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Quando l’arte incontra il mare accadono grandi cose. Anche l’artista contemporaneo Renato Leotta si è lasciato ammaliare dall’oceano e ha saputo leggere nelle venature delle foglie della Posidonia oceanica delle note musicali, traducendole in suoni e dando vita ad un vero e proprio concerto.

Il mare nell’arte

L’umanità ha da sempre utilizzato l’arte come un potente mezzo di comunicazione, anche per esprimere le diverse anime del mare: quella più burrascosa e minacciosa, catturata da dipinti di William Turner come “Tempesta di neve, battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth”, quella più calma, rappresentata da Monet in “Impression, soleil levant”, ma anche quella riflessiva che induce nostalgia, come esprime la poesia “Mare” di Pascoli. Non solo dipinti e versi in rima, però, perché anche la musica riesce a creare un legame profondo con l’ecosistema marino. Basti pensare al potere terapeutico dei suoni del mare, come l’infrangersi delle onde, che è in grado di infondere un senso di pace. Anche se in genere consideriamo l’oceano come una distesa d’acqua quasi muta e silenziosa, in realtà non è così e il rapporto tra mare e musica riserva sorprese inaspettate. 

Monet, “Impression, soleil levant” – immagine via Wikipedia

Come suona il mare?

L’infrangersi delle onde, lo stridio dei gabbiani e i suoni emessi dai delfini sono forse i rumori che più facilmente associamo al mare. Eppure, esistono moltissimi suoni marini che noi umani non siamo in grado di captare, perché emessi su lunghezze d’onda che non ricadono nello spettro tra i 20 e i 20.000 Hz. Se potessimo sentirli forse il mare non sarebbe più un posto così tranquillo!
L’oceano è un habitat caratterizzato da buona acustica, dove il suono si propaga ad una velocità di circa 1500 m/s, di gran lunga superiore a quella dell’aria, pari a 300 m/s. Molti organismi che abitano nelle profondità del Pianeta Blu si sono adattati a queste condizioni e hanno sviluppato un forte senso dell’udito, con sistemi anche complessi per inviare segnali acustici. Utilizzando l’eco-localizzazione, per esempio, animali come delfini o capodogli sfruttano il suono per cercare cibo, comunicare, riprodursi e orientarsi nell’ambiente circostante. 

Il gruppo di ricerca bioacustica dell’Istituto dell’Ambiente Marino Costiero (IAMC) del CNR studia i suoni generati dagli organismi marini e di recente ha dimostrato che l’aragosta mediterranea, Palinurus elephas, produce segnali acustici, per lo più ultrasonici, quando viene attaccata dai predatori. Tante altre specie, che probabilmente non conosciamo ancora, sono in grado di emettere suoni rispetto ai quali noi umani siamo sordi. Oltre alla ricerca scientifica, che sicuramente continuerà ad ampliare le conoscenze in questo ambito, anche l’arte può farci scoprire i suoni del mare in un modo del tutto inaspettato, come ha fatto l’artista Renato Leotta con la Posidonia oceanica.+

Aragosta mediterranea – Foto via Canva

Che suono fa la Posidonia?

La Posidonia oceanica è una pianta acquatica endemica del Mar Mediterraneo, che si è evoluta adattandosi all’ambiente marino a partire da piante terrestri che vivevano nella zona intertidale, cioè la fascia costiera a cavallo tra terra e mare. Si tratta di una pianta che svolge un ruolo fondamentale per la salute del mare, poiché produce ossigeno e assorbe anidride carbonica, ma anche per i territori limitrofi, protetti dall’erosione. Tuttavia, a causa della crescente antropizzazione costiera, si assiste ormai da decenni al declino delle praterie di Posidonia. 

Foglie di Posidonia oceanica – foto via Canva

Tra le caratteristiche di questa pianta, nessuno ha mai però parlato del suo suono, perché in effetti sembrerebbe non produrne. Eppure, durante il concerto dal vivo Ondina. Concerto per il mare in tre movimenti, è stato possibile sentirlo eseguito dall’Orchestra Filarmonica di Torino, dopo l’esordio avvenuto con i musicisti della Borusan Istanbul Philharmonic Orchestra e grazie alla collaborazione con il compositore Federico Bisozzi. 

Il concerto è il risultato del lavoro di ricerca dell’artista contemporaneo Renato Leotta, incentrato sull’osservazione dei fondali del Mar Mediterraneo e in particolare della Posidonia oceanica. L’artista ha interpretato la struttura interna delle foglie di Posidonia, leggendola come se fosse un vero e proprio spartito musicale. Il risultato  è stato un’installazione sonora e un concerto. Inoltre, in virtù del soprannome di questa pianta, spesso detta “polmone del Mediterraneo” per via della sua capacità di produrre ossigeno, l’artista ha scelto di far eseguire la musica da strumenti a fiato, sottolineando la funzione vitale svolta dalle foreste sommerse.

Renato Leotta, “Concertino per il mare” – Foto via castellodirivoli.org

“Concertino per il mare” in mostra a Torino

Il progetto artistico è stato ospitato al Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, in provincia di Torino, tra settembre 2023 e gennaio 2024. La mostra, curata da Marcella Beccaria, comprende l’installazione sonora e una serie di stampe fotografiche, realizzate da Leotta con tecniche sperimentali, oltre agli spartiti originali sui quali l’artista ha trascritto le note musicali e tracciato appunti sul progetto. 

Questa iniziativa è stata commissionata dal Castello di Rivoli e dalla Biennale di Istanbul, risultando vincitrice della decima edizione dell’Italian Council, il programma di sostegno internazionale a supporto dell’arte contemporanea italiana. L’opera è stata inizialmente esposta alla diciassettesima Biennale di Istanbul nel 2022, dove era installata presso l’Hammam Çinili, edificio ottomano del XVI secolo.

Gli spartiti in mostra – Foto di Graziella Pillari

L’arte ha un notevole potere comunicativo, perché è in grado di raggiungere un ampio pubblico e trasmettere messaggi importanti. Quando incontra il mare può raccontarne non solo le sue bellezze, ma anche le sue vulnerabilità e le minacce a cui è sottoposto, facendo capire a dognuno di noi quanto sia essenziale il ruolo del Pianeta Blu per la nostra stessa vita e, di conseguenza, l’importanza della sua protezione.

Bibliografia:

Autrice: Graziella Pillari
Graziella è consulente ambientale e scrive per il magazine SeaMag di Worldrise, unendo la passione per l’ambiente alla scrittura. Se fosse un animale marino sarebbe un pesce pagliaccio, che vive nella coloratissima barriera corallina. 

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