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Ecosistemi profondi, parte 1: i canyon sottomarini Skip to main content

In questa rubrica, Worldrise vi accompagnerà alla scoperta dell’ampia varietà di habitat che si celano negli abissi, partendo dai canyon sottomarini.

Oltre il 50% della superficie degli oceani è al di sotto dei 3.000 m di profondità e lo studio degli ambienti marini profondi, per la loro complessità e inaccessibilità, è una delle ultime frontiere dell’oceanografia. Meno dello 0,001% dei fondali, infatti, è stato analizzato in dettaglio, ma negli ultimi decenni, grazie allo sviluppo tecnologico, sono stati scoperti habitat ricchi di endemismi e veri e propri hotspot di biodiversità.

L’oceano profondo ospita una notevole varietà di strutture geologiche e centinaia di milioni di km2 sono occupati dalle scarpate continentali e dalle piane abissali. Inseriti all’interno di queste ultime ci sono altre strutture, tra cui canyon, montagne sottomarine, barriere coralline profonde, oasi idrotermali e fosse oceaniche.

Foto via Canva

COSA SONO I CANYON SOTTOMARINI?

Per canyon sottomarino si intende una profonda incisione della platea o della scarpata continentale. Vi è un’enorme variabilità per quanto riguarda le dimensioni dei canyon: si va da semplici sistemi superficiali di canali connessi tra loro, a larghe valli profonde. Anche la tipologia di substrato è variabile: si possono trovare sia fondi duri che mobili, che si alternano sui diversi fianchi del canyon. 

Sono stati proposti due meccanismi per la generazione di queste strutture geologiche: nel primo, il canyon viene eroso quando si trova ancora sulla terraferma e successivamente sprofonda in mare; nel secondo, invece, l’erosione opera in situ.

In tutto il Pianeta, sono 448 i siti classificati come canyon sottomarini, per una lunghezza totale di 25.000 km. Le differenti caratteristiche topografiche fanno di ogni canyon un luogo unico nel suo genere, ma si possono individuare degli aspetti comuni: a causa della loro forma, queste strutture facilitano gli scambi di acqua e materia tra piattaforma continentale e ambienti profondi e, spesso, agiscono come depositi temporanei di sedimento. Eventi di discesa delle acque dense dalla superficie verso il fondo riforniscono di nuova materia organica gli habitat abissali, mentre fenomeni di upwelling (termine che indica la risalita di acque profonde) arricchiscono i siti di nutrienti, favorendo l’aumento della produzione primaria planctonica nella zona soprastante. I canyon, quindi, agiscono come veri e propri corridoi per i nutrienti.

il Canyon sottomarino di Monterey della costa del Pacifico degli Stati Uniti – immagine via deepwaterdesal.com

BIODIVERSITÁ ASSOCIATA AI CANYON

La diversità degli habitat riscontrabile all’interno dei canyon fa sì che ci sia un’enorme variabilità di specie. Fra gli organismi maggiormente presenti nei canyon vi sono spugne, cefalopodi, crinoidi, oloturie, crostacei decapodi, picnogonidi e numerose specie di pesci, come naselli e platesse. La massiccia presenza dello zooplancton rende questi luoghi importanti aree di alimentazione per numerose specie di cetacei. Una componente importante della biodiversità dei canyon sottomarini è costituita da stadi bentonici di resistenza di organismi planctonici, che si depositano sul fondo in concentrazioni elevate in attesa delle condizioni ottimali per il loro sviluppo.

L’abbondanza della fauna è correlata al flusso di particelle, alla topografia e alle caratteristiche idrografiche dei canali, che possono essere divisi in tre zone principali: la testa del canyon, la parte mediana e quella terminale profonda. Nella prima zona la fauna è più diversificata, con prevalenza di specie pelagiche e coralli bianchi, mentre gli endemismi aumentano progressivamente con la profondità. Recenti studi hanno mostrato l’esistenza di una ricca comunità di idromeduse nella testa di molti canyon: la composizione specifica varia da sito a sito, ma sembra che in ogni caso gli individui passino il loro intero ciclo vitale all’interno del canyon d’origine.

Crinoide – foto di NOAA via Unsplash

I CANYON DI GENOVA

Anche nel nostro Mar Mediterraneo sono presenti numerosi canyon sottomarini. Tra i più importanti ci sono quelli di Genova, che corrono lungo la scarpata ligure per circa 70 km. Furono creati qualche milione di anni fa dai due torrenti genovesi Bisagno e Polcevera , quando il Mar Ligure ancora non esisteva e la placca africana, esercitando pressione su quella euroasiatica, ha formato Alpi e Appennini. In seguito il livello del mare è risalito e i due canyon sono stati coperti. 

Il fondale precipita rapidamente: scende a -500 m ad appena 4 km dalla costa e oltre -2000 m a 10 km. La pendenza delle pareti arriva al 50% e la profondità massima è di 2400 m.

