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10 curiosità sulla tartaruga marina verde Skip to main content

La tartaruga marina è simbolo di saggezza, tenacia e longevità ed è un animale protagonista di numerosi miti e leggende. Delle 7 specie che oggi popolano la Terra, andiamo a conoscere la tartaruga marina verde, scientificamente nota come Chelonia mydas.

1. La tartaruga verde: una delle 7 specie 

La tartaruga marina verde (Chelonia mydas) fa parte della famiglia Cheloniidae, ed è l’unica specie vivente del genere Chelonia. Il suo nome deriva probabilmente dalla leggenda greca, scritta da Esopo, in cui si narra che la ninfa Chelone oltraggiò Zeus rifiutando l’invito alle sue nozze; pertanto, venne condannata a portarsi per sempre dietro la sua casa.
La tartaruga verde è la più grande dei cheloniidi, con un peso che varia dai 160 ai 250 kg e un’altezza che va da 80 a 130 cm. Il maschio si differenzia dalla femmina per la coda più robusta, larga e lunga, e per le unghie più prominenti degli arti anteriori. Il carapace è di colore bruno-olivastro, con striature e macchie gialle o marmorizzate. Gli esemplari giovani sono di un colore più uniforme, con arti bordati di giallo. 

Foto di Graziella Pillari

2. Habitat e migrazione

Chelonia mydas appartiene alla famiglia di tartarughe che vive nelle acque calde: la si può infatti trovare nelle zone tropicali e in quelle subtropicali. È un animale migratore, che arriva a viaggiare per migliaia di chilometri, passando da zone più fresche adatte all’alimentazione a quelle più calde ideali per la nidificazione. Questa specie popola ben 140 Paesi e, come tutte le tartarughe marine, utilizza il campo magnetico della Terra per orientarsi durante le migrazioni. Ha, infatti, delle capacità geomagnetiche date da particelle di magnetite localizzate nel cervello, che aiutano l’animale a orientarsi verso i poli magnetici terrestri. Le piccole tartarughe, dopo la schiusa, lasciano sulla spiaggia natìa la firma magnetica, grazie alla quale riescono anni dopo a fare ritorno nello stesso luogo per deporre a loro volta le uova.

3. Come nasce una tartaruga marina

La tartaruga marina verde matura intorno ai 25-30 anni e si accoppia ogni 2-3 anni in mare. A differenza del maschio, che dopo la nascita non si allontanerà mai dall’acqua, la femmina esce dal mare per deporre le numerose uova, circa 100 per volta! Queste vengono lasciate in buche scavate nella sabbia, dove rimangono per circa 50-60 giorni e sarà proprio la temperatura del nido a determinare il sesso della tartaruga: è più probabile che sopra i 29°C nascano delle femmine, mentre da nidi più freddi dei maschi. I nidi, però, sono minacciati dalla presenza dell’uomo, che può danneggiarli calpestandoli, e dalle mareggiate, che possono causare un loro allagamento. Quest’ultime sono diventate più gravi e frequenti per l’innalzamento del livello del mare causato dai cambiamenti climatici.
Quando le uova si schiuderanno, i neonati dovranno arrivare al mare: il tragitto è tutt’altro che semplice a causa dei predatori naturali, come uccelli, granchi e pesci, pronti a catturarli, e delle luci artificiali della spiaggia, che confondono i neonati attraendoli e allontanandoli dall’acqua, cosa che risulta spesso fatale. Purtroppo, poche tartarughe riescono a raggiungere la maturità sessuale, meno dello 0,1%. 

Foto via Canva

4. Le linee guida per l’illuminazione lungo la costa

Le luci artificiali delle spiagge mettono in difficoltà i neonati di tartaruga marina che devono raggiungere l’oceano. Per questo motivo, l’Hawai’i Wildlife Fund fornisce delle linee guida per l’illuminazione lungo la costa, così da ridurre tali impatti negativi. Si raccomanda, ad esempio, di tenere spenta l’illuminazione esterna della spiaggia durante la stagione di nidificazione e schiusa, di chiudere le tende dopo il tramonto o applicare una colorazione scura alle finestre visibili dalla spiaggia, di ridurre le luci puntate direttamente sulle spiagge e vicino alle acque costiere, di ridurre al minimo il numero e la potenza delle luci esterne e di sostituire le lampadine esistenti con quelle che emettono luci meno dannose per le tartarughe marine. Le luci migliori da utilizzare sono quelle ai vapori di sodio a bassa pressione, che emettono una luce gialla pura. È meglio evitare illuminazione fluorescente, a vapori di mercurio, a vapori di sodio ad alta pressione, ad alogenuri metallici e a incandescenza bianca.

5. La routine alimentare delle tartarughe marine verdi

Nella fase giovanile, la tartaruga verde è carnivora e si nutre di piccoli crostacei e pesci, ma da adulta diventa vegetariana. Si tratta dell’unica specie erbivora di tartaruga marina, che si nutre di alghe e piante marine. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Pnas dell’Accademia Nazionale americana delle Scienze, per circa 3.000 anni queste tartarughe sono tornate nella stessa area vicino alla costa nordafricana per nutrirsi delle alghe lì presenti. Attraverso diverse analisi, si è risaliti al tipo di alimentazione delle tartarughe verdi nel corso del tempo, ricavando informazioni che aiutano a comprendere gli effetti indotti dall’uomo sull’ambiente. Questo studio permette anche di prevedere cosa succederà in futuro, poiché le zone dove le tartarughe si sono recate per millenni corrono un alto rischio di scomparire. 

