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Tuffatevi con Worldrise nel mondo dei più famosi abitanti del reef: i coloratissimi pesci pagliaccio!

Animale amatissimo sia dagli adulti che dai bambini, grazie anche al celebre film di animazione Disney Pixar “Alla ricerca di Nemo”, il pesce pagliaccio non è però molto conosciuto al di là della sua colorazione e nasconde alcune particolarità tutte da scoprire: tuffiamoci alla scoperta di 10 curiosità sul pesce pagliaccio!

Foto di Sebastian Pena Lambarri via Unsplash

1. CARATTERISTICHE GENERALI

Il pesce pagliaccio è un pesce osseo facente parte della famiglia dei Pomacentridi, sottofamiglia Amphiprioninae e il suo nome comune deriva dalla livrea estremamente colorata, che ricorda i trucchi dei clown. Gli esemplari adulti misurano dai 7 ai 15 cm di lunghezza e, a seconda della specie, possono presentare una colorazione differente e un numero variabile di strisce bianche. Le pinne pettorali arrotondate sono grandi rispetto al corpo e consentono solo piccoli spostamenti, mentre le pinne pelviche possono essere pronunciate oppure abbozzate, così come quelle anali. In media questi pesci vivono circa 10 anni.

2. UN GRAN NUMERO DI SPECIE

Esistono una trentina di specie di amfiprionini, che differiscono sia morfologicamente che per quanto riguarda l’areale di distribuzione. La specie più celebre, Amphiprion ocellaris, alla quale appartiene il pesciolino Nemo, è tipicamente di colore arancione brillante, con tre strisce bianche trasversali e una bordatura nera sulle pinne. Alcune specie, come Amphiprion clarkii e Amphiprion tricinctus, sono caratterizzate da una colorazione più scura, mentre altre sono rosa-dorate e presentano strisce bianche longitudinali anziché verticali. La colorazione appariscente del pesce pagliaccio è un elemento che lo rende ben visibile all’interno del suo territorio, sia ai suoi competitori che ai predatori, dai quali però è al sicuro solo grazie al rapporto di simbiosi con l’anemone di mare

In alto da sinistra: Amphiprion ocellaris, Amphiprion clarkii
In basso da sinistra: Amphiprion bicinctus, Amphiprion perideraion, Amphiprion frenatus
Foto da Wikipedia, fishncorals.com e scubaportal.com

3. UNA VITA IN SIMBIOSI

Quella tra pesce pagliaccio e anemone è una tra le simbiosi più studiate in mare: indipendentemente da dove vivano, tutti gli amfiprionini stabiliscono una simbiosi obbligata con una decina di specie di anemone di mare, un ordine di invertebrati appartenenti al phylum degli Cnidari.

Alcune specie di pesce pagliaccio sono sempre associate ad un unico ospite, mentre altre sono meno selettive e possono associarsi a più specie di anemone. Quest’ultimo offre protezione al pesce grazie alla presenza di tentacoli urticanti, le cui cellule, dette cnidociti, sono capaci di emettere contro qualsiasi oggetto li tocchi una specifica tossina. L’immunità del pesce dall’azione dell’anemone è garantita dal muco che riveste il corpo dell’animale, contenente sostanze chimiche che imitano i recettori dell’anemone: in questo modo il pesce pagliaccio viene percepito dall’anemone come una parte di sé, anziché come un elemento estraneo da scacciare. Strusciandosi contro i tentacoli del proprio ospite, inoltre, il muco che ricopre il corpo del pesce pagliaccio diventa ancora più specifico e permette all’animale di acquisire un’immunità completa rispetto al singolo anemone scelto come casa. 

Vi sono vantaggi anche per l’altro simbionte: il pesce pagliaccio, infatti, difende l’anemone dai pesci farfalla che, immuni al potere urticante degli cnidociti, sono tra i pochi predatori dell’anemone. Il rapporto di simbiosi che si instaura tra pesce pagliaccio e anemone è fondamentale per la vita di entrambi gli organismi: se non vivessero a stretto contatto non potrebbero sopravvivere l’uno senza l’altra. 

Foto di David Clode via Unsplash

4. COINQUILINI TEMPORANEI 

Monitorando alcune comunità di pesci pagliaccio nella Grande Barriera Corallina in Australia, gli studiosi si sono accorti che, in determinati periodi, la simbiosi anemone-pesce pagliaccio diventa un rapporto a tre: anche i giovanili di pesce domino (Dascyllus trimaculatus) trovano rifugio tra i tentacoli del celenterato e non vengono scacciati dall’altro coinquilino. Quando però raggiungono lo stadio adulto, i pesci domino vengono aggrediti e morsi ripetutamente dai pesci pagliaccio, fino a che non si allontanano dall’area.

