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Circa il 90% delle merci trasportate a livello mondiale viaggia attraverso l’oceano. Il trasporto marittimo rappresenta un settore importante per l’economia, ma allo stesso tempo è altamente impattante per l’ecosistema marino. Vediamo perché.

La rilevanza economica e ambientale del traffico marittimo

Sin dall’antichità furono costituite rotte commerciali, via mare e via terra, come le famose Via della Seta e Via delle Spezie, o le rotte marittime dominate dai Fenici, che collegavano l’Occidente con l’Oriente. Tuttora, l’esportazione di beni e materie prime rappresenta un’attività importante e avviene soprattutto via mare. Con circa 100.000 navi che trasportano oltre 11 miliardi di tonnellate di merci, il traffico marittimo gioca un ruolo considerevole nell’economia mondiale:  il trasporto via mare attraverso le tre rotte principali, quella euroasiatica, la transatlantica e la transpacifica, è infatti predominante rispetto a quello aereo e terrestre. In particolare, a livello internazionale il carico più grande viaggia su navi portarinfuse, dette bulk carrier, seguite da quelle cisterne, i cosiddetti tank, e infine dai portacontainer.

Il commercio via mare non ha solo una forte rilevanza economica, ma ha anche un peso importante in termini ambientali. Le navi, utilizzando combustibili fossili, sono responsabili dell’emissione di gas serra (GHG) e di inquinanti in atmosfera. La relazione sull’impatto ambientale del trasporto marittimo europeo redatta dall’Agenzia Ambientale Europea (EEA) evidenzia che, nell’Unione Europea, il 13.5% delle emissioni di gas a effetto serra generate dai diversi mezzi di trasporto è imputabile alle navi. Secondo i rapporti dell’EEA, nel 2018 il settore ha prodotto il 24% delle emissioni di NOx (ossidi di azoto), il 24% di quelle di SOx (ossidi di zolfo) e il 9% delle emissioni di PM2,5, rispetto alle emissioni nazionali nell’UE prodotte da tutti i settori economici. 

Foto via Canva

Gli impatti sul mare del traffico navale

Il trasporto marittimo è responsabile di diversi impatti ambientali, tra cui inquinamento dell’ecosistema, inquinamento acustico e diffusione di specie aliene. 

Rilevanti danni ecosistemici si originano dall’uso dei combustibili fossili per l’alimentazione delle navi, che causa l’emissione di GHG e inquinanti atmosferici che impattano su tutti gli ecosistemi, non solo quello marino. Tra gli inquinanti che destano maggiori preoccupazioni ci sono il biossido di zolfo (SO2) e gli ossidi di azoto (NOx), dannosi sia per la salute umana sia per l’ambiente. Questi sono alla base del processo di acidificazione delle precipitazioni (piogge acide), che compromettono gli ecosistemi acquatici e terrestri. In particolare, nei mari provocano un abbassamento del pH delle acque, che diventano così più acide e inospitali per la vita di molti organismi. 

Un ulteriore impatto ambientale, forse meno noto, è quello dell’inquinamento acustico sottomarino, provocato dai movimenti delle navi, che può avere ripercussioni sulle specie marine, in particolare su quelle caratterizzate da un forte senso dell’udito e che utilizzano l’eco-localizzazione per diverse funzioni vitali. Si stima che, tra il 2014 e il 2019, l’energia sonora sottomarina totale irradiata nelle acque dell’UE sia più che raddoppiata. Le portacontainer, le navi passeggeri e le navi cisterna sono quelle che generano le emissioni più elevate di energia sonora, dovute all’utilizzo delle eliche. 

I suoni nel mare: fonti sonore umane, animali e ambientali, con le rispettive onde sonore, approssimativamente proporzionali. – Immagine via NOAA Fisheries

Il trasporto marittimo contribuisce, infine, anche all’introduzione di specie aliene: animali o piante introdotti in luoghi al di fuori del loro habitat naturale e che costituiscono una minaccia alla biodiversità, perché possono entrare in competizione con le specie autoctone, portandole in alcuni casi anche all’estinzione. Tali specie vengono trasportate ad esempio attraverso l’acqua di zavorra, che è utilizzata dalle navi per stabilizzare lo scafo e gettata in mare al porto di arrivo. È il caso del granchio blu, che giunse in Europa dall’America proprio con questa modalità e che si sta diffondendo da anni sulle coste italiane, destando molte preoccupazioni.

Granchio blu – Foto via Canva

Come rendere il trasporto marittimo più sostenibile

Il traffico marittimo è destinato ad aumentare nei prossimi anni ed è fondamentale che si orienti a ridurre la propria impronta ambientale, attraverso un percorso di decarbonizzazione e di riduzione dell’inquinamento. Data la rilevanza globale, ambientale ed economica del settore, sarà importante che le azioni, affinché siano efficaci, coinvolgano in modo esteso i Paesi. 

A livello internazionale, la questione del controllo dell’inquinamento atmosferico provocato dal traffico navale è stata discussa in vista dell’adozione della convenzione MARPOL del 1973, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante in materia. Esiste un ente, l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), che vigila sull’applicazione della Convenzione, procede al suo aggiornamento ed emana nuovi atti internazionali. L’IMO è un’Agenzia specializzata delle Nazioni Unite volta a promuovere la cooperazione marittima tra i Paesi membri e a garantire la sicurezza della navigazione e la protezione dell’ambiente marino. 

Foto via Canva

Il tema dell’inquinamento atmosferico viene affrontato dalla Convenzione definendo dei limiti sugli inquinanti presenti nei gas di scarico delle navi. A partire dal 2020, viene vietato l’utilizzo di combustibili per uso marittimo con tenore di zolfo superiore allo 0.5%, al fine di ridurre l’inquinamento da SOx. Infatti, la maggior parte delle navi utilizzava combustibile con un contenuto di zolfo molto più elevato rispetto ad altre fonti. Gli studi hanno dimostrato che l’uso di olio combustibile a bassissimo contenuto di zolfo porterebbe ad una riduzione del 77% delle emissioni complessive di ossido di zolfo delle navi.

L’IMO interviene inoltre definendo misure per raggiungere la decarbonizzazione del trasporto marittimo, ad esempio introducendo componenti obbligatori di efficienza energetica nella progettazione e gestione delle navi e promuovendo l’uso di apparecchiature e motori meno inquinanti. Dal 1° gennaio 2023, è obbligatorio per tutte le imbarcazioni calcolare l’indice di efficienza energetica delle navi esistenti (EEXI), utile a misurare la propria efficienza energetica. Infine, per sostenere l’attuazione delle misure di efficienza energetica, l’IMO sta implementando una serie di progetti globali per promuovere tecnologie e operazioni efficienti dal punto di vista energetico.

Foto via Canva

I danni che coinvolgono i mari e gli oceani hanno conseguenze anche su altri ecosistemi ed è fondamentale che un settore come quello del trasporto marittimo, con un ruolo così centrale nell’attuale sistema economico e con un’alta impronta ambientale, si mostri responsabile verso l’oceano.

Bibliografia
Autrice: Graziella Pillari
Graziella è consulente ambientale e scrive per il magazine SeaMag di Worldrise, unendo la passione per l’ambiente alla scrittura. Se fosse un animale marino sarebbe un pesce pagliaccio, che vive nella coloratissima barriera corallina. 

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