L’elevato tasso di evaporazione del Mediterraneo fa sì che l’acqua dell’Atlantico fluisca in grande quantità attraverso lo Stretto di Gibilterra per compensare, creando correnti che arrivano nel Mar Tirreno e che curvano poi verso nord, arrivando a  lambire la Liguria. Tale corrente atlantica va a formare, assieme alle acque di origine fluviale, lo strato superficiale del mare; a causa del gradiente termico, dallo strato profondo, che ha una temperatura costante di circa 12°C , si generano, lungo le pareti dei canyon, correnti di risalita che portano in superficie i nutrienti. È facile ammirare in quest’area balenottere comuni, capodogli, delfini, zifi, globicefali, tartarughe e squali proprio perché gli animali trovano cibo in abbondanza in queste zone.

Zifio – Foto via Canva

NAZARÈ CANYON

In Europa, tra canyon di maggiori dimensioni, vi è il Nazarè Canyon, famoso poiché richiama surfisti da tutto il mondo in cerca dell’onda perfetta. Il canyon termina a circa un chilometro da Praia do Norte, la spiaggia principale di Nazaré, in Portogallo. L’effetto imbuto venutosi a formare favorisce l’interferenza costruttiva con le onde provenienti da ovest: con la complicità dei forti venti invernali, si generano onde che possono superare i 30 metri di altezza.

Il canyon è oggetto di studio nell’ambito del progetto europeo HERMES: utilizzando robot subacquei, gli scienziati stanno analizzando con particolare attenzione gli ecosistemi specifici dell’area, il movimento e la deposizione di sedimenti. L’obiettivo è quello di capire come il canyon influenza ed è influenzato dalla circolazione oceanica.

Canyon di Nazarè – immagine di Rúdisicyon – based on: EMODnet Bathymetry (2018) EU-DEM v1.1 Instituto Hidrográfico (Limites políticos)Flanders Marine Institute (2019) via Wikipedia

HABITAT DA PROTEGGERE

Solo il 10% dei canyon sottomarini, purtroppo, è compreso all’interno di Aree Marine Protette: il restante 90% risulta essere sempre più sfruttato e dunque minacciato dalle attività antropiche. Estrazione di minerali, petrolio e gas naturale, pesca a strascico e inquinamento, oltre al cambiamento climatico, che modifica l’intensità delle correnti, hanno un impatto devastante su flora e fauna dei canyon sottomarini.

Tra i canyon più inquinati c’è quello dello Stretto di Messina: uno studio del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha documentato, con l’aiuto di un ROV (Remotely Operated Vehicle) la presenza di grandi accumuli di rifiuti provenienti dai corsi d’acqua e portati a grandi profondità dai flussi gravitativi lungo le pareti del canyon. Le immagini ROV hanno mostrato vere e proprie discariche, contenenti i più disparati oggetti, inclusi elettrodomestici, giocattoli, materiale edile e automobili, con densità che superano 1 milione di oggetti/km2: si tratta della più alta concentrazione di macrorifiuti osservata al mondo sul fondale marino.

Non mancano però esempi virtuosi: dal 1985, su una parte del canyon di Capbreton, nella regione francese dell’Aquitania, è proibita la pesca a strascico e la popolazione ittica dell’area è in netta ripresa. Le Aree Marine Protette si presentano ancora una volta come l’unica alternativa valida per proteggere questi ecosistemi ancora poco conosciuti, ma ricchissimi di vita.

Un’immagine dei rifiuti accumulati nel canyon dello Stretto di Messina e documentati dal CNR – foto via La Repubblica

Gli equilibri degli abissi sono fragili, ma questi ambienti nascondono un mondo ancora tutto da scoprire, con montagne sottomarine che si ergono per migliaia di metri dai fondali oceanici e oasi idrotermali profonde, habitat che verranno trattati in dettaglio nei prossimi articoli della rubrica.

Sitografia e bibliografia
  • “Biologia marina-Biodiversità e adattamento degli ecosistemi marini”, Roberto Danovaro, ed. UTET
  • https://nazarewaves.com/en/Home/InfoNorthCanyon
  • https://postiepasti.com/2022/07/29/portogallo-nazare-tradizioni-onde-giganti/
  • https://pvelasco.myportfolio.com/nazare-canyon
  • https://almanacco.cnr.it/articolo/3079/fondo-al-mare-una-discarica
  • https://www.lemonde.fr/planete/article/2017/02/02/les-mysterieux-canyons-sous-marins-des-tresors-menaces_5073125_3244.html#ZywO10HQsLiDb3cW.99
  • https://www.nature.com/articles/s41598-018-25742-9
  • https://www.santuariocetacei.com/i-canyon-di-genova-dove-nasce-la-vita/
  • https://tg24.sky.it/ambiente/2017/02/02/oceani–canyon-sottomarini-minacciati
Autrice: Sara Parigi

Sara è volontaria Worldrise e autrice per SeaMag dal 2021. Attualmente è iscritta al terzo anno di Scienze Biologiche presso l’Università di Firenze. Appassionata di cetacei fin da quando era bambina, se fosse un animale marino sarebbe una balenottera, un po’ schiva e introversa, ma anche pacata e razionale.

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