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Che cos’è l’Alto Mare e perché è così importante proteggerlo? Worldrise e 30x30 Italia rispondono a queste domande in occasione della IGC-4 delle Nazioni Unite a New York.

Copre circa la metà della superficie del nostro pianeta ed è uno scrigno incredibile di vita e biodiversità, eppure soltanto l’1.2% dell’Alto Mare risulta oggi protetto

Dopo quasi 20 anni di discussioni, però, i governi membri delle Nazioni Unite si trovano adesso nelle fasi finali della negoziazione di un nuovo Trattato che garantirebbe una protezione significativa della vita oceanica che si trova in quest’area. 

In occasione della conferenza di negoziazione (IGC-4) che si sta tenendo in questi giorni a New York (7-18 marzo 2022), scopriamo qualcosa in più sull’Alto Mare, sulla sua importanza per il pianeta e sui mezzi a nostra disposizione per promuovere una corretta gestione e una protezione efficace di questo tratto di oceano. 

Che cosa è l’Alto Mare? 

L’Alto Mare corrisponde alle Aree Oltre la Giurisdizione Nazionale, ovvero quelle che tipicamente si estendono oltre le 200 miglia nautiche dalla costa. Si tratta di acque internazionali che non appartengono a nessuno ma che, allo stesso tempo, sono di tutti: qualsiasi Stato, infatti, anche se privo di uno sbocco sul mare, ha piena libertà di navigazione e di sorvolo su queste acque, nonché di posarvi cavi o condotte sottomarine, costruire isole artificiali e altre installazioni, di pescare e di condurre ricerche scientifiche.

L’Alto Mare è un grande bene comune globale gestito collettivamente da tutte le Nazioni, rappresenta oltre due terzi delle acque oceaniche, copre la metà della superficie del pianeta e, data la sua elevata profondità, fornisce circa il 95% dello spazio abitabile  presente sulla Terra.

Foto di Marek Okon via Unsplash

Perché l’Alto Mare è così importante?

In virtù delle sue caratteristiche biologiche ed ecologiche uniche, l’Alto Mare è una componente vitale della nostra biosfera, fondamentale per la salute dell’intero oceano. Un tempo considerata addirittura una zona priva di vita, in realtà questa vasta porzione di mare non solo è uno scrigno di biodiversità, ma supporta anche il buon funzionamento della Terra: regola il clima e i cicli dei nutrienti, sostiene gli stock ittici costieri, produce ossigeno, sequestra anidride carbonica e fornisce numerosi servizi ecosistemici. 

Per avere un’idea dell’importanza anche economica dell’Alto Mare, è stato stimato che il valore monetario rappresentato dall’immagazzinamento di carbonio blu da parte delle acque internazionali vada da 74 a 222 miliardi di dollari all’anno.

Foto di Sebastian Pena Lambarri via Unsplash

Quali minacce sta affrontando?

Le attività umane  contribuiscono  sempre di più a determinare impatti negativi sulla biodiversità e sulla salute dell’Alto Mare, con conseguenze dannose per tutti gli ecosistemi. 

La pesca, per esempio, determina gravi effetti sulla vita marina dell’Alto Mare: da un lato attraverso le attività di pesca illegali e non regolate, che utilizzano metodi distruttivi per il fondale e per la biodiversità, dall’altro tramite il fenomeno di sovrapesca, che incide sugli stock ittici e sulla loro capacità di rigenerarsi, dando vita ad un circolo vizioso in cui le barche tendono ad andare sempre più a largo e più a fondo alla ricerca di nuovo pesce. 

Inoltre, anche l’inquinamento delle acque, sia esso acustico o determinato dalla presenza di materiali plastici e sostanze chimiche, rappresenta una grande minaccia per le specie marine che abitano questa porzione di oceano. Tutto ciò si aggiunge ai già preoccupanti effetti dell’attuale crisi climatica sugli ecosistemi marini, come l’acidificazione dell’acqua del mare, l’aumento della sua temperatura e la deossigenazione.

Foto di Naja Bertolt Jensen via Unsplash

Qual è l’attuale stato di protezione dell’Alto Mare?

Nonostante la sua vastità e l’importanza che ricopre per il buon funzionamento del nostro pianeta, ad oggi solo l’1.2% dell’Alto Mare è protetto. Infatti, benché esistano numerose leggi e regolamentazioni per la tutela e la conservazione delle aree che rientrano all’interno della giurisdizione nazionale di ogni Paese, per l’Alto Mare non sono ancora state definite delle regole e delle norme chiare ed efficaci per la salvaguardia della vita marina che caratterizza questa porzione di oceano. 

Dopo quasi 20 anni di discussioni, il 24 dicembre 2017, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha compiuto, però, un passo avanti storico, decidendo di dare inizio ufficialmente alle negoziazioni per creare un nuovo Trattato capace di proteggere l’Alto Mare. In questi giorni, sembra che le trattative possano finalmente arrivare ad un risultato concreto: dal 7 al 18 marzo 2022, a New York, si svolge la Quarta Conferenza Intergovernativa di Negoziazione (IGC-4), alla quale partecipano i governi membri delle Nazioni Unite per concludere la realizzazione del Trattato che garantirebbe una protezione significativa dell’Alto Mare e delle sue risorse.

Come promuovere una corretta gestione e una protezione efficace dell’Alto Mare?

Affinché il Trattato elaborato a New York durante l’IGC-4 possa rappresentare veramente una svolta nella gestione dell’Alto Mare e nella protezione della sua biodiversità, è necessario che i governi membri delle Nazioni Unite che partecipano alle negoziazioni introducano alcuni elementi legislativi fondamentali:

  • La creazione di un processo legale di riferimento per stabilire, gestire efficacemente e far rispettare una rete rappresentativa di Aree Marine Protette nell’Alto Mare;
  • L’elaborazione di Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) complete, globalmente attendibili, efficaci e rigorose per qualsiasi attività basata sull’oceano e sulle sue risorse, con revisioni a livello internazionale qualora fosse necessario;
  • L’istituzione di un organo decisionale e di un comitato scientifico indipendente, con fondi adeguati;
  • L’accesso equo e la condivisione dei benefici derivanti dall’uso delle risorse genetiche marine.

L’Italia, situata nel cuore del Mar Mediterraneo e con oltre il 60% del proprio territorio coperto da acque territoriali, ricopre un ruolo di responsabilità nella protezione dell’Alto Mare: il nostro Paese può rappresentare un nuovo e fondamentale stimolo nel sostenere l’ambizioso accordo per l’Alto Mare, rafforzando la posizione dell’Unione Europea e contribuendo a garantire la creazione di un Trattato capace di proteggere efficacemente l’oceano per le generazioni future.

Worldrise, con la Campagna 30×30 Italia, sostenuta da oltre 40 organizzazioni ambientaliste su tutto il territorio italiano, si sta impegnando in questo senso, contribuendo ad aumentare l’ambizione necessaria a ripristinare la salute degli oceani, esortando gli organi governativi ad assumere un impegno internazionale per proteggere adeguatamente il nostro Pianeta Oceano per le generazioni future e promuovendo la finalizzazione entro il 2022 del Trattato sull’Alto Mare, per una corretta gestione e una protezione efficace della vita marina nelle Aree Oltre la Giurisdizione Nazionale.

Bibliografia: 

Autrice: Bianca Bargagliotti

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