Foto di Graziella Pillari

6. Una specie a rischio 

Le tartarughe marine popolano la Terra da oltre 100 milioni di anni, ma tutte le 7 specie oggi rimaste sono a rischio estinzione. Secondo la IUCN (International Union for Conservation of Nature) la tartaruga verde è classificata come specie in via di estinzione (EN), condizione dimostrata dal calo della popolazione in tutte le principali aree geografiche nelle ultime tre generazioni. Si è registrata una diminuzione dal 48% al 67% del numero di femmine mature che nidificano ogni anno.
Le principali minacce per la sopravvivenza delle tartarughe marine verdi sono legate alle attività antropiche, tra cui la raccolta delle uova, che in molti Paesi è legale. A questa si aggiungono la pesca accidentale, il degrado degli habitat, causato dalla cementificazione delle coste, dagli interventi sulle spiagge e dall’estrazione della sabbia, dalla raccolta delle alghe e dai cambiamenti climatici. 

7. Honu, la tartaruga verde hawaiana

Esiste una sottospecie di tartaruga verde che è quella hawaiana, chiamata Honu. È la più diffusa dell’arcipelago e si può trovare anche spiaggiata a prendere il sole. Ha il carapace che varia dal marrone al nero con striature gialle, mentre il piastrone, ovvero il guscio inferiore, è di colore giallo. Anche questa sottospecie è stata dichiarata a rischio, nel 2018. Il 96% delle tartarughe marine verdi delle Hawai’i nidifica nelle isole nordoccidentali, nel Papahānaumokuākea Marine National Monument, la più grande area protetta degli Stati Uniti. Toccare una tartaruga marina alle Hawai’i è reato e si può andare incontro ad una sanzione di 100.000 dollari!

Foto di Graziella Pillari

8. Esiste un ospedale per le tartarughe marine, il Turtle Hospital

In Florida, a Marathon, si trova il Turtle Hospital, un centro veterinario di riabilitazione aperto dal 1986 che tratta e rimette in libertà migliaia di tartarughe. Ospita circa 100 tartarughe ogni anno e la maggior parte è affetta dalla patologia fibropapilloma, a cui le tartarughe verdi, e in particolare, le Honu, sono molto sensibili. Si tratta di una malattia causata da un virus della famiglia dell’herpes, che provoca la crescita di tumori da bianchi a nerastri sui tessuti molli del corpo della tartaruga, impedendo le funzioni vitali dell’animale, come l’alimentazione e la respirazione. Non è chiaro quale sia la causa di questa malattia, ma la ricerca è in corso in tutto il mondo. Oltre a questa patologia, le tartarughe arrivano all’ospedale anche per altri problemi, come ferite causate dalle imbarcazioni o dalla plastica, che in alcuni casi gravi provoca la perdita degli arti.

9. Le tartarughe marine verdi in Italia

Nel Mar Mediterraneo è possibile incontrare 3 delle specie di tartaruga marina, quella comune (Caretta caretta), la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), che nidificano soprattutto sulle coste orientali. In Italia si può trovare regolarmente solo quella comune, anche se negli ultimi anni è stata rinvenuta anche la tartaruga verde. Nel 2014 un esemplare morto di Chelonia mydas è stato trovato a Lido di Camaiore, in Toscana, mentre nell’estate del 2019 tre esemplari sono stati avvistati nelle acque del Tirreno. Nel 2020 un individuo di tartaruga verde è stato tratto in salvo da un pescatore, che lo ha recuperato mentre galleggiava nelle acque della zona di Quirra, nel sud Sardegna, avvolto da un groviglio di reti e nylon.

Foto via Canva

 

10. Le azioni di conservazione

Grazie a trattati e leggi, alle tartarughe verdi è stata concessa una protezione legislativa per ridurre le minacce alla loro sopravvivenza: la raccolta delle uova è rallentata e in diverse aree di nidificazione sono in atto sforzi per la conservazione delle spiagge nidificanti. Tuttavia, persistono ancora una serie di minacce. Nel Mediterraneo è attivo il progetto Life Euroturtles, finalizzato al miglioramento dello status delle popolazioni di tartaruga marina del Mare nostrum. Incentrato soprattutto sulla tartaruga comune e su quella verde, il Life Euroturtles ha reso possibile l’implementazione di misure di monitoraggio e conservazione e il coinvolgimento e la sensibilizzazione di molte comunità locali. In Italia sono stati salvaguardati molti nidi lungo le coste di Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia. Il network di Euroturtles, tramite il monitoraggio attivo, ha inoltre permesso la raccolta di importanti dati per la tutela delle di questi splendidi animali. 

Bibliografia:
Autrice: Graziella Pillari
Graziella è consulente ambientale e scrive per il magazine SeaMag di Worldrise, unendo la passione per l’ambiente alla scrittura. Se fosse un animale marino sarebbe un pesce pagliaccio, che vive nella coloratissima barriera corallina. 

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