Skip to main content

Volete un assaggio delle novità zoologiche che hanno caratterizzato questo 2021? Eccovi serviti! Worldrise spera di soddisfare la vostra fame di conoscenza.

Quante nuove specie si scoprono ogni giorno?

Molte più di quelle che pensiamo! Basti sapere che solo nel 2020 sono state 503 le nuove specie scoperte.

Forse ancor più difficile da credere, uno studio pubblicato nel 2011 sulla famosa rivista scientifica Nature afferma che l’86% delle specie terrestri e il 91% delle specie marine esistenti sono ancora da descrivere!

Perché è importante prendere coscienza della biodiversità che ci circonda?

La biodiversità ha sì un insostituibile valore intrinseco (se una specie si estingue a livello globale, la perdita sarà irrimediabile), ma è inoltre fondamentale a livello complessivo, perchè ogni organismo riveste un ruolo importante e, spesso, unico all’interno dell’ecosistema di cui fa parte e che ne permette il corretto funzionamento. Un ecosistema che lavora correttamente, infatti, fornisce beni e servizi che l’uomo è in grado di sfruttare, basti pensare alle risorse ittiche offerte dal mare e al peso economico del settore della pesca.

Conoscere per salvaguardare

Solo se conosciamo ciò che abbiamo di fronte saremo in grado di prendere le decisioni migliori per proteggerlo, definendo strategie di protezione e conservazione adeguate per preservare l’esistenza dei vari organismi. 

Tuffiamoci alla scoperta di 5 tra le numerose specie marine scoperte nel 2021:

Foto di Francesco Ungaro via Pexels

1. Etelis boweni

È un pesce solo recentemente riconosciuto come appartenente ad una nuova specie, nonostante sia presente in gran parte dell’Oceano Indo-Pacifico occidentale. Come è stato possibile? Grazie alla genetica! Le differenze a livello del patrimonio genetico hanno infatti permesso la distinzione del dentice di Bowen dal simile Etelis carbunculus.

Questa coppia di pesci ci dà un’idea di cosa significhi avere a che fare con specie criptiche, anche dette gemelle: distinguere questo tipo di organismi tra loro solo sulla base della morfologia è quasi impossibile, c’è da impazzire! Tuttavia, tali specie non sono in grado di riprodursi tra loro e sono in genere caratterizzate da comportamenti etologici ed ecologia differenti. 

La chiave di lettura per svelare il mistero dei sosia, quindi, ci viene fornita proprio dall’analisi dei geni.

Etelis boweni – foto via NOAA Fisheries

2. Ophiojura exbodi

Le ofiure, anche dette “stelle serpentine”, sono le “cugine strane” delle classiche stelle marine. 

Ma Ophiojura exbodi è ancora più eccentrica: la nuova specie, descritta a partire da un campione raccolto tra i 360 e i 560 m sul Banco Durand, una montagna sottomarina ad est della Nuova Caledonia (le seamounts sono ecosistemi alquanto ricchi e ancora poco esplorati, che ci stanno regalando il ritrovamento di un numero sempre maggiore di nuovi organismi), ha la particolarità di possedere 8 braccia e di essere a tutti gli effetti un fossile vivente. Fossile…vivente? Sembra una contraddizione vero? Tuttavia, è proprio così che vengono definiti quegli organismi che risiedono sulla Terra da milioni di anni, quasi immutati nel loro aspetto.

Questa stellina se li porta bene i suoi anni, anche se in realtà la sua origine risale addirittura al periodo tra il Tardo Triassico e il Giurassico

Ophiojura exbodi – foto di Jay Black/University of Melbourne via The New York Times

3. Nanoloricus valdemari & N. mathildeae

Gli organismi microscopici, si sa, vengono sempre un po’ “snobbati” rispetto ai loro parenti giganti, che attirano su di loro la maggior parte delle attenzioni. 

Ma oggi regaliamo un momento di gloria a questi piccoletti: i loriciferi, un phylum di animali microscopici che abita gli ambienti marini di tutto il mondo. Ad oggi sono solo in minima parte studiati e sono caratterizzati dal possedere una sorta di guscio, detto per l’appunto “lorica”, in cui possono ritrarre il capo, come una tartaruga.

Nanoloricus valdemari e N. mathildeae sono stati individuati in campioni raccolti a Roscoff, in Francia, tra 42 e 55 m di profondità. Sapete dove vivono? Tra i granelli di sabbia! I sedimenti di questa regione sembrano esserne estremamente ricchi. 

Una femmina adulta di Nanaloricus mathildeae – foto tratta dall’articolo di Neves RC, Kristensen RM, Møbjerg N (2021)

4. Octopus djinda

Pensate forse che nuove specie possano essere trovate oramai solo negli abissi? Vi sbagliate di grosso!

Eccone un esempio: Octopus djinda è un polpo da poco scoperto nelle acque costiere dell’Australia Sud-occidentale e, anche in questo caso, ci troviamo davanti ad una specie criptica.

Essendo tale cefalopode una specie di interesse commerciale, la gestione del relativo stock è di importanza fondamentale per far sì che la nuova distinta specie non sia soggetta a sovrappesca, proteggendo il delicato ruolo che gioca nel mantenimento dell’equilibrio ecosistemico.

Un chiaro risvolto pratico del perché prendere coscienza della biodiversità che ci circonda sia così importante!

Octopus djinda – foto tratta dall’articolo di AMOR M.D. & HART A.M.(2021)

5. Mesoplodon eueu 

La conoscenza delle popolazioni locali si unisce alla scienza nella scoperta di una nuova specie di zifio, cetacei dal tipico rostro allungato e di cui, ad oggi, poche specie sono state avvistate vive: Mesoplodon eueu.

Lo sapevate che molte tribù Maori hanno profonde connessioni culturali con i cetacei e che, spesso, li considerano sacri? In Nuova Zelanda, i ricercatori hanno capito che per ottenere più informazioni possibili su questi animali (i dati raccolti derivano soprattutto dagli spiaggiamenti di tali mammiferi) bisogna quindi coinvolgere le popolazioni indigene del luogo per poter sviluppare e applicare protocolli culturali a favore della protezione e della conservazione di specie come queste.

Anche soprannominato “lo zifio di Ramari”, Mesoplodon eueu deve il suo nome proprio all’esperto di cetacei Mātauranga Māori, Ramari Stewart: egli permise ai ricercatori del museo neozelandese Te Papa Tongarewa di analizzare i resti di un esemplare di femmina di zifio incinta, che si era spiaggiato quasi un decennio prima lungo la costa occidentale di Te Waipounamu (Isola del Sud). Gli scienziati del luogo, con il prezioso aiuto di collaboratori internazionali, riuscirono ad individuare questo esemplare dell’emisfero meridionale come una specie distinta rispetto al mesoplodonte di True che ritroviamo invece in Nord Atlantico.

Quando si dice che l’unione fa la forza.

Lo studioso Ramari Steward – foto di Tanya Cumberland via Whale and Dolphin Conservation

Curios* di saperne di più? Scopri in questo articolo altre 5 meravigliose creature marine che il 2021 ci ha regalato!

BIBLIOGRAFIA

Autrice: Pamela Lattanzi

Leave a Reply