Tendenze delle pressioni sull’ambiente marino, in cui si esaminano gli impatti sul mare causati dai cambiamenti del clima, dai livelli di nutrienti, inquinanti, rifiuti presenti in mare, dall’erosione costiera, dallo sviluppo delle infrastrutture marine, dalle attività economiche, come l’acquacoltura, la pesca e le estrazioni dai fondali marini, e dall’inquinamento acustico.
    4. Tendenze negli approcci di gestione dell’ambiente marino, dove si affrontano le strategie per una gestione sostenibile dello spazio marino.

Un tema che viene attenzionato in questa seconda revisione del WOA, e che rappresenta una novità, è la dipendenza che c’è tra l’oceano e la società umana. Si evidenzia che tutti i cambiamenti che avvengono nell’oceano hanno un impatto anche nella vita quotidiana di noi esseri umani e non solo su mangrovie e barriere coralline, influenzando anche gli aspetti sociali ed economici che ci riguardano in prima persona. L’ultimo capitolo è infatti dedicato ai servizi ecosistemici forniti dall’oceano all’essere umano. 

Il WOA è un documento approfondito e corposo e in questo articolo andremo a soffermarci sui fattori che risultano più impattanti per gli oceani e sullo stato attuale di salute del mare, dal punto di vista fisico-chimico, in modo da avere una panoramica completa in vista della prossima revisione del WOA. 

Le mangrovie, che immagazzinano carbonio blu nelle loro radici, svolgono un importante servizio ecosistemico di regolazione – Foto di Timothy K via Unsplash

I 5 drivers dei cambiamenti dell’ambiente marino

Il WOA individua le variabili che sono alla base dei cambiamenti dell’ambiente marino, i cosiddetti 5 drivers:

  • la crescita della popolazione
  • la crescita economica
  • l’avanzamento tecnologico
  • i cambiamenti nelle strutture governative
  • il cambiamento climatico

Alcuni di questi sono interdipendenti e la relazione che si instaura con le pressioni generate è complessa e dinamica. 

L’impatto sul mare determinato dalla crescita della popolazione è di due tipi: quello direttamente prodotto sulle aree costiere, causato dall’aumento dell’urbanizzazione e dalle attività umane che vi si insediano, e quello provocato a livello globale. Infatti, insieme alla popolazione cresce anche la domanda di risorse, cibo, beni e servizi e, di conseguenza, si intensifica anche l’attività economica, diventando più energivora. Tutto questo si traduce in un aumento di emissioni climalteranti, che sono la causa del cambiamento climatico che impatta anche sugli oceani. In un’economia in crescita, anche le attività marittime si intensificano, come la pesca e il trasporto marittimo, che comportano un maggior sfruttamento e inquinamento dei mari.

Foto via Canva

L’avanzamento tecnologico produce pressioni negative e positive per l’ecosistema marino. Da un lato le innovazioni hanno ampliato attività economiche e modificato lo stile di vita della popolazione, rendendolo più energivoro, dall’altro alcune novità hanno permesso di migliorare l’attività di monitoraggio dello stato dei mari, delle specie e il tracciamento delle situazioni illegali. Infine, le strutture governative incidono su tutto ciò che può riguardare la tutela delle aree marine e, quindi, la loro istituzione e gestione.

Come il cambiamento climatico impatta sull’ambiente marino 

Abbiamo visto che uno dei driver che genera pressioni sull’ambiente marino è il cambiamento climatico e nel WOA II viene descritto lo stato di salute attuale degli oceani, mostrando quali variazioni sono avvenute a causa dell’aumento delle temperature globali. In questo articolo ci dedicheremo a mostrare i cambiamenti dello stato fisico-chimico degli oceani, ma nel documento vengono approfonditi anche quelli che riguardano la biodiversità. 

La salute dei mari viene analizzata considerando 7 indicatori chiave del cambiamento climatico:

Questi fattori sono tra loro dipendenti e caratterizzano l’ambiente marino mantenendolo in equilibrio e, quindi, in salute. L’immagine seguente sintetizza la relazione tra questi fattori e mostra che le modifiche in uno di essi generano a catena dei cambiamenti anche sugli altri, talvolta amplificandoli. In generale, l’incremento delle emissioni di gas a effetto serra in atmosfera causa un aumento della temperatura globale, che  a sua volta modifica le variabili oceaniche.

Infografica che raccoglie i rapporti tra i 7 indicatori chiave del cambiamento climatico, realizzata da Graziella Pillari

Il World Ocean Assessment riporta che lo scioglimento dei ghiacciai sta riguardando soprattutto la regione artica e dal 1979 abbiamo perso oltre il 75% del volume del ghiaccio. Questo fenomeno viene amplificato dalla temperatura media delle acque oceaniche che, tra il 2009 e il 2018, è aumentata di oltre 2°C, e incide sul livello del mare, che dal 1993 si è alzato di 3 mm all’anno. 

L’alterazione della temperatura delle acque influenza anche il movimento delle correnti oceaniche, che dipendono da densità, temperatura e salinità del mare. La circolazione oceanica è un fenomeno fondamentale per la regolazione del clima globale e per la distribuzione delle specie e degli habitat. Sono già evidenti i cambiamenti degli andamenti di molte correnti, tra cui il rallentamento della famosa corrente del golfo, che è quella che determina il clima mite del continente europeo. 

Il cambiamento climatico modifica anche il ciclo delle piogge che, per l’oceano, significa una variazione del livello di salinità, aspetto che incide sulle correnti oceaniche e impatta sulla biodiversità e sugli habitat. È anche particolarmente evidente la progressiva acidificazione dei mari, che dalla rivoluzione industriale è stata pari al 30%.

Foto via Canva

Questi mutamenti hanno delle conseguenze sulla sopravvivenza di specie animali e vegetali marine, che possono vedere modificato il proprio habitat, ma anche su tutte quelle società la cui vita è legata al mare. Conoscere e studiare la storia e lo stato attuale dei nostri mari permette di avere una visione d’insieme sulle azioni che sarà necessario implementare nel corso dei prossimi anni per far sì che l’oceano possa ritrovare i suoi equilibri e, insieme a lui, anche tutti noi che dipendiamo dalla sua salute.

Bibliografia
Autrice: Graziella Pillari
Graziella è consulente ambientale e scrive per il magazine SeaMag di Worldrise, unendo la passione per l’ambiente alla scrittura. Se fosse un animale marino sarebbe un pesce pagliaccio, che vive nella coloratissima barriera corallina. 

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