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L’arte è una fonte potente d’ispirazione, anche quando si tratta della tutela del nostro mare. Ecco 3 esempi di unione tra creatività e impegno ambientale

La superficie del nostro pianeta è ricoperta da un unico grande oceano, che ospita una miriade di creature e paesaggi incredibili. Negli ultimi decenni, però, il nostro rapporto con il mare è stato segnato da gravi minacce ambientali, tra cui l’inquinamento, il surriscaldamento delle acque, la pesca eccessiva e illegale e l’acidificazione degli oceani. 

La salute del mare e, di conseguenza, anche quella di tutti gli organismi che dipendono dal suo benessere, uomo compreso, è diventata una questione urgente e un numero crescente di iniziative, mirate a preservare e proteggere l’ambiente marino, sta emergendo in tutto il mondo. In particolare, l’arte è diventata un veicolo potente per sensibilizzare il pubblico e spingerlo a riflettere sull’importanza dei nostri oceani: l’espressione artistica può infatti portare con sé un messaggio di cambiamento positivo.

Cannes Underwater Eco-Museum, Île Sainte-Marguerite, France – opera di Jason deCaires Taylor

JASON deCAIRES TAYLOR: IL CUSTODE DEGLI OCEANI

L’artista britannico Jason deCaires Taylor ha dedicato la sua carriera a creare meraviglie sommerse che non solo ispirano, ma hanno anche una missione ambientale. I suoi musei subacquei, situati in luoghi diversi del globo, offrono uno sguardo unico sul mondo sottomarino e sulle sfide che esso affronta.

Da Cannes a Lanzarote, fino all’Australia, le sculture subacquee di Taylor sono realizzate con materiali eco-sostenibili che favoriscono la crescita della vita marina e contemporaneamente comunicano temi importanti, che vanno dalla crisi dei migranti all’importanza della protezione della barriera corallina. 

Taylor dimostra, tramite la sua passione, come l’arte possa essere uno strumento potente per la sensibilizzazione e il cambiamento.

Un esempio del suo lavoro è Ocean atlas, una scultura che raffigura una ragazza inginocchiata che sostiene sulle sue spalle tutto il peso delle acque. Attraverso quest’opera lo scultore ha voluto sensibilizzare l’osservatore riguardo gli immensi sforzi necessari per poter e dover preservare un ambiente così delicato come quello marino.Questa scultura è stata posta a soli 5 metri dalla superficie delle acque delle Bahamas, in modo tale da poter essere visitabile non solo dai subacquei, ma anche da chi pratica snorkeling e nuota nelle acque di New Providence.

Ocean Atlas – opera di Jason deCaires Taylor

Nei suoi 16 anni da “scultore acquatico”, Taylor ha cercato di attirare l’attenzione sull’oceano, evidenziando l’importanza e l’urgenza di preservarlo. Molte sue sculture, infatti, hanno come scopo principale quello di avviare dibattiti sulla relazione tra l’essere umano e i nostri mari, evidenziando la nostra fin troppo profonda apatia verso le enormi problematiche ambientali e influenzando anche le realtà locali, per spingere i governi ad aprire gli occhi sulla necessità di agire. 

Altri due esempi significativi in questo senso sono l’“Underwater Sculpture Park” che si trova sulle coste di Grenada, nel Mar dei Caraibi, che ha reso possibile la creazione di un’Area Marina Protetta, e le sculture presenti lungo le coste delle Bahamas, dove una raffineria di petrolio è stata costretta a prendere delle misure preventive dopo che alcuni visitatori del museo sottomarino di Taylor sono stati ricoperti di petrolio.

WASHED ASHORE: DALLA SPAZZATURA ALL’ARTE

Nel 2010, nello stato americano dell’Oregon, è stata fondata l’organizzazione no – profit Washed Ashore, nata da un’idea dell’artista americana Angela Haseltine Pozzi dopo aver osservato di persona la quantità di rifiuti rilasciati sulle coste dello stato.

Questa organizzazione è stata creata con l’obiettivo di ripulire le spiagge dell’Oregon e, allo stesso tempo, sensibilizzare i cittadini attraverso la creazione di sculture di animali marini a rischio di estinzione, proprio a causa dei rifiuti plastici che contaminano gli oceani.

Una delle installazioni di Washed Ashore

La creazione delle sculture ha inizio proprio sulle spiagge dell’Oregon, dove gruppi di volontari si impegnano in attività di clean-up per la raccolta dei rifiuti. In seguito a tale attività entrano in azione gli artisti che, utilizzando tutto il materiale raccolto, incollano, saldano e creano le opere d’arte finali. Una volta realizzate, le sculture vengono esposte in alcuni dei luoghi di maggiore interesse pubblico, come parchi e musei, dove i loro colori brillanti attirano l’attenzione, promuovendo una maggiore consapevolezza ambientale.