5. DI COSA SI NUTRE?

Tutte le specie di amfiprionini hanno un’alimentazione onnivora: i pesci pagliaccio si nutrono, infatti, sia di alghe che di piccoli crostacei (gamberetti, krill e copepodi), anche se il regime alimentare varia leggermente a seconda delle disponibilità e dell’areale di distribuzione. Il territorio di caccia di ogni pesce pagliaccio si estende nelle acque aperte sovrastanti l’anemone in cui vive e, una volta catturata la preda, il pesce ritorna nella sua tana per consumare il pasto indisturbato.

6. DISTRIBUZIONE E HABITAT

Ogni specie presenta un areale di distribuzione differente: una sola di queste, Amphiprion bicinctus, popola le acque del Mar Rosso, mentre le altre sono diffuse nella zona Indo-Pacifica, nel Mar Cinese e in Australia, risultando invece totalmente assenti nelle acque caraibiche.

Per quanto riguarda l’habitat, i pesci pagliaccio preferiscono le acque calde caratterizzate dalla barriera corallina o lagune in cui sono presenti coralli solitari e anemoni. 

Foto di Swanson Chan via Unsplash

7. UNA SOCIETÁ MATRIARCALE

I pesci pagliaccio vivono in piccole comunità in cui l’individuo più grande è una femmina, il secondo un maschio adulto e tutti gli altri sono maschi immaturi. Tutte le specie di amfiprionini sono ermafroditi proterandrici: nascono maschi e successivamente cambiano sesso, sviluppando gli organi femminili. La femmina di ogni comunità secerne ormoni che bloccano la crescita degli altri individui e, alla sua morte, quello che era il maschio sessualmente attivo si trasforma in femmina dominante, mentre il più grande degli immaturi si sviluppa in un maschio. Il cambiamento di sesso è irreversibile.

8. RIPRODUZIONE E FASE LARVALE

Le femmine del pesce pagliaccio depongono, durante la fase di luna piena, fino a mille uova, che vengono posizionate sulle rocce vicino all’anemone. I pesci si prendono cura di loro finché non si schiudono: in particolare, è il padre che pulisce il nido dai detriti e che ossigena le uova muovendo l’acqua sovrastante. Attraverso la saliva dei genitori, che toccano ripetutamente con le labbra le uova, viene trasmessa anche una sostanza antibiotica che le protegge dai patogeni. L’incubazione dura da 6 a 10 giorni e si conclude con la nascita di un gran numero di piccoli pesci pagliaccio: solitamente, infatti, quasi tutte le uova fertilizzate si schiudono. Le larve si dirigono verso il mare aperto, per poi tornare al reef dopo circa una settimana, cercare una propria anemone e inserirsi nella comunità.

foto di David Clode via Unsplash

9. CUGINO MEDITERRANEO 

Anche nel Mediterraneo è presente una specie di Pomacentride: la castagnola (Chromis chromis). La colorazione di questo pesce varia con la crescita: gli adulti sono marrone scuro, mentre i giovani presentano una livrea blu cobalto iridescente. La castagnola viene definita come “specie relitta”, in quanto è presente solo nel Mediterraneo e si è evoluta da antenati che popolavano il nostro mare quando questo aveva caratteristiche tropicali. Anche nelle acque italiane, quindi, è possibile incontrare un lontano parente dei pesci pagliaccio!

10. LE MINACCE

Nel nuovo dossier dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), Species and climate change: more than just the Polar Bear”, purtroppo è presente anche il pesce pagliaccio, che risulta essere tra gli animali più sensibili al cambiamento climatico, poiché l’aumento della temperatura delle acque e il conseguente sbiancamento dei coralli porta alla distruzione di vaste aree del reef in cui questo organismo vive. Inoltre, l’acidificazione degli oceani danneggia l’olfatto dei pesci pagliaccio e la loro capacità di trovare le anemoni, fondamentali per la loro protezione. Recenti studi hanno messo in luce che molte specie di pesce pagliaccio si sviluppano con una rapidità maggiore del solito con l’aumentare della temperatura dell’acqua: anche questo è un problema perché i pesci maturano prima della dispersione delle larve e si crea troppa concorrenza tra gli individui in una determinata area.

Foto via Pixabay

L’appello della IUCN è indirizzato sia ai governi che ai semplici cittadini: come afferma anche Simon Stuart, figura centrale della Species Survival Commission della IUCN, “anche le persone comuni possono contribuire ad evitare queste tragiche perdite. Possono ridurre il proprio personale impatto sul clima e chiedere con decisione ai rispettivi governi di intervenire”. Dobbiamo agire adesso per proteggere il Pianeta, per noi e per le generazioni future: ogni goccia conta e tutti possono fare la differenza!

BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA
Autrice: Sara Parigi

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