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Ars Maris

Maria Chiara Catta

Non ne resta una

Olio su tela e rete da pesca.

“Le acciughe fanno il pallone che sotto c’è l’alalunga se non butti la rete non te ne lascia una” inizia così una canzone a me cara di Fabrizio De Andre’.
Ora però l’uomo sta invertendo le dinamiche ecologiche. Siamo noi a non lasciarne più una.
Oggi, in quasi tutti i mari della Terra e nei grandi laghi vengono catturati pesci in numero maggiore rispetto alla loro capacità di riprodursi (WWF).
Secondo il rapporto “Sofia” della FAO del 2020 il Mar Mediterraneo era considerato il mare più sovra sfruttato del mondo, con il 73% delle specie commerciali interessate da una pesca eccessiva oltre il livello considerato sostenibile. Una delle conseguenze della sovrapesca è il by-catch, ovvero la cattura accidentale di specie protette e/o di scarso o nessun interesse commerciale, che spesso vengono rigettate morte in mare. Tra queste si trovano tartarughe marine, mammiferi marini, uccelli marini, razze, squali, gorgonie e molto altro. WWF stima che rigetti siano 40% del totale pescato, percentuali molto maggiori con la pesca a strascico.
Anche nella Liguria di De Andre’ vengono usate reti a strascico, come per la pesca dei gamberi rossi. Pensate che per 5 casse di gamberi rossi vengono pescati anche 73 squali di fondo, 81 pesci ossei e un grande quantitativo tra spugne, stelle di mare, oloturie, anemoni, gorgonie e molto altro.

Per info e acquisti invia un'email ad arsmaris@worldrise.org specificando il nome dell'opera.
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Maria Chiara Catta, nata in provincia di Milano nel 1997, per passione e studio vive a
Genova.
Laureata in Biologia ed Ecologia Marina, lavora al CNR per un progetto di conservazione
di cavallucci marini mediterranei e nel tempo libero fa divulgazione scientifica con i suoi
compagni di Università della pagina “Rotta dello Zefiro”.
Quando non lo studia, il mare lo dipinge, anche tirando fuori temi emergenti per la
protezione del mare.