L’INCREDIBILE MUSEO SOTTOMARINO DI TALAMONE

Nel 2015, l’idea di un pescatore e ambientalista, Paolo Fanciulli, ha preso vita nei pressi delle acque di Talamone, in Toscana, dove è stato inaugurato il primo museo d’arte subacquea d’Europa, noto come la “Casa dei Pesci”. Questo piccolo museo subacqueo ha come obiettivo principale quello di trovare modi creativi ed ecologici per proteggere le nostre meravigliose coste italiane dalle pratiche dannose della pesca a strascico.

Ad aiutare in questa impresa il pescatore, sono state diverse figure importanti in ambito artistico, come la scultrice britannica Emily Young, che ha scolpito tre enormi meraviglie: “Il guardiano che piange”, “Il guardiano giovane” e “Il guardiano gentile”, con l’aiuto di due colleghi.

La Casa dei Pesci a Talamone – foto via Luce!

Le creazioni sono state poste nelle acque tra Toscana e Lazio, con l’obiettivo di proteggere la vita marina dagli attacchi continui e devastanti dei pescherecci e della loro pesca a strascico illegale. Questo tipo di pesca, infatti, consiste nel trascinare delle pesanti reti lungo il fondale marino, distruggendolo completamente e rovinando le foreste di Posidonia oceanica, una vera e propria pianta marina endemica del nostro Mar Mediterraneo, che forma delle vere e proprie foreste sul fondale, svolgendo la funzione essenziale di nursery per la maggior parte delle specie marine. In Italia la pesca a strascico è illegale entro i 5,5 km dalla costa, ma essendo molto redditizia continua ad essere messa in pratica durante le ore notturne, quando è molto più difficile riuscire a controllare spazi marini così ampi.

Sono proprio questi i motivi per i quali Paolo Fanciulli ha deciso di chiedere il supporto di alcune associazioni culturali e ambientaliste, in modo da riuscire a contrastare, con l’aiuto dell’arte, l’illegalità messa in atto nei nostri mari. Il progetto ha così portato a posizionare, dal 2015 al 2020, fino a 39 sculture, che sono diventate nel tempo la casa di alcuni organismi marini: in sole due settimane dal loro posizionamento, le statue sono state ricoperte completamente da uno strato sottile di microalghe, funghi e batteri marini e in poco più di un anno sono state colonizzate da organismi più grandi come cirripedi, alghe, coralli, spugne, stelle marine e granchi!

Una delle sculture parte di “La Casa dei Pesci” – foto tratta dalla newsletter Il Colore Verde di Nicolas Lozito

Attualmente questa grande iniziativa è riuscita a fermare completamente la pesca a strascico illegale sulle coste di Talamone fino alla foce del fiume Ombrone, nei pressi di Grosseto. Si tratta di una grande vittoria, ma bisogna comunque tener conto che le distese di Posidonia, devastate in precedenza dalle attività di pesca, probabilmente non saranno in grado di riprendersi, poichè il loro ciclo vitale è molto lento e servono dai 30 ai 40 anni per poter sviluppare delle praterie di Posidonia ben strutturate. In più, l’ambiente circostante dovrebbe essere privo di qualsiasi tipo di disturbo antropico e di inquinamento, condizione che attualmente è del tutto impossibile.

Oltre all’obiettivo specifico riguardante la conservazione dell’ambiente marino, già di enorme valore civile e morale, è degno di nota che a tale progetto abbiano aderito molti enti ed artisti in forma gratuita e il materiale per la realizzazione delle sculture sia stato donato dalla cava di Michelangelo di Carrara, a sottolineare dunque l’importanza della solidarietà e della grandezza di progetti che è possibile realizzare insieme come comunità!

Artivismo

Anche Worldrise parla di mare attraverso l’arte! La Onlus ha realizzato Ars Maris, una mostra artistica itinerante che dona una voce all’oceano in ribellione raccontandone meraviglie e fragilità, e ha portato il mare in città attraverso la realizzazione di 29 murales assorbi-smog, che immagazzinano la stessa quantità di CO2 di 628 mq di bosco ad alto fusto.

UNA VISIONE DI SPERANZA PER I NOSTRI MARI

Questi progetti dimostrano come l’arte possa essere una forza motrice per un cambiamento positivo. 

In un mondo in cui il mare affronta sfide senza precedenti, l’arte si rivela un alleato potente: le sculture, i musei subacquei e le opere d’arte sono testimoni di un impegno condiviso per la conservazione e la protezione dei nostri oceani e ci ricordano che possiamo fare la differenza.

Una delle opere di Washed Ashore

Bibliografia:
Autrice: Zoe Olivieri

Zoe ha 29 anni e vive a Lecco, in Lombardia. È una biologa ambientale, con un immenso amore per il mare. Ha dedicato tutta la sua carriera universitaria allo studio e alla scoperta dell’ambiente marino, spaziando dalle specie animali a quelle vegetali, non tralasciando gli aspetti riguardanti la conservazione dell’ecosistema. Si dedica principalmente alla divulgazione e all’educazione ambientale, in quanto crede fortemente alla propensione naturale dell’essere umano verso la comunità, la fiducia nel prossimo e la voglia di fare meglio insieme, unendo le forze. Se fosse un animale marino sarebbe il beluga , mammifero che vive in “greggi” e la cui socialità è fondamentale per la propria sopravvivenza. 

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